
In un elegante volume di 287 pagine gli autori Giuliano Musi e Lamberto Bertozzi raccontano con aneddoti e curiosità la storia di un Campione della boxe entrato nel Mito e la vita di un uomo riservato, tranquillo che amava la sua campagna a Pieve di Cento e che ha lavorato la terra fino all’età di 86 anni
di Maurizio Roveri
“Cesco, ricordati quando sei sul ring che anche il tuo avversario ha una mamma”.
Troverete questa frase, sùbito, appena aprirete il libro di Giuliano Musi e Lamberto Bertozzi su Francesco Cavicchi il pugile contadino. Sopra la copertina del libro scritto da Giuliano Musi e Lamberto Bertozzi. Con le fotografie di Walter Breveglieri.
In quella espressione c’era tutta la sensibilità e tutta la delicatezza d’una una madre. Preoccupata non soltanto per il proprio figlio che aveva scelto la strada del ring ma anche (e forse soprattutto…) per l’avversario, destinato a trovarsi davanti il fisico maestoso e possente di quel suo ragazzone dai pugni pesanti.
La frase è di Angiolina Taddia. La mamma di Francesco Cavicchi. Aveva l’abitudine di dare questa raccomandazione al suo “Cesco” quando lasciava casa, e la campagna di Pieve di Cento, per andare a fare un combattimento di pugilato. Quanto amore c’è nel cuore d’una mamma!
Ebbene, Cesco (“Cesco” per i pievini, mentre nella Bologna che s’infiammava per lui era “Checco”) è cresciuto con gli importanti valori che i suoi genitori - Vincenzo e Angiolina - gli hanno trasmesso. E che lo hanno accompagnato per tutta la vita. Valori come la semplicità, l’umiltà, il rispetto, l’equilibrio, il sentimento, il sudore della fronte. Una persona per bene, un Omone molto logico nel suo modo di pensare e di essere. Francesco Cavicchi nella sua vita ha sempre avuto idee chiare. Semplici e giuste.
Cavicchi in campagna nella sua Pieve di CentoNon è vero che Cavicchi non amasse la boxe. Se non l’avesse amata, non si sarebbe sobbarcato tutti i giorni in bicicletta il viaggio da Pieve a Bologna e ritorno per andare ad allenarsi nella palestra della Sempre Avanti in via Maggia (i primi tempi era così, poi scelse di muoversi con il treno, la Littorina dove fece conoscenza con la dolcissima Anna Maria che poi sarebbe diventata sua moglie. E quando cominciò a guadagnare un po’ di soldi si comprò una Fiat “Giardinetta”). Se Cavicchi non avesse amato la boxe non avrebbe sostenuto 89 match da Professionista. E non sarebbe arrivato dov’è arrivato. Ci vuole passione - tanta, e forte - per sopportare tutti i sacrifici che la vita di pugile richiede.
Pensate: in quel 1955, l’anno del titolo Europeo, e dei sessantamila spettatori allo stadio Comunale di Bologna, Checco venne fatto salire sul ring diciannove volte. Diciannove combattimenti in un anno, anzi neanche. Undici mesi, per la precisione: dal 10 gennaio al 17 dicembre. E proprio nel bel mezzo di quella “pazzesca” attività ci fu la sfida mitica del 26 giugno con Heinz Neuhaus, il tedesco al quale Cavicchi tolse il titolo europeo dei massimi vincendo ai punti una battaglia durata 15 estenuanti round. Di fronte ad una folla enorme. Quel giorno memorabile s’infilarono nello stadio bolognese oltre sessantamila persone. Per l’esattezza 62.500, ha precisato Giuliano Musi nel corso della presentazione del libro.
Oggi sarebbe cosa impensabile, e improponibile, far combattere un peso massimo professionista diciannove volte in un anno.
La passione, il sacrificio, la fatica, la capacità di gestire la sofferenza sono risorse che il Campione di Pieve di Cento possedeva in abbondanza. Accanto ad una apprezzabile tecnica.
Nè gli poteva far difetto il coraggio, perchè se non hai coraggio non attraversi neppure le corde del ring. Soprattutto non diventi campione d’Europa dei pesi massimi. E numero 9 nel mondo… quando nel mondo, a quei tempi, c’erano personaggi come l’imbattuto e imbattibile Rocky Marciano, e Archie Moore, Bob Baker, Tommy Jackson, Nino Valdes, Don Cockel, Ezzard Charles, Earl Walls, John Holman e, appunto, Francesco Cavicchi. Questo il ranking redatto nel 1955 dal grande giornalista e scrittore Nat Fleischer. Ed era lui, l’americano Nat Fleischer, con la sua popolarissima rivista “Ring Magazine”, a fare testo. Dai primi Anni Venti fino al 1972, anno della morte di questo grande giornalista e scrittore e “storico” della boxe.
