10 Maggio 1963-10 Maggio 2020.
Cinquantasettenne anni!
Ecco il brano tratto dal mio libro "Duran! Duran! Duran!" (Ed.BradipoLibri-Torino), in cui si rievoca una data immortale nella storia del pugilato italiano, quando 53.000 PAGANTI si accalcarono allo Stadio di S.Siro a Milano per la "bella" tra il nostro "super" Duilio Loi e il "marziano" di Portorico Carlos Ortiz. Nell'incredibile "contorno", avrebbe compiuto un passo decisivo verso la celebrità e un prestigioso futuro un peso medio argentino dalle inconfondibili sembianze da indio che pochi ancora conoscevano. Una vittima designata che invece quella notte compì un'impresa che stupì tutti. Oggi lo si definirebbe "extracomunitario", allora era semplicemente l' "oriundo" Juan Carlos Duràn....
Gualtiero Becchetti
...."Poi, ad inizio della primavera 1961, Juan Carlos ebbe finalmente la prima occasione importante della propria carriera italiana, con l’inserimento in un cartellone milanese, di spalla a prestigiosi reduci delle Olimpiadi romane, cioé Carmelo Bossi, Sandro Lopopolo e Franco Musso, con la ciliegina sulla torta rappresentata dallo stesso Ernesto Miranda. Al debutto su quello che era uno dei più importanti palcoscenici pugilistici d’Europa affrontò e batté largamente l’esperto e tenace pordenonese Gino Rossi, ma soprattutto piacque al pubblico ed era questa la cosa più importante.
In effetti, sui giornali e attraverso gli schermi televisivi in bianco-nero, teneva banco in quel periodo l’eventualità di una sensazionale “bella” tra Duilio Loi e il portoricano Carlos Ortiz, valevole per il titolo mondiale dei superleggeri. Nel primo match, a San Francisco nel Giugno del 1960, il formidabile ventiquattrenne pugile latino-americano aveva vinto d’un soffio e con verdetto assai poco limpido; tre mesi dopo più o meno la medesima cosa era successa a vantaggio del trentunenne sardo-triestino-milanese sul ring dello stadio di San Siro e con un’imponente cornice di pubblico. Vittorio Strumolo, patron della S.I.S (Società Imprese Sportive), che rivaleggiava con la ITOS del romano Rino Tommasi nell’organizzare stellare riunioni pugilistiche sul territorio italiano, mise di nuovo mano al portafoglio e intuendo l’ennesimo successo ai botteghini, stabilì per la sera del 10 Maggio la data del big-match, al quale offrì da contorno una serie di combattimenti di altissimo livello, primo fra tutti quello che avrebbe visto una vera e propria forza della natura e idolo dei tifosi meneghini, Giancarlo Garbelli, il quale appena cinque mesi prima aveva impattato con il triplo leggendario e imbattuto campione olimpicoLaszlo Papp, opposto all’assai più alto Juan Carlos in un test di avvicinamento alla cintura continentale.
Tutto sommato, Umberto Branchini non aveva neppure dovuto faticare molto a convincere Strumolo ad accettare il sudamericano; a parte gli appassionati di lungo corso, non molti conoscevano ancora Juan Carlos Duran, descritto come un flessuoso e divertente pugile, in possesso di buona tecnica, ma con i piumini alle mani e tanto sottile da sembrare un fuscello. A Ferrara, non appena si diffuse la notizia, l’opinione pubblica si divise in due tronconi: da una parte quello nettamente maggioritario che riteneva l’argentino bravino, però troppo tenerello per il guerriero lombardo; dall’altra, capitanati da Nando Strozzi, i pochi irriducibili che consideravano l’opportunità alla stregua di un insperato “13” al Totocalcio.
“Ma dove vuoi che vada? Al g’ariva all’imbrigul (gli arriva all’ombelico)-Sentenziò il tecnico, il cui ultimo sorriso risaliva probabilmente al 1933, quand’era diventato campione italiano dei medi dilettanti-Garbelli parte sempre come un matto, ma Duran lo fa sfogare, si muove sulle gambe, poi gli tira cento jab a ripresa e vince... Che problema c’è?”. Alla sicurezza quasi scientifica con cui quella specie di “Mangiafuoco” dell’angolo si preparava al match, faceva da contraltare la paura degli amici e soprattutto di Augusta, che di boxe sapeva poco, ma il nome di Garbelli incuteva allora ammirazione e rispetto anche alle massaie che andavano a fare la spesa, tant’era famoso...
“Ma sei sicuro che lo puoi incontrare?-Disse per la prima e ultima volta a Juan Carlos una delle tante volte in cui era andata ad aspettarlo all’uscita della palestra-È un pugile molto forte e famoso e tutti tiferanno per lui, in più lui combatterà in casa e tu sei uno straniero”. A tali parole Duran s’accese come un secchio di benzina su un fiammifero: “Che ti salta in mente? Sei scema? Non sai che io ho battuto Selpa? Che mi frega di Garbelli, che non so neanche chi sia (era vero...); ma tu credi che sia venuto qui in Italia per fare qualche match, per prendere un po’ di soldi e tornarmene a casa? Io voglio diventare un campione e non permetterti mai più di fare questi discorsi con me. Vado a Milano per batterlo e ci riuscirò...”. La sfuriata di Juan Carlos ebbe un effetto a tempo indeterminato su Augusta, perché da quel giorno in poi colei che sarebbe diventata sua moglie mai più osò discutere sul nome dei rivali, tenendosi le tante paure, le incertezze e talvolta le angosce celate il più possibile nella cassaforte del cuore, come fanno quasi tutte le donne che condividono la vita di un pugile.
