
Si temeva che l'occasione potesse sfumare per Khalil el Harraz (11-1-1, 1 ko), riminese di nascita e romano d'adozione.
Avrebbe dovuto battersi contro Bjorn Schicke (16-0-1, 7 ko) per il titolo dell'Unione Europea dei pesi medi, detenuto dal tedesco.
Il match era previsto per il 21 marzo, la pandemia da Covid-19 e la conseguente chiusura di ogni attività, sia in Germania che in Italia, avevano portato al rinvio.
Era stata fissata una nuova data: 12 giugno a Berlino, organizzato dalla Agon Sport.
L'attività nel nostro Paese era appena ricominciata. Le palestre avevano aperto, ma solo per allenamenti individuali. Niente sparring, figure e altri tipi di preparazione che comprendessero il contatto.
Khalil el Harriz non poteva essere pronto per la sfida, con questa motivazione l'organizzazione aveva chiesto all'European Boxing Union di poter sostituire l'italiano con un altro tedesco: Morten Arsumanjan (9-1-1, 4 ko).
L'EBU aveva dato l'ok.
Quel match Arsumanjan, cugino di Arthur Abraham: ex campione mondiale IBF dei medi e WBO dei supermedi, l'aveva vinto per kot al sesto round. Ora trova come sfidante Khalil el Harraz, detto l'Arabetto, papà marocchino e mamma italiana.
Organizzerà la serata Michael Klug, imprenditore edile tedesco che gestisce la carriera di due soli pugili: i fratelli Sascha (7-0-1, mediomassimo) e Marten Arsumanjan, due suoi operai diventanti professionisti a tempo pieno.
Khalil sta per avere la sua occasione.



