logo facebook

SEGUICI SU FACEBOOK

Ultime notizie

Virus o non virus, c'é sempre un maestro che apre la palestra...

RockyCoatch

di Gualtiero Becchetti

Non c’è giorno che non si ripeta la medesima scena in molti paesi e città italiane, quasi alla stessa ora e con le medesime modalità. Pure in questo periodo, con una pandemia da "film horror" che ha colpito le attività sportive talvolta in modo fatale e definitivo...Pure in questo periodo, nonostante l'ostinata e incompetente strategia politica tesa a perpetuare la paura tra la gente e a favorire soltanto lo sport "ricco" rispetto a quello "povero".
Dopo interminabili mesi passati in attesa che la "prigionia" s'allentasse ecco un uomo, sempre lo stesso, che apre la porta di una palestra per i pochi o tanti che la frequenteranno di nuovo, rappresentanti di un’umanità variegata, afflitta da mille problemi e aspettative diverse. All’interno il ring, gli attrezzi che oscillano dal soffitto, fotografie e manifesti appesi alle pareti e l’inconfondibile odore di fatica e sudore che nulla e nessuno riescono mai ad eliminare del tutto. Ed è bene sia così. Talvolta il contesto è persino con qualche pretesa d’eleganza, ma più spesso tutto è rimasto quasi inalterato attraverso i decenni e non è detto che non consista in ciò il fascinoso segreto di una palestra di boxe. I ragazzi si cambiano a distanza e finalmente, dopo tanto tempo, ricominciano ad allenarsi e si rivolgono all’uomo chiamandolo “maestro”, una parola che ormai nemmeno i bambini delle elementari adoperano più.
In latino significava il “più grande”. Poi col tempo venne usato per indicare coloro che occupavano importanti cariche politiche o militari e in seguito le persone abili in qualche arte o mestiere, sino a diventare infine sinonimo del “sapiente” in grado d’insegnare al prossimo.
Quasi sempre ex-pugile, talvolta ricco di un glorioso passato, sovente con trascorsi senza acuti e riflettori, il maestro ha fatto del pugilato lo scopo e la malattia della propria esistenza. Quando la boxe era ancora molto popolare tante persone, anche di lustro, si davano di gomito per assumere incarichi di dirigenza nelle società dilettantistiche e, su-su, sino ai massimi livelli.
Poi la discesa e con essa la necessità di riempire le caselle a cui nessuno aspira più. Ed ecco il maestro ricorrere con crescente frequenza alla moglie, ai fratelli, ai figli, agli amici prestanome pur di far sopravvivere la palestra, pagando sia in termini di portafoglio che di energie familiari una passione che gli procura, se non soddisfatta, quasi crisi d’astinenza.
Una realtà commovente, ma pure un enorme limite dell’odierna Noble Art, che non può aspirare ad una riscossa basandosi sull’affettuosa e paziente disponibilità di amici e parenti.
Il maestro non ha orari e probabilmente anche quando svolge il quotidiano lavoro “vero” per arrivare a fine mese, una parte del suo cervello resta sempre là, sulla panca degli spogliatoi, a pensare all’affitto da pagare, alle visite mediche, ai ragazzi che devono combattere e a come organizzare l’ennesima trasferta in giro per l’Italia. E’ come un cercatore d’oro…Fatica, ammattisce, urla, insulta, incoraggia, fantastica, litiga, s’infuria e si commuove per un esercito di ragazzi, ma soltanto pochissimi tecnici alla fine trovano la grossa “pepita” rappresentata dal campione che può dare un senso alla vita, mentre ai più non restano che le minuscole pagliuzze d’oro rappresentate da titolini locali, destinati a perdersi nel vento in un batter d’occhio.
Ma per quei suoi giovani allievi il maestro è spesso disposto a tutto, da gesti d’incredibile nobiltà alle più squallide meschinità, infatti ciò che lo “frega” è l’immensa passione alla quale non riesce a dare un limite, nonostante a volte basti una ragazzina che fa gli occhi dolci, una compagnia di amici “tiratardi”, un repentino amore per qualche altra cosa o l’insofferenza a stringere i denti, perché anche il più talentuoso dei suoi pulcini l’abbandoni dall’oggi al domani senza neppure fornire spiegazioni e sussurrare “grazie”, vanificando in pochi istanti anni di dedizione.
I pettegolezzi ai danni del collega al momento assente, le furibonde liti sulla scaletta del ring per un verdetto ritenuto ingiusto, gli anatemi lanciati ai “grandi” dirigenti seguiti da ossequiosi e servili atteggiamenti verso gli stessi, nella remota ipotesi di un invito ad un ritiro collegiale per un proprio atleta o all’assegnazione di un torneo di modesto valore, le infinite diatribe per 10 euro in più o in meno per un rimborso-spese, tutto ciò fa parte della leggendaria “miseria e nobiltà” del mondo di numerosi “maestri” che, in verità, il meglio di se stessi lo danno nella solitudine dello spogliatoio, 5 minuti prima e 5 dopo un match vinto o perso dal proprio pupillo, quando con gli occhi negli occhi gioiscono o soffrono insieme.
Il maestro è così e così bisogna prenderlo, dal momento che è la seconda colonna portante della boxe, accanto a quella rappresentata dal pugile che è stato, è e sarà sempre la prima, in assenza della quale tutto crollerebbe. Ama talmente i guantoni da diventare persino fragile, manipolabile, ingenuo e disposto a trasformare, se pensa possa essere utile, in un belato il ruggito che lo contraddistingue durante gli allenamenti.
Invece, proprio come il pugile, basterebbe che prendesse coscienza vera e profonda della propria indispensabilità per mettere sull’attenti tutto il mondo, dal momento che solo lui e i suoi ragazzi permettono che la leggenda della boxe sopravviva ancora, a dispetto delle mille e mille ferite visibili e invisibili che le vengono inferte.
Maestro.
Un titolo che non viene da un diploma appeso al muro, ma da qualcosa che scaturisce da dentro e che nemmeno si può spiegare; qualcosa che tormenta la vita, ma chissà come e perché la rende ancora più meritevole d’essere vissuta.

RIFERIMENTI

BOXE RING WEB

EDITORE FLAVIO DELL'AMORE

Autorizzazione

Tribunale di Forli' n. 2709

CHI E' ONLINE

Abbiamo 913 ospiti e nessun utente online

FORUM

logo boxeringweb2017c

Il Forum a cura di NonSoloBoxe

Per discutere di Boxe e non solo...

CLICCA SUL BOTTONE
PER ACCEDERE AL FORUM

go