
Ben Alvarez è un mediomassimo canadese nato in Cile che ora abita a San Diego. Ha lo stesso cognome del pluricampione del mondo ma non sono parenti. Il suo record non è esaltante : otto match e solo due vittorie ma è conosciuto in California per essere un ragazzo serio e senza paura . A questo “non personaggio” è capitata una chance fuori dal comune : fare sparring con Saul Canelo Alvarez per diverse riprese . Una esperienza che raccolta a Sky Sports con un grande entusiasmo
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-Il mio allenatore conosceva bene sia Chepo che Eddy Reynoso, la coppia di allenatori padre-figlio che allenano Canelo, e quel giorno erano alla ricerca di uno sparring . Ci avevano dato i biglietti per andare a vedere Canelo- Kovalev poi ci hanno chiesto se ero disponibile per fare alcune riprese con Canelo e ho detto subito di si.
Nella palestra dei Reynoso si respira un’aria accogliente ma nello stesso tempo di grande professionalità . Non c’è tempo per fare chiacchiere tutto è regolato dal tempo e dal massimo impegno. Non ti puoi distrarre ed io era concentrato al massimo perché sentivo che mi stavo mettendo alla prova.
Canelo è arrivato dopo di me. Quando entra in palestra, prima cambiarsi , cammina ovunque e saluta personalmente tutti i presenti sia che siano pugili, allenatori e giornalisti .Di persona Saul è quello che mi avevano descritto : un bravo ragazzo educato e rispettoso della personalità altrui ma il contatto umano è ridotto al minimo . In palestra lui parla solo di boxe, lavora, poi saluta di nuovo tutti e se ne và. La sensazione che hai quando sali sul ring è intimidatoria . Ti chiedono di spingere al massimo perché” lui “mena la danza" e i meno dotati devono fare attenzione . E’ una macchina da lavoro e aveva cinque sparring a disposizione .
Alla fine per la sessione più lunga e importante hanno scelto me e Ronald Ellis . Io sono più alto e più strutturato di Canelo, dicono che nel fisico assomiglio a Sergey Kovalev . Fare sparring con Canelo è una esperienza pazzesca e unica. Dopo poche decine di secondi ti accorgi che hai davanti un pugile di un’altra dimensione. La sua concentrazione e il modo in cui ti colpisce è impressionante. Ho dovuto superare i miei limiti. Ho provato a boxare Canelo dalla distanza e anticiparlo ma lui conosce ogni movimento per raggiungere lo spazio e il tempo che vuole . Non mi sono risparmiato. Ho rischiato al massimo tutto perché sapevo che volevano da me il massimo della spinta e me lo chiedevano continuamente anche quando mi sembrava di fare abbastanza.
Mi ha fatto molto male al corpo in due o tre occasioni e ho avvertito il dolore per giorni . Ho, però tenuto fino alla fine e mi hanno detto 'Cosa c'è che non va? Non eri molto forte oggi?'. Poi ho saputo - Conclude Ben- che invece hanno apprezzato il mio impegno.
Non me lo dimenticherò mai quel pomeriggio-



