
Il 20 febbraio del 1993, domani saranno trascorsi esattamente ventisette anni da quel giorno, Julio Cesar Chavez difendeva il mondiale WBC dei superleggeri battendo per kot 5 Greg Haugen. C’erano 136.274 spettatori quella sera allo Stadio Azteca di Città del Messico, record di affluenza per un match di pugilato. Primato mai battuto.
Haugen, soprannominato The Dog (il cane) aveva offeso JC e i messicani.
“Chavez ha messo giù soprattutto tassisti di Tijuana”.
Sapeva benissimo che tra gli oltre ottanta rivali sconfitti da El Campeon c’era gente di talento.
Il texano sparlava perché pensava fosse una buona tattica.
Poche parole nella risposta di Chavez, abbastanza per capire come avrebbe trattato il rivale.
“Quando mi guarda, mi viene voglia di vomitare. Subirà la peggiore lezione della sua vita”.
JC picchiava duro sul corpo e sul volto di Haugen, ma non affondava i colpi sino in fondo. Voleva tenerlo in piedi, prolungare quella sorta di tortura. Non lo metteva knock out di proposito.
Solo l’intervento dell’arbitro Joe Cortez poneva fine a quel massacro.
“Ora saprà che non è facile fare a botte con i tassisti di Tijuana” commentava JC.
“I tassisti di Tijuana devono essere dei tipi difficili e duri” rispondeva con ironia il texano.



