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Ogni pugile lascia una traccia dietro di sé

NazionaleMontreal

di Gualtiero Becchetti

Spesso mi capita di andare a rivedere foto pugilistiche del tempo che fu.
Ne possiedo migliaia gelosamente conservate e provenienti da ogni angolo d’Italia e del mondo. Pugili famosi e pugili sconosciuti. Campioni e modestissimi comprimari. Ma non scelte caso! Ciascuna di quelle immagini ha per me un significato particolare perché collegata a fatti, persone, aneddoti che sono stati importanti in certi momenti della mia vita. A dimostrazione che, senza neppure saperlo, anche la più modesta delle “comparse” che ha scavalcato le corde del ring una pur lieve traccia di sé l’ha lasciata.
Bellissimo, se ci si pensa…
Inoltre, spesso m’imbatto su Facebook, anche nelle fotografie pubblicate dall’indimenticato gallo azzurro e olimpico a Montreal “76 Nando Onori, instancabile organizzatore di “rimpatriate” con i vecchi amici e avversari dei “bei tempi” per rinverdire costantemente il legame tra gli eterni ragazzi che condivisero gli esaltanti saliscendi di un’avventura che li ha “marchiati” per sempre, come un tatuaggio dipinto nel cuore.
Osservando i loro volti attuali, sorridenti attorno ad una tavola imbandita o mischiati a tanti ex colleghi nella classica foto di gruppo “a squadra di calcio”, mi diverto a riconoscerli. Talvolta con facilità, altre con fatica e altre ancora proprio devo rinunciarvi. Poi ci sono ulteriori immagini connesse all’attività agonistica di quei favolosi anni “60/”70: trasferte con le squadre nazionali, match con i colori azzurri o della compagine d'appartenenza…
Inevitabili scattano le riflessioni, come una lampadina che s’accende all’improvviso nel buio. Alcuni di quei giovani divennero in seguito stelle di prima grandezza, altri ottimi e popolari pugili ma molti di più chiusero la loro parabola rapidamente e senza avverare le speranze che li circondava.
La boxe è una disciplina estremamente selettiva e senza scorciatoie. Tanti non avevano forse il talento per andare oltre o difettavano del necessario spirito di sacrificio o s’imbatterono in ostacoli imprevisti, in persone sbagliate oppure furono “spremuti” sino alla buccia quand’erano ancora frutti troppo immaturi.
Fatto sta che quelle foto hanno immortalato atleti sul futuro dei quali tanti appassionati avrebbero scommesso la casa e che invece si dipersero lungo l’impervio sentiero che conduce in alto.
Le carriere sarebbe sempre saggio valutarle alla fine e non all’inizio; il valore dei pugili soppesarlo con la bilancia dei risultati e non delle illusioni. Ma al cuore non si comanda…
Non importa.
O quantomeno non importa più come una volta. E’ tutto alle spalle ormai. Chi non ha radici non ha né passato, né presente, né futuro. Vale sempre questa regola.
Gli anziani-giovani che si ritrovano a sfidare qualche acciacco dell'età e i trigliceridi pur di rinnovare la gioia di ritrovarsi, sono un ottimo concime.
Un concime per le generazioni di domani. Un concime per uno sport-non solo sport colpito al cuore, ma che non s’arrende.
E con gli occhi puntati più avanti che indietro.

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