Il fisico imponente del colosso di PieveLa potenza di Cavicchi. Ecco: quella potenza, che derivava da una straordinaria struttura fisica e muscolare, era una risorsa che Francesco Cavicchi non sempre riuscì ad esprimere totalmente. Sia chiaro: ha buttato giù 45 avversari (battendoli per KO o per KOT) su 71 match vinti. Percentuale impressionante di successi prima del limite. Ci fu un periodo, che va dal 2 luglio 1954 al 13 aprile 1955, nel quale Cavicchi vinse per knock-out 16 match dei 18 combattuti. Le altre 2 volte si aggiudicò gli incontri “solo” ai punti…
Numeri come questi indicano che Cavicchi ha spesso fatto esplodere i suoi pugni pesanti.
Quei cazzotti “i eren nusòn da sbrisler al carbur”, ricordavano suoi vecchi tifosi qualche tempo fa. Usando il dialetto per dare un’immagine più diretta, immediata, efficace. Traduzione: Erano dei nocioni (colpi molto duri) da sbriciolare il carburo.
Frasi, aneddoti, racconti mirabolanti ascoltati in osteria e che lo scrittore Agide Vandini ha poi riportato in uno “speciale” dedicato al colosso di Pieve di Cento su “L’Irola de’ Filés”.
Ma non sempre Cavicchi aveva il “fuoco” dentro. Come la gente si aspettava e - esageratamente - pretendeva. Tirare pugni ad un altro pugile non lo esaltava. Checco (o Cesco) combatteva per vincere. Non per fare male ai suoi avversari. E allora accadeva che, a volte, schiantava in fretta chi gli stava davanti sul ring, e altre volte si limitava all’essenziale. Inoltre, ci sono stati anni nei quali Cavicchi ha avuto un’attività molto intensa, soprattutto per un peso massimo. E’ evidente, pertanto, che non potesse essere sempre al top del rendimento.
Grande, forte, potente, sì. Ma non un robot.
E allora ecco quella famosa frase, così vera, così profonda, che disse Cavicchi. E che viene riportata nel libro di Musi e Bertozzi sotto la foto in IV di copertina. “Perchè dare dieci cazzotti se ne bastano otto per vincere?”.
E ancora: “Non ho mai rischiato di prendere un pugno in più, se proprio non serviva. Non è obbligatorio essere eroi”.
Sono espressioni piene di buon senso. Indicano l’intelligenza e la semplicità del personaggio. Quando attorno a lui era tutto esaltazione e fanatismo, ma anche disprezzo, eh sì, perchè andavano a vedere il colosso di Pieve anche coloro che non vedevano l’ora d’una sua sconfitta o di una brutta prestazione per gridargli di tutto e tirargli le monetine, Checco Cavicchi aveva la solidità mentale e la dignità per mantenere il giusto equilibrio. Chiaro che i fischi e le monetine dei denigratori gli facevano male. E non meritava d’essere trattato così.
Lui, il Campione che ha trascinato più di sessantamila persone dentro lo stadio di Bologna, lui che era talmente popolare da paralizzare letteralmente il traffico nel centro della città quando combatteva in Sala Borsa perchè si formavano file lunghissime di gente che voleva entrare (cosicchè… fu per Cavicchi e per contenere tutto il suo “popolo” che venne fatto costruire nel ’56 dal Sindaco Dozza il Palasport di Piazza Azzarita), ebbene Francesco Cavicchi paradossalmente non amava le folle. Lo imbarazzavano. Lui così riservato, lui uomo tranquillo, lui il pugile contadino che adorava la quiete della sua campagna. Conosceva la fatica del lavoro nei campi, e quella fatica gli piaceva. Amava il mondo dov’era nato, cresciuto e dove tornò dopo gli anni ruggenti del pugilato.
La locandina del 26 giugno 1955 quando Cavicchi sconfisse Neuhaus e diventò campioneA Bologna, alla presentazione del libro edito da Minerva Soluzioni Editoriali erano presenti, oltre agli autori Giiuliano Musi e Lamberto Bertozzi, anche i figli di Francesco Cavicchi: Sanzio e Claudia. Nella Sala Convegni del Palazzo del CONI, a fare gli onori di casa c’era il presidente del CONI regionale, Umberto Suprani. Assieme al vicepresidente del comitato regionale della Federboxe, Adriano Guareschi. Con stile e competenza Marco Tarozzi ha condotto l’interessante e gradevole presentazione.
