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A Sarroch la “Santa Vittoria” apre la nuova palestra,Lucio Cusma allenatore


Il Campione d’Europa dei leggeri dei primi Anni Ottanta, da qualche tempo trasferitosi in Sardegna, affiancherà Valentino Sanna nella gestione tecnica. Ha 65 anni, Cusma, ma un fisico straordinario. Ripercorriamo la carriera e le vicende umane di un uomo che ha conosciuto gioie e drammi, toccando il buio più buio, con il coraggio di riprendere in pugno il proprio destino





di Maurizio Roveri


Ogni volta che una palestra di pugilato apre le sue porte, è sempre un giorno speciale. Un giorno di festa. Significa che boxe ha ancora voce per chiamare e forza per emozionare. In tempi difficili come sono stati questi mesi per l’Italia, in tempi d’emergenza sanitaria e di lockdown, il pugilato ha saputo aggrapparsi con dignità ai suoi valori. 
Valori che hanno il sapore di insegnamenti, di messaggi. Da trasmettere alla gente, soprattutto alle nuove generazioni. 
T’insegna a non abbassare mai la guardia, il pugilato. 
T’insegna a combattere. A resistere. Ad avere rispetto per le regole. A reagire in modo propositivo. A vivere. A gettare il cuore oltre l’ostacolo. 
A ripartire. Più forti di prima.
Come avviene a Sarroch, in terra sarda, una ventina di chilometri da Cagliari.  Dove oggi - 8 giugno 2020 - la Santa Vittoria Boxe Club Sarroch si tuffa in una nuova avventura. 
Cusma allena in SarrochI due tecnici, Lucio Cusma e Valentino Sanna
 

Si riparte con l’attività. Finalmente. Ma non è semplicemente una ripartenza. Di più. Eccitantemente di più. E’ un nuovo inizio. La Santa Vittoria ora ha la sua Casa. Il Palazzetto dello Sport di via Carducci. Ingresso lato via Dante. Ecco la grande novità.
Brilleranno gli occhi - di felicità, d’emozione, d’orgoglio - al presidente Marco Bonomo e al tecnico Valentino “Tino” Sanna. Lo sognavano. Lo sognavano da tre anni un momento così. 

Fondata nel gennaio 2017, la ASD Santa Vittoria Boxe Club aveva uno spazio serale nella struttura di Via al Mare dove svolge la propria attività l’esperta Accademia Pugilistica presieduta da Ottavio Martis, una ASD che in aprile ha compiuto i suoi primi venti anni e che è conosciuta in Sardegna per l’importanza che viene data al settore giovanile.
In quella struttura la Santa Vittoria si sentiva evidentemente sacrificata. “Avendo soltanto a disposizione un turno, che cominciava alle 8 di sera, non potevamo fare più di tanto. Non si riusciva ad avere tanti iscritti. Purtroppo”. Spiega Valentino Sanna. L’attività inevitabilmente era limitata e ne risentiva. 
Poi, il Comune di Sarroch ci è venuto incontro. Ha capito le nostre necessità, le nostre esigenze, la nostra voglia di ampliare l’attività. Ha riconosciuto il fatto che vogliamo crescere anche noi. Con la nostra passione, in un territorio dove il pugilato ha una bella tradizione. Ci hanno accontentato. Gli spazi d’una ex-scuola elementare li abbiamo trasformati in una palestra di boxe. E ora si parte…”.
PORTE APERTE AI BAMBINI - Aprire le porte della propria Casa a ragazzi e ragazze. Ai bambini. Vederli crescere, nello sport e nella vita. Questa è la “missione” della Associazione Sportiva Dilettantistica Santa Vittoria Boxe Club.

Ha pochi anni di vita, la Santa Vittoria. Ma è una interessante immagine di società sportiva piena di entusiasmo e di idee. Vuole migliorarsi. E coinvolgere con la sua bella energia. Dunque, il poter disporre di un impianto tutto suo per sviluppare l’attività è fondamentale. Permette di progettare in modo sicuro, affidabile, professionale, anche stuzzicante.

