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La scalata verso il successo di Loris Stecca

 Stecca Loris s.gallo Wba
 

A Sassari nell'aprile del 1983 Loris Stecca sale sul ring insieme al non irresistibile inglese Steve Sims per il vacante titolo continentale dei piuma, Loris aggredisce l'avversario dal primo istante e quello è per lunghi tratti in sua balìa. Tutto finisce al settimo round, per ko tecnico. A casa Stecca, dove la boxe era vista come la peste, ci si ritrova con un campione europeo di ventitré anni, e un altro ragazzino, Maurizio, che sta facendo una grande carriera dilettantistica e che è tra i papabili per essere selezionato per le Olimpiadi dell'anno successivo. Ma in Romagna c'è un altro talento che fa il peso piuma, è giovane anche lui, è succeduto a Loris nel titolo italiano e vuole togliergli la cintura europeo. Si chiama Valerio Nati e il match tra i due talenti romagnoli diventa inevitabile a Camaiore il 5 agosto '83. E' una battaglia di gran livello, i due ragazzi non si risparmiano e lottano dal primo all'ultimo gong. Ai punti il titolo resta a Stecca, che si prende qualche mese poi, dopo un test a gennaio, ecco che Branchini gli ha preparato il piatto forte, perché il ferro va battuto quando è caldo: il match per il titolo mondiale.

Ma qui si apre un ragionamento: i campione mondiali dei pesi piuma delle più importanti federazioni sono tipi poco raccomandabili (il panamense Eusebio Pedroza della Wba) oppure con impegni già presi (il portoricano Juan Laporte, succeduto al defunto Salvador Sanchez, che deve affrontare a breve il fortissimo Wilfredo Gomez, da cui sarà sconfitto), quindi bisogna guardarsi un po' intorno. Nella categoria di peso inferiore, i supergallo, per la Wbc è campione l'ottimo americano Jaime Garza, da evitare come la peste, ma per la Wba è campione un dominicano residente a Porto Rico, pugile di grande talento e dal discreto curriculum, Leonardo Cruz, ma già in là con gli anni (trenta, quasi sette più di Stecca) e dato in fase calante di carriera. Può essere l'uomo giusto per essere messo in difficoltà dalla freschezza di Stecca, che però deve sottoporsi a sacrifici e rinunce per perdere quei due o tre chili e rientrare in quella categoria di peso. Per permettere il match e concedere la disputa in Italia, la Wba però impone una clausola indispensabile: in caso di vittoria, Stecca dovrà andare a Porto Rico tre mesi dopo e difendere la cintura contro un pugile locale, tal Victor Callejas, che si dice essere un protetto della dirigenza della stessa Wba, guarda un po' la coincidenza quasi tutta portoricana.

E' il 22 febbraio 1984 e al Palazzo dello Sport di Milano, pieno zeppo in ogni ordine di posto, va in scena il match della vita del giovanissimo riminese. Troppo facile pronosticare che il match sarà una battaglia senza esclusione di colpi, per la tv la racconta con toni epici il grande Rino Tommasi. I round si susseguono, nei primi cinque Stecca tiene bene il ring ma è Cruz che con la sua esperienza si fa preferire. Già da subito i due pugili si scambiano colpi terribili e la determinazione la fa da padrona ma ci sono da fare quindici riprese, che sono tantissime, e la freschezza e la giovinezza di Stecca alla lunga si potrebbe far sentire. Nel sesto round Loris inizia una decisa rimonta, compie una settima ripresa eccellente e in quella successiva spesso il campione si ritrova in balìa dei suoi colpi. Al nono round Stecca però deve rifiatare, Cruz tenta il tutto per tutto, lo sfidante è quasi sempre alle corde, incassa colpi durissimi ed è a un passo dall'atterramento. Con un coraggio pescato chissà dove Stecca resta in piedi, anzi sul finale replica da fenomeno a due mani. La decima ripresa è interlocutoria, in quella successiva Cruz colpisce due volte sotto la cintura ed è penalizzato di un punto, la battaglia si riaccende feroce e esce fluentemente sangue dal naso del romagnolo. All'inizio del dodicesimo round i cartellini dei giudici dicono che la situazione è in perfetta parità (in uno ci sono due punti per Stecca, in un altro due punti per Cruz, nel terzo c'è il pari, mentre Tommasi, nel suo mitico “personalissimo cartellino”, ha almeno un punto di vantaggio per il campione dominicano), e Loris sta sciorinando la sua solita azione di colpi insistiti e di ricerca del corpo a corpo. All'improvviso Stecca fa partire un preciso montante sinistro che si schianta sul viso del campione e letteralmente gli spegne le lampadine. Cruz cede di schianto, gira le spalle all'avversario e abbandona. L'arbitro non può fare altro che decretare il ko tecnico. A nemmeno ventiquattro anni finiti Loris Stecca è campione del mondo, il più giovane italiano della storia a riuscire nell'impresa, a dieci anni dalla prima volta che è entrato in una palestra.

Bacci Andrea Prima del limite

ESTRATTO DAL LIBRO "PRIMA DEL LIMITE. STORIE DI PUGNI DATI SUL RING E PRESI DALLA VITA" DI ANDREA BACCI (BRADIPOLIBRI EDITORE)

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