Ci sono diversi motivi per cui un ragazzo comincia a fare pugilato e uno di questi è indubbiamente lo stato di necessità. E’ il caso di Deontay Wilder, il nr 2 delle classifiche del TBRB fra i pesi massimi che, dopo aver provato alcuni sport fra cui il basket e il football americano, si è avvicinato tardi alla boxe, a 19 anni. Il motivo è che con la boxe ha capito di poter guadagnare meglio, lui aveva già una bambina nata con una grave malformazione e le cure erano molto costose, soprattutto in un Paese come gli Stati Uniti dove non esiste un servizio sanitario nazionale come da noi. Nato a Tuscaloosa, Alabama, il 22 ottobre 1985, Wilder ha conquistato la medaglia di bronzo fra i massimi (non supermassimi) alle Olimpiadi di Pechino del 2008 battuto in semifinale dal nostro Clemente Russo.
Passato professionista il 5 novembre dello stesso anno Wilder ha infilato una lunghissima fila di vittorie in pochissimi round alcune delle quali destarono qualche sospetto di acquiescenza da parte di alcuni avversari ormai lontani dall’avere ambizioni. In realtà solo dal 2013 ha cominciato ad avere nel record nomi di un certo rilievo come Audley Harrison, Siarhei Liakhovic, Malik Scott.
Il 17 gennaio 2015 ha conquistato il titolo di sigla WBC battendo l’haitiano-canadese Bermane Stiverne che è stato il primo a costringerlo a una vittoria “solo” ai punti. Wilder ha difeso il titolo contro, nell’ordine, Eric Molina, Johan Duhaupas, Artur Szpilka, Chris Arreola, Gerald Washington, Bermane Stiverne, Luis Ortiz. Una caratteristica abbastanza comune di queste difese è che sono terminate tutte prima del limite con qualche difficoltà in alcune fasi del match, in particolare contro Ortiz, l’unico però contro il quale Wilder sia stato vicino alla sconfitta.

Poi è venuta la difesa del primo dicembre 2018 contro Tyson Fury davanti al quale Wilder si è trovato in difficoltà tecniche ma ha atterrato due volte il gigante inglese salvando il titolo con un pareggio che certamente lo ha favorito. Messo poi velocemente K.O. il connazionale Dominic Breazeale, Wilder si è ritrovato di fronte il cubano Ortiz il 23 novembre 2019 trovandosi in imbarazzo tecnico ma risolvendo l’incontro al solito con un improvviso K.O. Infine è arrivata la rivincita recente contro Tyson Fury che gli ha tolto il titolo WBC atterrandolo due volte e battendolo per K.O.T. (getto della spugna) al 7° round.
Wilder, alto 2 metri e 1 centimetro, è sempre stato seguito fin dai primi passi dal trainer Jay Deas a cui si è affiancato l’ex campione del mondo e olimpionico Mark Breland dal passaggio al professionismo di Wilder. La parte manageriale e organizzativa è stata curata prima da Deas, poi da Shelly Finkel e infine da Al Haymon. Wilder è stato per lungo tempo l’unico peso massimo statunitense di livello a testimonianza di una crisi di “vocazioni” dovute al dirottamento dei colossi soprattutto neri verso altri sport.
La caratteristica migliore di Wilder è sicuramente la potenza esplosiva del suo destro che è stata paragonata a quella che possedeva Earnie Shavers, considerato da molti il picchiatore più potente della storia. Considerato che Wilder si sia affacciato tardi alla boxe Deas e Breland hanno decisamente puntato sulla sua caratteristica più naturale aggiungendo un buon posizionamento sulle gambe nel portare il destro e un buon jab sinistro. Un’altra caratteristica positiva è la pazienza nell’attendere l’apertura giusta, confortata dalla consapevolezza della propria potenza risolutiva. Punti negativi sono la schematicità dell’azione, la tecnica generale non di primo livello, una difesa approssimativa e, forse dato che si è visto solo ultimamente contro Fury, una certa maggior sensibilità al lavoro al corpo. Dal punto di vista della personalità è andato qualche volta oltre le righe con dichiarazioni non accettabili ma sembrano essere solo state esagerazioni per promuovere un evento.
Nel suo futuro un terzo match con Fury previsto dal contratto in cui partirà nettamente sfavorito e che rischia in caso di sconfitta di tagliarlo fuori dal giro più importante. I 34 anni non sono più una età proibitiva ma certo non lo aiuteranno d’ora in poi anche perché ogni miglioramento tecnico sembra ormai impossibile. Allo stesso modo non dovrebbe aiutarlo una eventuale e ventilata separazione dai suoi due allenatori ma un pugile con la sua potenza rimane comunque molto pericoloso.



