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I pesi massimi italiani negli USA. Terza parte: Primo Carnera e...

 

...Innocente Baiguerra e Michele Bonaglia

 

 

Mi sarebbe piaciuto che Primo Carnera avesse scritto una autobiografia. Su di lui tanto è stato scritto di bene e di male, in Italia come negli Stati uniti. Di bene in modo acritico con qualche riverita eccezione in Italia, di male senza eccezioni negli Stati Uniti. Intendiamoci, sul piano pugilistico, sull'uomo nessuno ha da dire. Però in Italia da quest'anno Carnera fa parte della Hall of Fame, negli Stati Uniti non ci pensano nemmeno a candidarlo alla International Boxing Hall of Fame di Canastota, la più illustre. Scrivere di lui mi è sempre pesato, soprattutto quando non ho potuto evitare di farlo per "Fix!", il mio libro sui rapporti fra mafia e boxe. In quel caso, forse un po' vigliaccamente, ma soprattutto cercando una obiettività che temevo di perdere, mi sono affidato a libri e articoli di altri che scrivevano soprattutto in quel tempo americano o poco dopo.

La storia di Primo Carnera non intendo riproporla qui, la conoscono tutti quelli che si occupano di boxe e molti che di pugilato non si interessano. In fondo è la dimostrazione di come il famoso sogno americano possa trasformarsi in un incubo. Essere riusciti a sopravvivervi come fece Carnera è solo motivo di orgoglio, e il ritornare in quella terra lontana era un comunque riconoscere che avrebbe avuto lì una seconda opportunità, come infatti avvenne. Ma anche adesso mi accorgo di girarci troppo intorno.

Che Primo Carnera sia arrivato a una sfida mondiale a colpi di incontri truccati è, credo, una verità da consegnare alla storia a costo di essere accusati di tradire la Patria. Dubito molto sia stato l'unico. Anzi so che non è così. Ma siccome non sarebbe giusto non cercare di capire, e consapevole che i torti o le ragioni difficilmente siano solo da una parte, trovo che denigrare Carnera come ha fatto la stampa americana sia stato un atto di vigliaccheria se tale denigrazione non è stata espressa per altri, anche perché di quella particolare situazione il gigante di Sequals è stato soprattutto una vittima. E prendersela con Carnera anche per quello che di buono ha fatto su un ring è un esercizio facile e stupido, soprattutto non dimostra la dignità umana e sportiva che lui invece dimostrò soprattutto nelle sue sconfitte. E negare che il montante destro che gli diede il titolo mondiale fosse un colpo da K.O. è ingiusto, cattivo e persino stupido.

Ma questa rubrica giornaliera non è stata pensata per parlare di lui ma di chi lo ha preceduto e dei suoi epigoni e quindi su "Da Preem" non aggiungerò una riga se non per dire che Carnera fu nominato campione d'Italia quando conquistò il titolo mondiale, una cosa davvero singolare.

Primo Carnera

Quando Roberto Roberti, di cui ci siamo occupati ieri, fu considerato decaduto, il titolo italiano dei pesi massimi venne conquistato dal genovese di Sanpierdarena Innocente Baiguerra, un 23enne che a inizio 1931 sconfisse prima del limite l'inesperto goriziano Giacomo Bergomas. Anche Baiguerra, dopo aver perduto per il titolo europeo dal solito belga Pierre Charles prima del limite e aver difeso il titolo italiano contro l'ex campione europeo dei mediomassimi Michele Bonaglia, steso in un round, cedette alle sirene americane. Partì per gli Stati Uniti il 24 novembre 1932 senza nemmeno preoccuparsi di avvisare il suo manager e infatti il titolo italiano gli fu tolto immediatamente. Stabilitosi a New York Baiguerra debuttò all'inizio del 1933 alla St Nicholas Arena . Baiguerra vinse 5 match su 6 ma l'unico perso fu per K.O. al 1° round contro il migliore dei suoi avversari, Babe Hunt. Nel settembre successivo Baiguerra tornò in Italia a causa di un infortunio a una mano che necessitava di tempo per guarire e fu pesantemente multato dalla FPI . Nel 1935 Baiguerra tornò campione italiano battendo il calabrese di Bagnara Sante De Leo ma, forse per effetto di quella multa, non tornò più in America. L'anno dopo concesse la rivincita a De Leo, perse il titolo e non salì mai più sul quadrato.

Anche Michele Bonaglia quando non riuscì a fare più le 175 libbre del peso dei mediomassimi e fu costretto a lasciare il titolo europeo ebbe la sua avventura americana ma il campione piemontese, che pativa il cambio di peso, si fermò negli Stati Uniti per soli 4 mesi all'inizio del 1931 perdendo i tre match disputati. fra Boston e Providence. Neppure lui tornò mai più in America.

 

 
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