
Gualtiero Becchetti
Guardatemi!
Guardatemi bene, voi che parlate, parlate, parlate…
Voi che combattete tra conferenze e poltrone. Sì, guardatemi bene!
Io sono famoso. Ma il mio viso e il mio sangue non sono diversi da quello di tanti altri sconosciuti pugili che si battono sui ring del mondo spesso nel silenzio e nell’indifferenza.
La boxe non dovrebbe essere così, ma talvolta lo è! La boxe dovrebbe essere nobile arte, eleganza, destrezza, velocità, fantasia…
Ma è anche sangue, dolore, paura. La boxe siamo noi, lo siamo stati e lo saremo. Noi, l’ultima ruota del carro, tuttora ignari di essere la prima.
Guardatemi! Guardatemi bene…
Quassù ci sono io, il mio avversario e l’arbitro.
Solo io, accanto ad altre solitudini.
Sapete cosa significa essere soli?
Conoscete il sapore del sangue e del sudore tra le labbra e il paradenti?
Conoscete la mancanza d’aria e il cuore che sembra spezzarsi?
Conoscete l’angoscia di dieci secondi che paiono dividere la vita dalla morte, il successo dal fallimento?
Conoscete le notti in bianco scacciando nel buio gli incubi che m’assalgono?
Conoscete la fame e la sete, la rinuncia a gran parte della giovinezza?
No. Non li conoscete.
Non li conoscete perché voi siete laggiù e quassù ci siamo io, il mio avversario e l'arbitro. Basta.
Potete scrivere. Potete fare mille discorsi, Poco m’importa.
Ma guardatemi prima!
Dei vostri nomi e delle vostre cariche me ne infischio.
Guardatemi!
Perché questo è ciò che conta. Io sono la boxe. Noi lo siamo.
Fatevi un esame di coscienza e datevi da fare per questa mia faccia spesso malridotta e per le mille altre che, gonfie e ferite, permettono pure a voi e a tanti di conquistare cinque minuti di popolarità.
Meritiamo dignità, rispetto e un po' benessere!
Noi siamo i pugili!



