
di Gualtiero Becchetti
Mike Tyson risale sul ring?...No, grazie al cielo. O meglio. Lo farà per un'innocua e nostalgica esibizione con Roy Jones, altro grandissimo campione che non ha voluto o potuto ascoltare i saggi consigli del tempo quando sarebbe stato opportuno soprattutto per lui ma pure per la boxe. Poi i giornali annunciano e annunceranno chissà quante volte ancora che "Tyson combatterà di nuovo a 54 anni", ma ciò sarà solo il frutto di una strategia volutamente equivoca per vendere più copie o dell'incompetenza di giornalisti e disinformati tifosi che nemmeno sanno distinguere la differenza tra un match e un'esibizione. Tanto per intenderci, come se fosse annunciata con grande enfasi la ridiscesa in campo di Del Piero e Baggio omettendo però di dire che si tratterebbe di una partitella di "vecchie glorie" contro la Nazionale dei cantanti e non della finale di Coppa Uefa.
Dire addio allo sport agonistico é difficile. Molto difficile.
Lasciare il ring è spesso addirittura un momento angosciante, talvolta sconvolgente.
“Pugili una volta, pugili per sempre”, scrissi tempo fa. Lo ribadisco. Proprio per questo lo strappo deve avvenire al momento opportuno, senza pagare un biglietto troppo caro. Campione o no, non fa differenza. Perché se il saluto di commiato non lo farai spontaneamente tu, guerriero del ring, prima o poi ti costringerà a farlo un qualsiasi ragazzotto pieno di sogni e affamato di vittorie.
Inoltre la gente, che sa essere meravigliosa ma anche crudele, forse dimenticherà in un solo istante ciò che hai conquistato in tanti anni e seppellirà la magia dei tuoi momenti d’oro sotto la terra delle ultime sconfitte.
O peggio, ti guarderà con pietà. L’onta peggiore che possa essere riservata a chi ha vissuto la sua esistenza sempre a tavoletta, sotto l’impulso di un coraggio e di un orgoglio che profumano ancora di tempi antichi e mai del tutto scomparsi.
Ma soprattutto, chi ama lo “sport-non solo sport”, vuole vederti davanti a sé nei tempi futuri, sereno e in perfetta forma, simbolo di un’arte nobile e senza eguali, a sventolare la bandiera del pugilato.
Di ciò che sei, che sei stato e sempre sarai.
Per preparare la strada a coloro che verranno dopo, affinché la magica follia del ring non muoia mai.



