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I pesi massimi italiani negli USA. Quarta parte: la tragedia di Enrico Bertola e...

...Duilio Spagnolo e Gino Buonvino

 

 
L'avvicinarsi e poi l'arrivo della seconda guerra mondiale bloccarono l'avventura dei pesi massimi italiani oltreoceano. E' impressionante vedere come i nostri pugili si muovessero nell'Europa in guerra ma logicamente solo nei paesi non nemici e gli Stati Uniti, sia pure non da subito, erano un paese nemico. Le cose cambiarono alla fine della guerra quando cercare fortuna oltreoceano era non solo per i pugili anche un modo per sfuggire alla povertà di un Paese distrutto. Tre campioni italiani dei primissimi anni del dopoguerra lasciarono l'Italia e cercarono fortuna sui ring americani, con onore, e sarebbero rimasti per sempre negli Stati Uniti, uno di loro purtroppo morendo praticamente sul ring. Ci riferiamo a Duilio Spagnolo, Gino Buonvino ed Enrico Bertola, tutti coetanei.
 
 

Duilio Spagnolo nacque a Vicenza il 14 novembre 1922 ma in realtà il suo cognome era Bertolo. Prese però il cognome del secondo marito di sua madre che lo aveva incoraggiato a intraprendere la carriera pugilistica. Debuttò al professionismo nel 1944 e divenne campione italiano nel dicembre 1945 battendo a Sanremo Giovanni Martin. Lo perse per squalifica battuto da Luigi Musina nel luglio del 1946 ma lo riconquistò due mesi dopo contro lo stesso avversario. Nel suo record c'erano già un pari con Gino Buonvino e una vittoria e una sconfitta con Enrico Bertola. Lasciò il titolo italiano per andare negli Stati Uniti dove fu subito battuto per K.O.T all'8° round da un uomo di classifica mondiale come era Lee Savold nel marzo del 1947 a Boston. Da allora Spagnolo, che perdette la prima moglie che gli aveva dato 3 figli in un tragico incidente e si risposò in America, combattè esclusivamente negli Stati Uniti. La sua fu una buona carriera che lo portò a battersi con onore contro pugili di alto livello come erano lo svedese Olle Tandberg, Roland La Starza, Coley Wallace e da ultimo Nick Barone. Le sue vittorie più significative le ottenne contro Bernie Reynolds e Charlie Norkus. Purtroppo a Spagnolo mancava la potenza necessaria per scalare le classifiche mondiali.  Aveva la curiosa abitudine scaramantica di farsi accompagnare sul ring da un nano. Avrebbe anche dovuto battersi con l'astro nascente Rocky Marciano ma l'incontro fu annullato per un infortunio a una mano di Rocky. Terminò la carriera nel 1951 e si trasferì in Florida dove è morto nel 2005.

Gino Buonvino

Gino Buonvino era nato a Bari anch'egli nel 1922 ma aveva cominciato il pugilato a Lucca dove si era trasferito. Proprio a Lucca iniziò il professionismo nel marzo del 1944 in verità con diversi risultati negativi inframmezzati però da una vittoria sull'ottimo Luigi Musina. Nel febbraio del 1947 conquistò il titolo italiano battendo Mentore Mazzali poi abbandonò il titolo per andare in America. Stabilitosi a New York dopo 3 match vinti ebbe l'onore di combattere al Madison Square Garden dove battè il modesto Willie Brown. Come Spagnolo anche Buonvino aveva il suo tallone d'Achille nella scarsa potenza. Era un buon tecnico, un incontrista, ma se un massimo non ha potenza sconta il problema contro gli avversari di alto livello. E Buonvino certamente ne affrontò. Fu lo stesso primo avversario americano di Spagnolo, Lee Savold, a togliere al barese ogni speranza di avvicinarsi al titolo mondiale battendolo per K.O. al 1° round al Madison. Buonvino divenne una sorta di collaudatore di alto livello e fu battuto da Roland La Starza, Nick Barone e da Rocky Marciano a Boston. in particolare contro Marciano si fece onore mettendo in mostra il suo talento. Se invece gli mettevano di fronte avversari meno pericolosi vinceva lui. Tornò in Italia per tentare la riconquista del titolo italiano ma nel 1951 a Milano non andò oltre il pari contro il campione in carica Giorgio Milan. Ripartì subito per gli Stati Uniti dove al Garden battè George Kaplan, un buon pugile che aveva battuto Spagnolo, ma fu poi velocemente messo K.O. sia da Joe Baksi che da Rocky Marciano e chiuse lì la carriera rimanendo a vivere a New York. E' morto nel 1986.