L’anima della Società è Valentino Sanna, pugile professionista imbattuto (5 match, altrettante vittorie da peso welter). Ha 35 anni, Tino. E l’ultimo incontro lo ha combattuto nel settembre 2017. Da allora non è più risalito sul ring. Impegni di lavoro, principalmente. 
La voglia di tornare a combattere e di rimettersi in gioco c’è ancora.
In attesa di interessanti opportunità (se ne arriveranno…) Sanna ha scelto di dedicare la sua conoscenza pugilistica all’insegnamento della Noble Art.
Adesso “Tino” ha un asso nella manica. Da giocare. E questa sarà - oggi pomeriggio - la seconda grande novità di giornata.
Entra infatti ufficialmente nella vita della Santa Vittoria Boxe Club un personaggio che ha saputo emozionare con le sue battaglie  tanti appassionati di boxe in Italia. E’ un Campione d’Europa degli Anni Ottanta. Lucio Cusma. Allenerà. Affiancando Valentino Sanna (permettendo così a Tino di alleggerire un po’ il carico dei suoi impegni). Ecco, l’asso nella manica della Santa Vittoria.
Lucio è a tempo pieno. E sa cosa fare. Un ex-campione d’Europa tutto per loro: che occasione straordinaria per i giovani allievi della Santa Vittoria!
Ha 65 anni, Cusma. Ed è diventato nonno, una cinquantina di giorni fa. Però possiede un’energia clamorosa e motivazioni fortissime, sa stare con i giovani, tanta esperienza alle spalle. Esperienze di vita, e non soltanto di pugilato. E poi… un fisico bestiale. Da fare invidia a tantissimi trentenni.
CUSMA vince anni 80
 

QUELLA BATTAGLIA CON GIBILISCO - Quando si parla di Cusma il pensiero corre immediatamente - e inevitabilmente - all’intensa sfida contro l’italo-australiano Joe Gibilisco sul ring siciliano di Capo d’Orlando, trentasette anni fa. Quella battaglia gonfia di passione e di emozioni è entrata nella storia. In palio c’era la cintura europea dei pesi leggeri. Una notte memorabile per Lucio, Era il 17 marzo 1983. Cusma vinse una spettacolare ed estenuante gara di resistenza. Costringendo un pugile, pur solido e valoroso come Gibilisco, ad arrendersi. Abbandono all’undicesimo e penultimo round.
Mi davano tutti per sfavorito, per battuto. Uno solo credeva veramente nella mia vittoria: ero io. Chiaro, conoscevo il valore di Gibilisco. Lo rispettavo. Lui, italo-australiano della prestigiosa colonia pugilistica della Totip, aveva conquistato il titolo Europeo realizzando un’impresa nel maggio 1981: al Dalymount Park di Dublino aveva mandato KO un pugile importante come Charlie Nash. Poi aveva difeso il titolo a Taormina con un altro successo prima del limite, ai danni di Jose Luis Heredia. Aveva conservato la cintura con un verdetto di parità a Campobasso contro Ray Cattouse. Alla terza difesa dell’Europeo, nel novembre 1982, tornò ad essere il Joe Gibilisco brillante e concreto: vittoria per knock out contro Josè Antonio Garcia a Sassari. Io invece venivo da una sconfitta. Avevo appena perso il titolo italiano, a Grosseto, contro Alessandro Scapecchi”.

