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I pesi massimi italiani negli USA. Settima parte: Francesco Damiani e...

...Guido Trane e Biagio Chianese

 
Dopo Lorenzo Zanon e Alfio Righetti sarebbe toccato a Francesco Damiani a tenere alto il nome dei pesi massimi italiani negli Stati Uniti. Nato a Bagnacavallo, in Romagna, il 4 ottobre del 1958 Damiani non è che avesse una gran voglia di fare il pugile ma aveva il fisico da peso massimo e il talento per emergere e fra spinte e controspinte ci si è trovato. Difatti è stato presto da dilettante 3 volte campione italiano. A livello internazionale ha partecipato a 2 olimpiadi, Mosca 1980 e Los Angeles 1984 e in questa seconda occasione ha conquistato la medaglia d'argento perdendo una finale, contro lo statunitense Tyrrel Biggs, che poteva andare tranquillamente dalla sua parte. Soprattutto nel 1982 fu derubato della medaglia d'oro a Monaco di Baviera nella finale sempre con Biggs dei Mondiali AIBA, un furto clamoroso dopo che Damiani aveva compiuto il capolavoro della carriera eliminando il cubano Teofilo Stevenson che è tuttora considerato il peso massimo dilettante più forte della storia.
Damiani ha debuttato al professionismo nel gennaio del 1985 e il suo manager Umberto Branchini ha cominciato già dal 4° match a portarlo negli Stati Uniti. Toccate e fughe nei sottoclou di grandi eventi in quei match che guarda solo qualche addetto ai lavori ma che sono utili per farsi magari notare. da qualcuno.  Il 17 maggio del 1985 Damiani debuttava negli USA a Lake Tahoe battendo tal Larry Roberson al 1° round. Un modo di vivere l'America molto diverso da un tempo, si faceva un match e si tornava in Italia col primo aereo. In ogni caso i primi decenti o buoni avversari statunitensi Damiani non cominciò a incontrarli e a batterli là, ma in Italia. Gente come Bobby Crabtree, Rocky Sekorski, soprattutto Eddie Gregg e James Broad.

Saltando il titolo italiano Damiani divenne il 5° italiano campione europeo dei massimi il 9 ottobre 1987 battendo ad Aosta lo svedese Anders Eklund per K.O. al 6° round. Difeso il titolo battendo a Milano l'olandese John Emmen per K.O.T al 3° round, Damiani si prese la rivincita a Milano su Tyrrel Biggs battendolo per ferita al 5° round. Difeso nuovamente il titolo europeo battendo il tedesco Manfred Jassman per K.O. al 3° round, Damiani fu il primo a conquistare il titolo della neonata sigla WBO a Siracusa il 6 maggio 1989 battendo il sudafricano Johnny Du Plooy per K.O. al 3° round. Branchini aveva scelto questa strada perché riteneva troppo pericoloso opporre Damiani a Mike Tyson che era il campione delle altre sigle. La prima difesa lo vide battere l'argentino Daniel Neto per K.O.T al 2° round, poi dopo una bella veloce vittoria su Everett Martin, Damiani perse il titolo ad Atlantic City l'11 gennaio 1991 battuto per K.O. al 9° round di un match che stava dominando quando Mercer gli ruppe il naso con un montante sinistro. Damiani avrebbe avuto una grande opportunità battendosi il 23 novembre dello stesso anno ad Atlanta contro il campione del mondo delle altre sigle Evander Holyfield ma si infortunò poco prima del match sostituito da Bert Cooper. E' opinione generale che la carriera di Damiani fosse finita praticamente con quella rinuncia in un momento in cui Holyfield non era molto in forma, in realtà Damiani battè poi a Las Vegas un uomo importante come Greg Page prima di perdere per K.O.T a Memphis contro Oliver McCall e ritirarsi. Damiani è stato tecnicamente forse il miglior peso massimo italiano della storia con anche un pugno robusto, forse gli mancava quella cattiveria che poteva farlo diventare ancora più grande. Grande è stato poi il suo successo come allenatore della nostra nazionale dilettanti.

Nei giorni scorsi avevamo visto come un pugile italiano, Santo Amonti, avesse combattuto solo l'ultimo match della carriera negli Stati Uniti. Lo stesso è accaduto al pugliese Guido Trane ma, a differenza di Amonti, in una occasione storica. Trane è nato il 5 settembre 1958 ed è diventato professionista nel settembre 1980. Dopo avere fallito un primo tentativo per il titolo italiano battuto prima del limite da Daniele Laghi  Dopo aver perso dal povero Angelo Rottoli recentemente scomparso colpito dal coronavirus, Trane colse due ottimi risutati battendo l'inglese Billy Aird in Inghilterra e pareggiando a Copenhagen, ma aveva vinto, contro lo svedese Anders Eklund. Al terzo incontro con Angelo Rottoli riuscì a pareggiare per il titolo italiano ma fu battuto in rivincita. Nel giugno del 1986 battè Stefano Vassallo conquistando il titolo italiano poi difeso contro Cesare Di Benedetto e di nuovo Stefano Vassallo. E quindi arrivò l'invito  dagli Stati Uniti per affrontare il 5 febbraio 1988 a Las Vegas, Caesars Palace, l'ex campione del mondo George Foreman, al rientro dopo 10 anni per una straordinaria seconda vita pugilistica. Trane perse per K.O.T al 5° round e non combattè più.

Guido Trane image

C'è un pugile che è caduto velocemente nel dimenticatoio ma che ha finito di combattere negli Stati Uniti. Si tratta del triestino di origine campana Biagio Chianese, nato il 28 ottobre 1961. Chianese da dilettante è stato medaglia di bronzo ai campionati mondiali di Reno, Nevada, nel 1986 e l'anno dopo è stato medaglia di bronzo ai campionati europei e anche 56 volte campione italiano. Professionista dal 1989 Chianese, come Damiani di cui era ritenuto l'erede, non ha mai combattuto per il titolo italiano, ma è arrivato a battersi per l'europeo nel dicembre del 1993 battuto prima del limite a Londra da Henry Akinwande. Inattivo per 20 mesi, Chianese riprese con due match negli Stati Uniti nel 1995 prima ad Albuquerque battendo Calvin Veasley ma poi perdendo ad Atlantic City contro Rick Sullivan per K.O.T al 4° round.  Purtroppo da Chianese, ottimo pugile, ci si aspettava molto di più ma gli eccessi alimentari e la mancanza di continuità lo hanno presto messo ai margini, per lui l'America era arrivata quando ormai era troppo tardi.

 

 

 
 
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