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I pesi massimi italiani negli USA. Quinta parte: Amonti e Canè

Esperienze non positive ma tanto diverse da chi li ha preceduti
 
 
Dopo Duilio Spagnolo, Gino Buonvino ed Enrico Bertola i pesi massimi italiani hanno smesso di andare a combattere negli Stati Uniti. Certamente l'emozione per la tragedia di Enrico Bertola avrà avuto il suo peso, forse anche i problemi avuti dal peso medio Tiberio Mitri,  ma soprattutto crediamo siano state le diverse condizioni  di un Italia che stava andando nella direzione di un inatteso miracolo economico e, nel caso specifico, del miglioramento delle condizioni specifiche del pugilato italiano. C'erano tante riunioni, si combatteva molto, il pubblico correva a frotte. C'è anche da dire che forse prima Franco Cavicchi, che fu il terzo italiano campione d'Europa dei massimi dopo Erminio Spalla e Primo Carnera, e poi Franco De Piccoli, campione olimpico a Roma 1960, avrebbero potuto combattere sicuramente in America se le loro diverse fragilità,  più psicologica quella di Cavicchi e più fisica quella di De Piccoli, non avessero in qualche modo limitato le loro carriere professionistiche. 

AMONTU Senza titolo 1

Cronlogicamente il primo peso massimo italiano a tornare a combattere negli Stati Uniti fu Santo Amonti il 2 agosto 1967 a Los Angeles ma si trattò di una occasione particolare perché quello fu l'ultimo combattimento in assoluto del popolare campione bresciano. Amonti, nato a Brescia il 19 dicembre del 1937 era professionista dal 1957 come peso mediomassimo ed era stato campione italiano di quella categoria ed era stato respinto per il titolo europeo in Germania dal tedesco Eric Schoppner che però di fronte a un Amonti poco allenato perché militare e chiamato all'ultimo, faticò tanto da passare poi 15 giorni in ospedale. . Perso il titolo italiano a Roma contro Giulio Rinaldi, Amonti aveva risolto i problemi di peso salendo fra i pesi massimi. Nel 1962 aveva battuto nella sua Brescia l'ex campione europeo Franco Cavicchi per squalifica togliendogli il titolo italiano  e aveva colto subito dopo una importante vittoria battendo sempre a Brescia l'inglese Brian London, già sfidante mondiale di Floyd Patterson. Nel momento forse migliore della carriera, Amonti pareggiò contro Wayne Bethea che aveva messo K.O. Franco De Piccoli, battuto l'inglese Joe Bygraves e difeso il titolo contro Mino Bozzano. All'inizio del 1964 aveva sfidato l'ex campione del mondo Floyd Patterson a Stoccolma ma il suo era stato il classico passo più lungo della gamba e perse per K.O.T all'8° round dopo avere subìto 3 atterramenti. Aveva poi difeso il titolo italiano battendo l'altro bresciano Piero Tomasoni e sfidato il campione europeo, il tedesco Karl Mildenberger dal quale perse in Germania in poco più di un minuto e mezzo. Difeso il titolo italiano contro Benito Penna, superato l'ostico americano Amos Lincoln e difeso il titolo italiano anche contro Giuseppe Migliari finì col perderlo alla fine del 1965 messo K.O. da Tomasoni. Con lo stato di forma in discesa dopo una dura carriera, Amonti si recò appunto a Los Angeles dove fu battuto nell'ultimo match per K.O.T al 10° round da George Johnson, un massimo dell'Oklahoma che era un collaudatore ma che era rimasto in piedi prima due volte con Eddie Machen e poi con Joe Frazier.  Amonti appese il guantoni al chiodo e vive tuttora a Brescia. Era un pugile molto apprezzato per il suo stile combattivo, la sua tecnica e la velocità, era anche dotato di una discreta potenza ma scontava una differenza fisica contro pesi massimi naturali e una solidità non inscalfibile. Per lui l'America fu solo quindi una brevissima avventura vissuta quando era troppo tardi.

(Foto Cavicchi)

 

 

 

 

Amonti avrebbe preceduto di pochissimo l'avventura americana non certo lunga ma non isolata del popolare salumiere bolognese Dante Canè. Nato il 6 maggio del 1940, Canè aveva vinto il titolo italiano dilettanti per 3 anni consecutivi dal 1961 al 1963 ma alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 non ci andò perché pur avendo prevalso su Bepi Ros nella prima selezione rifiutò la controprova e il friulano fu convocato al posto suo vincendo la medaglia di bronzo e ponendo le basi per una rivalità professionistica molto accesa. Professionista dalla fine del 1964, Canè affrontò abbastanza presto avversari impegnativi pareggiando con l'argentino Eduardo Corletti poi battendo prima del limite Benito Penna e Giuseppe Migliari fino a sfidare Piero Tomasoni nel marzo del 1967 dal quale subì la prima sconfitta fallendo la conquista del titolo italiano. Rappresentato dal manager Bruno Amaduzzi, lo stesso che stava portando Nino Benvenuti alla conquista del titolo mondiale dei medi a New York, Canè debutto proprio al Madison Square Garden mettendo K.O. al 1° round Jerry Tomasetti, un mestierante che però aveva appena sconfitto Chuck Wepner. Era il 18 settembre 1967. Due mesi dopo però, sempre al Madison, Canè perdette ai punti in 10 riprese con James J Woody, un modesto mancino del Bronx che aveva appena perso contro Brian London in Inghilterra. Canè lo mise giù al 1° round ma l'americano si rialzò e vinse tutti i round successivi. Canè rientrò in Italia per qualce altro match pareggiando con l'ottimo Billy Joyner a Bologna poi ritentò la strada americana nell'ottobre del 1968. Battè a Scranton ancora Jerry Tomasetti prima del limite e fu inserito in una fase eliminatoria del torneo WBA che doveva trovare un successore dello squalificato Muhammad Ali ma il 12 novembre 1968 a Toronto fu sconfitto per K.O.T al 7° round dal noto canadese George Chuvalo. Un'altra sconfitta, questa volta contro il peruviano Roberto Davila nel febbraio 1969 convinse Canè che il suo futuro poteva essere al massimo solo in Europa. Da quel momento fino al 1978, anno dell'ultimo match, Canè conquistò 5 volte il titolo italiano, lo perdette 3 volte rinunciandovi un'altra e battagliando in continuazione con Ros e Tomasoni con l'inserimento in seguito di Zanini, Mario Baruzzi e del giovane Lorenzo Zanon. A differenza di Amonti, Canè era un massimo naturale con un fisico anche troppo, come dire, massiccio, ma con buona tecnica e un pugno assolutamente rispettabile. Purtroppo però non riuscì a conquistare il titolo europeo respinto da Joe Bugner ed Alfredo Evangelista ma sempre riscaldando il cuore dei suoi tanti tifosi bolognesi e non. Purtroppo sarebbe precocemente morto d'infarto nel maggio del 2000.

Accadde oggi: 12 novembre 1968 Dante Canè perde con George Chuvalo

 

 
 

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