Eh già. Alla vigilia di quel tricolore Lucio fece un’asinata. La sera prima era andato andato fuori con dei vecchi amici bolognesi a mangiare delle cocomere. Era salito di peso. Doveva smaltire tre chili in poche ore. Saune e supposte. Cosicché sul ring di Grosseto si presentò un Cusma in condizioni pietose. 
Lucio capì la lezione. E la preparazione alla sfida europea fu rigorosissima. Sopportò con estrema serietà due mesi di lavoro intensissimo. Due mesi di ritiro. Quelli di Modena lo controllarono spietatamente. Lo tennero segregato. Impedendogli anche di vedere la moglie per tutto il periodo della preparazione. 
E’ un Cusma al top della condizione, quello che si presenta sul ring di Capo d’Orlando. Pronto alla guerra. Un oceano di energia. E tanta rabbia da sprigionare.
Avevo grande rispetto per Gibilisco - prosegue Cusma raccontando quel memorabile combattimento - però sapevo che il mio tipo di boxe avrebbe potuto metterlo in difficoltà. Ci eravamo già affrontati, a Rimini, nel luglio 1979. Diedero un verdetto di parità. Però avevo fatto di più io, avrei meritato la vittoria. A Capo d’Orlando io impostai il combattimento sul corpo a corpo. Era il mio terreno di battaglia. Lui reggeva, replicava, ma alla lunga cominciò a perdere di consistenza. Io lo pressavo, con grandissima continuità. Avevo tanto fiato. Pressavo, pressavo. E quando un picchiatore come Gibilisco viene pressato, si disorienta. E perde certezze. Io pressavo e colpivo duro da distanza ravvicinata. E con le mie braccia lunghe, in rapporto all’altezza, riuscivo a coprirmi bene. Avevo più energia, più freschezza. Convinzione e resistenza fisica furono le armi con le quali feci la differenza. Io crescevo, mentre Gibilisco appariva affaticato. E al termine dell’undicesimo round lui decise di abbandonare”.

Cusma nella nuova palestra della Santa Vittoria Boxe Club Sarroch affiancherà Valentino Sanna nell’insegnare boxe. Si divideranno i compiti e gli orari. In questo mese di giugno ancora - necessariamente - a regime ridotto. Poi, da primo luglio il lavoro sarà destinato ad ampliarsi, e allora Il programma prevederà: dalle 10 alle 11 bambini fino ai 10 anni; dalle 11,15 alle 12,15 amatori; dalle 16 alle 17,30 agonisti e amatori finto ai 17 anni; dalle 18 alle 20 agonisti e amatori; dalle 20,15 alle 21,15 amatori. 

Immagino che in tanti si chiederanno: ma Lucio Cusma è bolognese, che cosa c’entra con la Sardegna?
Bologna è la mia città. Dove sono nato e cresciuto. E non la dimentico. Non potrei mai. E non dimentico neppure Piumazzo, nel modenese, dove ci eravamo trasferiti all’inizio degli Anni Ottanta. Sì, ad un certo punto della mia carriera di pugile, dopo gli anni di Bellini e della Tranvieri, mi seguiva come manager Francesco Famigli ingegnere modenese appassionatissimo di boxe, per me era come un secondo padre. Mi volle portare a Castelfranco Emilia, affidandomi per la gestione tecnica al maestro Guido Rebecchi e a Moreno Cadonici. E nel modenese sono rimasto anche dopo il ritiro dall’attività agonistica. Ho vissuto per tanti anni a Piumazzo. Sto pensando di comprare lì una casetta, assieme a mia figlia Elisa, dividendoci i costi. Ci servirà come punto d’appoggio, quando ciascuno di noi vorrà fare la spola tra l’Emilia e la Sardegna”.
CUSMA ELISA CANC

La Sardegna? Vi andava Elisa(nella foto) nei momenti in cui gli impegni sempre più pressanti con l’atletica leggera e la Nazionale azzurra, le permettevano di potersi prendere una vacanza. Me la descriveva, ne esaltava la bellezza dei paesaggi, del mare, delle spiagge. Elisa era a Domus de Maria, uno dei tratti di costa più incantevoli della Sardegna. E suggestivo lì è anche l’entroterra. Un giorno, qualche tempo fa, ci sono voluto andare anch’io. Ho scoperto Pula ed il suo territorio. Una poesia. In un attimo me ne sono innamorato. E ho deciso in fretta: vengo ad abitare qui. Sono pensionato, dunque… Così, mi sono trasferito. Con me è venuta Denise, la mia seconda figlia. Che ha diciott’anni. Lei studia qui, frequenta l’Istituto Alberghiero. Si trova bene, è soddisfatta”.
CUSMA 2 DENISE ANCELLA
Denise è la pugilessa…
Ha fatto due match. Li ha vinti brillantemente. Uno prima del limite e l’altro ai punti ma in maniera netta imponendo un conteggio all’avversaria. insomma, da applausi. La alleno io. E’ brava. Competitiva. Ha fisicità, temperamento, un’apprezzabile aggressività. Però l’età è quella delle amicizie, del mare, della spiaggia, dei divertimenti. All’inizio aveva faticato ad ambientarsi qui in Sardegna e allora s’era concentrata intensamente sul pugilato, tanto allenamento, sacrifici, è stato il periodo dei due match che ha combattuto e vinto. Poi, l’adattamento ad una nuova realtà ha fatto il suo percorso, ora ha gli amici, comprensibili distrazioni, meno voglia di fare sacrifici. E s’è fermata momentaneamente con la boxe. Diciamo che ci sta. Deve vivere la sua vita. La comprendo. Non le metto pressione. Lei è stata chiara. Mi ha detto: Papà, quando sentirò di nuovo le motivazioni, gli stimoli giusti, tornerò a fare pugilato”.