“Francesco Cavicchi il pugile contadino” è un elegante volume di 287 pagine. Che si avvale di bellissime e romantiche immagini in bianco e nero del grande fotografo bolognese Walter Breveglieri.
Giuliano Musi, un amico, per tanti anni mio collega nella Redazione del quotidiano sportivo STADIO, ha pubblicato per Minerva Edizioni diversi libri. Tra i quali ricordo “Il Giro del Mondo di Tartarini e Monetti su Ducati 175”, “Il Cucciolo un gigante”, “I Pulismani”, “100 anni del Moto Club Ruggeri”, “Punpir ed Bulaggna”, “Pagotto, un calcio anche alla morte”, “Romano Fogli, classe e lealtà mondiali” e due romanzi gialli: “I Glossatori”, “Il Contabile”. Inoltre, è co-autore con Adriano Bacchi Lazzari del volume “Bologna canta. Le voci, i musicisti, le sale da ballo” e “Bologna all’Opera. Le voci più prestigiose nate sotto le due torri dal 1600 al 1980”. E poi, co-autore anche di “Nilla Pizzi, storia di un sogno” assieme a Italo Pozzi. In collaborazione con Lamberto Bertozzi, Giuliano ha scritto “Dal rossoblù all’azzurro”, “Andavamo al Madison” e, appunto, “Francesco Cavicchi il pugile contadino”.
Musi ha cominciato a scrivere il libro poco dopo la morte di Cavicchi avvenuta il 23 agosto 2018. All’età di 90 anni. E nel raccontare la persona, la vita e le imprese sportive di Cesco, i suoi valori, il profondo amore per la famiglia, per la campagna e per il lavoro nei campi, Musi si è immedesimato in Francesco Cavicchi. Ha avuto la felice intuizione di raccontarlo scrivendo in prima persona. Come fosse lui, Checco (o Cesco) a raccontarsi. Con uno stile diretto. Che arriva immediatamente al lettore, coinvolgendolo.
Lamberto Bertozzi, appassionato di ricerche storiche (in particolare sul mondo del pallone) è uno dei massimi collezionisti italiani di materiale sportivo. Possiede un enorme archivio di dati, di giornali e riviste. Di questo libro “Francesco Cavicchi il pugile contadino” ha curato tutta la parte statistica, ricostruendo la carriera dilettantistica e - match per match - tutta la parte professionistica, dal 1952, il debutto l’1 ottobre a Bologna con successo per abbandono del suo avversario Mario Azzarà al secondo round, fino alla fine di un prestigioso cammino con la sconfitta per abbandono contro Tommy Fields il 25 febbraio 1963 a Bologna. Un’attività Pro che ha abbracciato undici anni intensissimi, attraverso 89 combattimenti, 71 vittorie, 14 sconfitte e 4 match pari.
Claudia e Sanzio, i figli di Francesco CavicchiWalter Breveglieri, grandissimo fotografo bolognese, fondò l’agenzia Fotowall sul finire degli Anni Quaranta. Diventando corrispondente fotografico per l’Emilia Romagna della Associated Press & United Press, nonchè collaboratore dei più quotati giornali nazionali. La vita professionale di Breveglieri si è intrecciata con quella di molti giornalisti, tra i quali Enzo Biagi e Giorgio Vecchietti. Ha documentato molte edizioni del Giro d’Italia e del Tour de France, seguendoli in moto. Ha documentato processi di grande impatto sull’opinione pubblica, come ad esempio quello a Walter Reder condannato per la strage nazista di Marzabotto. Ha documentato avvenimenti sportivi, alluvioni, elezioni, la vita quotidiana. Con i suoi oltre 200 mila negativi ha illustrato per mezzo secolo i fatti importanti della cronaca bolognese e nazionale. Nato a Crevalcore nel 1921, Walter Breveglieri si è spento a Bologna nel novembre 2000. La Casa Editrice Minerva di Roberto Mugavero ha reso omaggio allo sguardo lucido e poetico di questo grande fotografo dedicandogli la pubblicazione di molti volumi con le splendide immagini che Walter seppe creare con la sua macchina fotografica. Breveglieri è stato amico di Francesco Cavicchi, seguendo il Campione negli allenamenti, nelle performances sul ring, nella vita quotidiana. E nel libro “Francesco Cavicchi il pugile contadino” le fotografie in bianco e nero e la creatività di Walter Breveglieri conferiscono spessore alla pubblicazione. Immagini che raccontano un Mito, la fiaba di un campione del ring in un’Italia semplice e spontanea.