Quel fatidico giorno, nella tarda mattinata, diverse auto di amici e appassionati si erano date appuntamento sotto la statua di Savonarola, al’ombra del Castello Estense, e l’elettricità della spedizione (Milano sembrava molto più lontana di quanto non sia oggi) era testimoniata dalla presenza di parenti, passanti e appassionati che ne seguivano con curiosità ed emozione le operazioni di partenza, salutandoli come se fossero soldati diretti al fronte. Tra questi, c’erano Angelo Pellegrinelli (che di Juan Carlos sarebbe diventato parente, sposando la sorella di Augusta), Gallottini il commerciante di eleganti tessuti sotto i portici del duomo, “Pancino” Vendemmiati, Ughetto la memoria storica del pugilato, Spartaco Ganzaroli il venditore d’elettrodomestici, Resca il salumiere e tanti personaggi i cui nomi oggi non dicono nulla, ma a quei tempi figure popolarissime in città.
Mentre il sole stava tramontando, 53.000 paganti sedevano sugli spalti di San Siro e nelle poltroncine sul campo, oltre a migliaia di “portoghesi” e invitati, con ampia rappresentanza di vip dello spettacolo, della politica e dell’economia. Conclusi i preliminari di Plinio Scarabellin, Ernesto Miranda e Alberti Serti, rispettivamente vittoriosi su Whitehurst, Scarponi e Mastellaro, attraversò il prato Juan Carlos Duran e vedendolo, molti storsero il naso e cominciarono a sorridere pensando cosa sarebbe successo a quell’acciuga tra le mani pesanti di Garbelli. Mentre un frizzante venticello avvolgeva San Siro, il match ebbe inizio e il pugile di casa partì all’arrembaggio con frenetiche e incisive serie a due mani, prendendo di mira soprattutto i fianchi dell’argentino che pareva una canna nel bel mezzo di una tempesta; agli applausi dei milanesi faceva da contraltare il preoccupato, quasi rassegnato silenzio della minuscola rappresentanza ferrarese, alla quale la dura e impassibile maschera di Strozzi all’angolo non era sufficiente a dare conforto...
Uno, due, tre round di martirio poi dapprima in maniera quasi impercettibile, quindi con sempre maggiore incisività, il lungo e ossessionante jab sinistro di Juan Carlos cominciò finalmente a muoversi. I ferraresi si ricomposero sulle poltroncine, raddrizzarono la schiena e avvolti nella nube di fumo delle loro sigarette ripresero colore. Il repertorio tecnico di Juan Carlos, fatto di un instancabile gioco di gambe, di millimetriche schivate sui fianchi che parevano di gomma e di un’infinità di colpi lunghi, precisi e saettanti scalfì un po’ per volta la carica agonistica e soprattutto il morale di Garbelli, il quale poco amava gli avversari alti e sguscianti, prediligendo lo scontro duro e viso a viso. Più il pubblico ammutoliva e più aumentava la fiducia degli irriducibili tifosi di Duran e nell’intervallo prima della decima ripresa, quasi a sancire una specie d’incoronazione, al “fuori i secondi” Strozzi mormorò a Juan Carlos: “Adesso fai quello che vuoi”.
Tale episodio egli non l’avrebbe mai più dimenticato. Tre minuti dopo l’entusiasmante rimonta del semisconosciuto argentino, che tale non sarebbe mai più stato, si concludeva con le braccia alzate in segno di vittoria e di fronte all’imponente pubblico di Milano, che di ì a poco avrebbe assistito al trionfo di Duilio Loi su Carlos Ortiz. I telefoni cellulari allora neppure li si immaginava nè la Rai trasmetteva la manifestazione, però il telegiornale teneva in così alta considerazione il pugilato da annunciare persino i risultati degli incontri di contorno agli eventi più importanti e così fu anche quel giorno; lo speaker di turno, in attesa del match di Loi, elencò i verdetti della serata in corso e in molte case di Ferrara s’alzò un grido trionfale, soprattutto in via Vaspergolo n°6, ad un tiro di fucile dalla Cattedrale, dove abitava Augusta con la sua famiglia...
I giorni seguenti furono indimenticabili per Duran (che è sempre stato pronunciato in Italia con l’accento sulla “u” e non sulla “a”, come si sarebbe dovuto...); sui giornali, sportivi e non, di spalla al successo di Loi si parlava di questo sconosciuto argentino che aveva battuto a sorpresa Giancarlo Garbelli e la sua fama cominciò a dilatarsi rapidamente ben oltre i bastioni di Ferrara. Nel frattempo, sempre tenuto d’occhio con affetto e sospetto nello stesso tempo dal babbo e dalla mamma di Augusta, andava assumendo sempre maggiore ufficialità il fidanzamento con la bionda ragazzina che, con trent’anni di anticipo sui tempi, prima o poi si sarebbe unita per sempre con un emigrante al contrario dalle sembianze da indio, insomma, un extracomunitario che non vendeva cianfrusaglie sulla spiaggia né lavava vetri ai semafori, ma offriva alla gente il proprio talento nella Nobile Arte"...