I COMANDAMENTI DI LUCIO - Cusma dava già una mano alla Santa Vittoria Boxe Club. Da oggi comincia davvero il suo viaggio da insegnante. Per i ragazzi che frequenteranno la palestra sarà un’emozione speciale essere allenati da un personaggio che è stato campione d’Europa. Lo guarderanno, con stupore e anche un certo senso di soggezione. 
Che cosa dirà oggi ai suoi giovani allievi? Quali i comandamenti di un Campione?
Chiedo l’impegno totale. E il rispetto, per le regole, per gli insegnanti, per i compagni. Quelli che mi conoscono sanno che a me piace scherzare, sono sempre di buonumore. E i momenti per divertirsi non mancheranno. Ma quando ci si allena, bisogna farlo con il massimo della concentrazione e dell’intensità. Esigo che vengano rispettati gli orari. La puntualità nell’arrivare in palestra, la puntualità nell’effettuare gli esercizi con gli attrezzi: i tre minuti di lavoro e uno di riposo. Sono pignolo. La costanza è un altro aspetto fondamentale. Chi ha costanza impara, migliora, cresce, va avanti. Pretendo serietà. Quando alleno io, non esiste che qualcuno fra un esercizio e un altro possa uscire dalla palestra e per fare una telefonata. No. I telefonini debbono essere rigorosamente spenti. In palestra non si usano. Qui si fa pugilato. Che è una cosa seria. E’ una disciplina. Qui si prepara per andare a fare battaglie. Per arrivare a vincere sul ring”.
Tecnicamente cercherò di insegnare con precisione come si portano i colpi. E soprattutto come evitarli. La difesa è la base per una buona carriera. Occorre sapersi proteggere. Meno colpi si prendono, meglio è. I pugni fanno male”.
SARROCH CANCELLA Il logo Santa Vittoria Boxe Club

Lucio è eccitatissimo. La molla carica. La testa pronta. Soprattutto, è in una “forma” strepitosa. Nei mesi scorsi, anche durante il lockdown, si è creato una palestra in casa. O meglio, nell’ampio garage condominiale. Lo spazio non manca. E allora, ha collocato tutte le attrezzature della boxe. Allenandosi da solo. I filmati dei suoi allenamenti (che vengono poi inseriti in Facebook) sono impressionanti. Ritmo, velocità di braccia, intensità, gioco di piedi, resistenza. Lavoro in velocità e lavoro pesante caricando i ganci e i montanti.
Un’ora di allenamento, intenso. Ogni giorno. Tre minuti di lavoro e uno di riposo. Tre minuti di lavoro e uno di riposo. E così via. Con ritmo”. 
Sullo sfondo dei filmati si vede qualche auto parcheggiata, ma poche ancora. Aumenteranno d’estate con l’arrivo dei turisti. Dunque, in questi mesi Cusma ha avuto tutto lo spazio per allenarsi. Senza spostarsi da casa.
E di recente, footing. La mattina. Lungo la strada del Golfo degli Angeli. Da Pula alla spiaggia di Nora, andata e ritorno. Otto chilometri di corsa.
 Tutto sostanzioso, preciso, rigoroso. Quasi come fosse un pugile in preparazione per un titolo mondiale…  Invece, è un sessantacinquenne con un amore sconfinato per il pugilato e un grande rispetto per il proprio corpo.