Bertola Enrico

Enrico Bertola era nato a Carrara nel 1922 ed aveva avuto una infanzia difficile nel quartiere più povero della città. A 16 anni scaricava sacchi di carbone. Iniziata la boxe è stato un buon dilettante tanto da arrivare al titolo italiano dilettanti dei pesi mediomassimi ai campionati del 1942 a Viareggio, a un passo da casa. Anche lui passò professionista nel 1944 e presto incontrò e battè Buonvino, perdendo e vincendo poi con Spagnolo. Nel settembre del 1946 conquistò il titolo italiano dei mediomassimi battendo a Livorno a Luigi Musina per poi abbandonare il titolo. Nel febbraio del 1947 fu messo K.O. al 5° round a Londra dall'idolo inglese Freddie Mills, futuro campione del mondo dei mediomassimi, ma uscì dal quadrato sotto gli applausi scroscianti dei tifosi inglesi ammirati dal suo coraggio. Nel settembre dello stesso anno conquistò il titolo italiano dei pesi massimi a Roma battendo Giovanni Martin. Lo difese in novembre mettendo subito K.O. Gerolamo Giusto nella sua Carrara ma abbandonò anche questo titolo per andare negli Stati Uniti a inizio  del 1948. Un pessimo inizio perché nessuno lo attendeva allo sbarco a New York dove fu subito arrestato e tenuto rinchiuso per qualche giorno prima che il suo nuovo manager americano lo rilevasse e lo portasse a Chicago. Era una boxe e un ambiente difficile e corrotto e Bertola era finito in mano a un gruppo di mafiosi di Chicago, sarebbe stata la sua rovina. Diventato una sorta di idolo della comunità italiana di quella metropoli, Bertola vinse 5 incontri di fila, l'ultimo dei quali a Newark. Era un pugile coraggioso, aveva più pugno di Spagnolo e Buonvino ma era sostanzialmente un mediomassimo salito di peso. Fu poi battuto per K.O. in 2 round da Bob Foxworth, un mediomassimo dal pugno fulminante la cui carriera sarebbe terminata anzitempo un match dopo a causa di un distacco di retina. Dopo 2 vittorie Bertola tornò in Italia per battere nuovamente Gerolamo Giusto e poi tornare negli Stati Uniti. Dopo una vittoria e una sconfitta ottenne il miglior risultato della carriera a Buffalo battendo Phil Muscato dopo 10 duri round.  Purtroppo Bertola però non stava bene dopo questo pesante match ma chi lo guidava trattò per lui un incontro contro Lee Oma a Buffalo per il 4 ottobre del 1949. Oma aveva già 33 anni ma era un cliente pericolosissimo. Molto dotato tecnicamente, molto apprezzato dalle donne, Oma era di quelli che spesso vincevano o perdevano a comando ed era un brutto soggetto che aveva passato dei periodi in prigione. Lasciato a briglie sciolte era un problema per chiunque tanto che avrebbe fatto soffrire anche il campione del mondo Ezzard Charles all'inizio del 1951 prima di lasciare la boxe. Fu il coraggio a risultare fatale a Bertola che gli resistette 10 riprese ma, tornato negli spogliatoi vomitò e perse conoscenza. Trasportato in ospedale vi morì il giorno dopo. Una operazione al cervello non fu sufficiente per salvarlo. Pare che il povero Bertola intendesse tornare in Italia per sposare la donna che amava con i soldi guadagnati in America e che gli fu accanto in quel drammatico dopo match.

 

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