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Il pugilato italiano tra la tempesta del virus e la possibilità di rinascere

Burrascadi Gualtiero Becchetti

Si ricomincerà. Non si sa sa ancora quando, ma si ricomincerà. 

Il pugilato italiano, con tutta la prudenza indispensabile, dovrà tornare nelle palestre e sul ring quanto prima perché non può permettersi, in momenti già molto difficili di per se stessi, di cedere passivamente allo tsunami malefico del corona-virus.
Le associazioni dilettantistiche soffocate dall'inattività e dai nuovi tremendi problemi economici sommatisi a quelli vecchi, gli atleti (sia dilettanti che professionisti) esposti ai rischi della demotivazione e del progressivo allontanamento dalla propria passione, il pubblico che ha altre vitali incombenze a cui pensare e quindi sempre più lontano dalla boxe e da altre questioni che non hanno a che fare con il piatto di minestra da portare in tavola quotidianamente.
E la paura...
La paura reale, giustificata, dipinta con il dolore di oltre trentamila connazionali perdutisi lungo il cammino e spesso neppure confortati da un ultimo saluto.
E in più la paura irresponsabile e persino sospetta sparsa a piene mani da politici e scienziati capaci di spiegare con insopportabile frequenza tutto e il contrario di tutto, mentre la gente come me e come voi, che di virus e pandemie non sa niente, avrebbe bisogno di poche parole certe, univoche, autorevoli e senza equivoci...
Quando il gong risuonerà di nuovo nei palasport e nelle piazze mille cose saranno cambiate, nel pugilato come nella vita di ogni giorno.
Sarà difficile se non impossibile andare a cimentarsi all'estero. Sarà impensabile ingaggiare atleti di altri Paesi, dopo che l'Italia é sulle prime pagine dell'intero pianeta descritta come se fosse un lazzareto di appestati di manzoniana memoria. Sarà utopico prevedere lunghi voli aerei o in treno con le restrizioni che essi comportano.
Unica soluzione: combattimenti tra italiani!
E in questa prospettiva, che a prima vista corrisponde al "raschiamento del barile" è, almeno secondo me, insita invece la scintilla della rinascita. Voglio e devo essere ottimista, come tutti coloro che amano qualcosa e non vogliono che muoia.
Da anni e anni si va dicendo che l'interesse degli spettatori e la crescita tecnica e caratteriale dei pugili passa solo attraverso l'allestimento di match veri e della scomparsa di quelli fasulli, inutili, patetici e "scaccia-pubblico" basati su "tuffatori" provenienti da ogni dove per mettere in tasca una manciata di euro e allungare i fasulli record di molti nostri rappresentanti.
Ora, volenti ma ancora di più nolenti, ciò dovrà accadere per forza.
Finalmente.
Le sfide tra italiani saranno vere, intense, seguite da tifosi con curiosità e incertezza e soprattutto cancelleranno un po' alla volta l'artificiale e insopportabile mito dell'imbattibilità costruita su rivali che neanche sanno allacciarsi i guantoni. Si vincerà, si perderà, si disputerenno combattimenti all'insegna dell'1-X-2 e avranno luogo rivincite e "belle", senza la pretesa di salire sul ring solo quando il verdetto é già scritto ancora prima che i match abbiano inizio.
Come accadeva un tempo.
Quando i palasport erano pieni e i pugili guadagnavano in termini di popolarità e di portafoglio.
Quando i record presentavano anche segni "meno" ma garantivano uomini con gli attributi tecnici, caratteriali e fisici tali da potere battersi sempre a testa altissima, qualsiasi fosse la posta in palio e il nome dell'avversario.
L'Italia pugilistica dovrà quindi, sempre a mio modestissimo parere, imparare a fare da sè, a misurare e sperimentare le proprie reali forze, ad opporre il migliore al migliore e il mediocre al mediocre con alte possibilità che entrambi potranno offrire spettacolo sull'onda dell'equilibrio.
Poi, quando un giorno finalmente accadrà di avere il vaccino e la pandemia rientrerà nei ranghi di una comune influenza e i politici e gli scienziati la finiranno di raccontarci ogni cinque minuti che il fuoco brucia e l'acqua bagna, ma pure il contrario...Ecco, allora avremo riconquistato la normalità e forse ci renderemo conto, ma soprattutto se ne renderanno conti i pugili, che in Italia si sono nel frattempo temprati atleti veri, in grado di guardare da pari a pari chiunque.
Ma adesso prepariamoci a resistere agli estremi turbini di tempesta che il virus e la situazione sociale ci riserveranno. Ciascuno con le proprie forze, con i propri cari, con l'orgoglio e la tenacia entratici nel DNA attraverso millenni di Storia, senza fare troppo conto sui tanti ammiragli che affrontano il mare in burrasca solo dalla terra ferma, mentre i marinai lottano invece con indicibile coraggio contro i marosi e le correnti.
Sarà dura, ma ce la faremo. Una volta ancora. Come italiani e pure come amanti della Nobile Arte.

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