NONNO FELICE - Fisico asciutto e scattante. Alla faccia del nonno…
Sì, nonno. Da un mese e mezzo la figlia maggiore Elisa, grande mezzofondista dell’atletica italiana, detentrice del record italiano sugli 800 metri indoor con 1’59”25 e un palmares di 27 Titoli vinti in una grande carriera terminata nel 2015, è diventata mamma. Facendo così a suo padre il regalo più bello. Una nipotina. Di nome Dafne. 
Un’emozione indescrivibile - rivela Lucio con voce emozionata - una felicità assurda. E’ pazzesco. Non l’avrei mai immaginato di provare sensazioni così intense nel diventare nonno. Non sto più nella pelle. Ho una voglia pazza di vederla, Dafne. Presto l’abbraccerò. Non l’ho ancora potuto fare. Elisa vive a Modena, con suo marito, l’ex-calciatore Stefano Sacchetti. Io sono in Sardegna. Però vedo le foto che mi trasmettono ogni giorno. Dafne con i pugni chiusi, già in guardia, nella culla. Oppure mentre sgambetta come faceva sua mamma”. 

Lucio Cusma sta attraversando un momento felicissimo della sua vita.
Ma non è sempre stato così.
Ha conosciuto il paradiso e l’inferno. Grandi gioie e colpi bassi. E’ caduto e si è rialzato. Dai pugni nello stomaco della vita ha saputo risollevarsi. Con dignità. Gli anni della maturità lo hanno aiutato a guardare il mondo con pensieri positivi.
E’ stato un buon padre per le sue figlie. E non era semplice. Le ha fatte crescere con un affetto infinito. Quando Lucio ha perso sua moglie, Lina, in un tragico incidente sul lavoro nel 1995, Elisa era un ragazzina tredicenne. Otto-nove anni più tardi, Lucio ha cresciuto la sua secondogenita Denise, nata nell’aprile 2002 da una relazione (breve) avuta con una cubana. 
Elisa aveva allora vent’anni e ha fatto da sorella e da mamma a Denise. Quando era a casa. Ma stava diventando una campionessa, una grande campionessa dell’atletica italiana, e ad un certo punto s’è trovata a dover stare spesso lontano. Lucio si è occupato tantissimo di Denise. 
Una famigliola nel quale non è mai mancato il sorriso. E quel buonumore un po’ scanzonato tipico di Lucio Cusma. 
Le figlie hanno preso molto dal padre. La passione per lo sport. Lo spirito competitivo, una dote importante che ha portato Elisa Cusma  ad essere la specialista degli 800 metri (23 titoli italiani assoluti, 4 medaglie d’oro a livello internazionale, suo è il primato italiano indoor stabilito nel 2009, mentre all’aperto s’è fermata ad un solo secondo dal record mitico di Gabriella Dorio). 
Quando sono insieme, Elisa e Denise sono simpaticamente pazzerelle. C’è un bellissimo feeling fra loro.

Può esser fiero, Lucio. Di quello che di buono ha fatto, e non soltanto sul ring.
Perché quand’era adolescente, era veramente difficile immaginare ciò che poi è diventato.

Racconta: “Ero un ragazzo di strada. Un teppistello. Furtarelli, risse. A quei tempi tanta fame, poca scuola, solo voglia di stare in mezzo alla strada con amici come me rubacchiando tutto quello che ci capitava. Per avere un pacchetto di sigarette, un po’ di soldi e spenderli tutti a flipper, al cinema, oppure in stazione a tarda notte per un piatto di tortellini con la panna dopo un duro lavoro a rubare stereo nelle macchine. O aprire qualche serranda di bar”.
All’età di 12 anni Lucio era in riformatorio. C’è stato per mesi. Quando uscì, era esattamente come prima. Irrequieto e teppistello. 

