
di Gualtiero Becchetti
Giorni fa parlavo con un esponente del pugilato professionistico italiano e dopo averne ascoltate le complicate strategie politico-amministrative per restare a galla, le “lacrime” versate su tutto, le prospettive così incerte da sembrare una gara di 100 metri disputatata con gli scarponi da sci, gli ho sadicamente ricordato, tra il serio e il faceto, quelle che erano anche le sue responsabilità riguardo al vuoto che circonda noi “pugilomani”, ma principalmente i nostri atleti, coloro senza i quali nemmeno c'é la boxe. Ha ripreso a “lacrimare” con maggiore intensità e attraverso il telefono sembrava di udirne i colpi sul petto…Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa…
Mi parlava di scelte sbagliate, di spese inutili, di sprechi dai tanti zeri, di presunti nomi "freschi" tra pugili, dirigenti, arbitri, ecc., che dovevano rappresentare appunto il nuovo ma poi si sono dimostrati il vecchio. Come un’utilitaria del 1990 a cui viene data una mano di vernice rossa uguale a quella della Ferrari con l'illusione che poi il suo stantuffare somigli ad un rombo. Mi raccontava di televisioni che di pugilato non ne vogliono più sapere perché lo “zoccolo” duro della boxe è sempre più “zoccolo” e sempre meno duro, per cui gli ascolti sono precipitati. Mi informava di decorosi match che raccolgono le briciole dei telespettatori di qualche anno fa. Lamentava che nessuno conosce ormai i pugili; che la gente si è stancata di spettacoli che spesso nuocciono al buon nome della boxe più di una grandinata sulle gemme di primavera…
Insomma, purtroppo non mi ha detto niente di nuovo, ma tutto di vecchio; ciò che intuisce persino chi ignora come sono fatti i guantoni.
Poi, ciliegina sulla torta, la riconferma che ciascuno ritiene gli altri "quattro gatti" rimasti a lavorare a tempo pieno nell’ambiente quali responsabili di ogni male; peccato che i "quattro gatti" pensino esattamente la stessa cosa di lui. Sono anni che si va avanti così...Tutto contro tutti ma almeno un tempo a litigare erano Branchini, Sabbatini, Tommasi, Spagnoli, Agostino…
E ci mancava pure la pandemia, di per se stessa terribile, ma nelle nostre teste persino più terribile che nella realtà, la quale rischia di infliggere proprio tale ragione una gran botta non solo alla sport ma a tutto il Paese, simile ad un pugile che va ko e non riesce a gettarsi alle spalle il ricordo, per cui si rivela "finito" anche se il fisico é sempre quello di prima.
Se non cambiano le facce, i nomi, le situazioni; se non si ha il coraggio di prendere la tovaglia e agitarla fuori dalla finestra, tra un po’ gli appassionati di pugilato potrebbero trovarsi ai giardini pubblici con il cartoccio del pane vecchio per i piccioni, di fianco agli anziani che litigano ancora su Coppi e Bartali o su chi era più valoroso nell’aprile del “45. Parleranno di Loi, di D’Agata, di Benvenuti, di Robinson e Marciano; smoccoleranno per la Tv che non trasmette poco la boxe e per i giornalisti che non ne scrivono mai e quando lo fanno non capiscono un accidente…Bene che vada! Altrimenti si limiteranno a gettare le briciole ai colombi perché la boxe, come altre discipline, non esisterà più se non (forse) per qualche ragazzo in divisa, con la medesima popolarità di una fugace settimana, ad ogni Olimpiade, di un campione di curling, di buddington o di taekwondo.
Non é la carta d'identità quella che conta sul dinamismo di un essere umano, ma la fantasia, la voglia di mettersi in gioco, il coraggio di scegliere anche i sentieri poco battuti.
Dirigenti, promoter, manager, tecnici, giornalisti competenti e appassionati e soprattutto pugili che vogliono davvero essere pugili!
La boxe italiana va re-inventata, re-immaginata, ri-lanciata. E dove mancano i soldi può arrivare l'immaginazione, la capacità di soprendere, il lampo di genio. Proprio come fece il poveraccio che per mutare il sapore del suo insignificante pasto quotidiano, con il poco che aveva seppe trasformarlo in pizza. Il più famoso piatto del mondo...
Non c’è nessuno più rivoluzionario di colui che ha fiducia nel futuro e tanta voglia di vivere.
Per la Noble Art verde-bianco-rossa non servono barricate, né forconi agitati in alto, né assalti al Palazzo d’Inverno. Basterebbe appena un briciolo dell'orgoglio e del coraggio richiesto a qualsiasi school-boy al debutto.
Nulla di più. In fin dei conti, si tratta di cambiare il pugilato e non il destino del mondo!
Una rivoluzione quindi metaforicamente in pantofole e sul divano di casa…Eppure credo che basterebbe questa poco eroica ma indispensabile impresa per riprendere il cammino.
Poi si vedrà…