Poi un giorno mio fratello maggiore mi disse, mentre preparava un borsone con guantoni, asciugamani,  canotta e pantaloncini, paradenti, conchiglia: “Lucio, io sto andando in palestra, alla Pugilistica Tranvieri. E’ qui in Bolognina, a due passi da casa. Vuoi venire con me? Ti faccio vedere com’è una palestra di boxe e cosa si fa”. Andai. Varcai la porticina della Tranvieri e scoprii un mondo che immediatamente mi attrasse. L’odore del sudore, e tutti quei ragazzi che si allenavano con grande concentrazione, il ticchettio dell’orologio, il ritmico tam tam dei colpi al sacco o al punching ball. Si respirava energia. Un ambiente che mi coinvolse.  Decisi di tentare. La boxe mi attirava. Ho pensato che quello potesse essere l’ambiente giusto per me”.
Ed è stato così. In quella palestra, sotto lo sguardo e le direttive del severo e rigoroso Italo Bellini, Lucio Cusma imparò la disciplina. E il rispetto: per gli altri e per le regole.
Io ringrazio infinitamente la boxe. Ha cambiato la mia vita, mi ha regalato un altro destino. Fondamentale, per me, il pugilato”.
E fondamentale è stato il matrimonio. Mi ha maturato. Mi ha dato serenità. Mi ha messo davanti a scelte importanti. Mi ha fatto capire il senso di responsabilità. Lina, mia moglie, era la mia forza. Era la mia sicurezza. Lei era tutto per me: era la mia vita, era la mia famiglia. Era mia madre, mio padre, mia moglie, mia sorella. Me la sono sentita mancare di colpo, all’improvviso. Ed è stato terribile, terribile. Per l’amor di Dio, non ci voglio neanche pensare…”.

IL DRAMMA, L’INFERNO, LA RISALITA - Già, Lina. Lina Martone. Un angelo custode per Lucio.
Purtroppo la vita sa essere beffarda, crudele, cattiva, stronza. Ti travolge di colpo, ti manda nel buio più buio quando meno te l’aspetti.
Cusma s’era già ritirato dal pugilato. La sua era una famigliola tranquilla, che viveva serena nella piccola Piumazzo.
Lucio, Lina. Ed Elisa, che aveva 13 anni.
Un giorno maledetto, quel 2 agosto 1995. il giorno più brutto della vita dell’ex-campione d’Europa di pugilato. Lucio riceve una telefonata. Gli dicono che è successa una disgrazia. Lina era al lavoro. In fabbrica. Nella fabbrica di recupero del vetro. Era al nastro trasportatore. Una manica della sua camicia resta impigliata nel rullo. Lina viene ghermita, trascinata…
Orribile. Raccapricciante. 
Morire così no, non si può. Mondo infame.
Lucio Cusma andò letteralmente fuori di testa. Aveva perso la donna che amava, il suo punto di riferimento, la mamma di sua figlia.
Si sentì perso. Vuoto. Inutile.
Cominciò a bere, era sempre ubriaco.
Mi ubriacavo per non pensare a niente, per dormire il più possibile. La vita non aveva più senso. Ero stordito. Fragile. Troppo fragile, finendo inevitabilmente nel boccone di cattive compagnie. E finìì in carcere. Due mesi. In cella raccontai la tragedia che mi era capitata e il resto della disavventura. Ero vittima della fragilità di quel momento della mia vita. I carcerati capirono il mio dramma. Mi aiutarono. Furono loro a incoraggiarmi, a motivarmi perché reagissi e potessi riprendere in pugno il mio destino. “Fallo per tua figlia”, mi dissero. Ecco, quella frase mi scosse. Mi fece capire che dovevo reagire, resistere. Avevo un dovere, da padre. Dovevo proteggere mia figlia. Era anche la maniera giusta per ricordare Lina”.
“E quando volevano portarmi via Elisa, lei scoppiò a piangere e rivolta a me disse: No, non posso perdere te papà, ho già perso la mamma. Perderei tutto”.

No, non doveva succedere. Provai rabbia. Nessuno aveva il diritto di portarmi via mia figlia. Dovevo dimostrare che avevo recuperato, che ero perfettamente in grado di mantenere Elisa. Così ritrovai la forza per affrontare di nuovo la vita. Con coraggio. In maniera positiva e propositiva”. 

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