
Difficilmente l'inglese tornerà sul ring
Sembra che da noi non si sia avuta l'esatta percezione di come fosse sgradito negli Stati Uniti il match del Madison Square Garden fra Terence Crawford e Amir Khan fin da quando era stato annunciato. Specifichiamo Stati Uniti perché in Inghilterra, anche se il compito di Khan era giudicato estremamente difficile, l'incontro veniva visto più come una possibile opportunità. Il modo in cui si è concluso il match ha fatto arrabbiare gli statunitensi ancora di più. Come tutti ormai sapete Amir Khan ha in pratica abbandonato dopo aver subito un colpo basso che a suo dire ne limitava la funzionalità della gamba destra. Aggiungiamo che Khan, già atterrato al primo round, sembrava essere ormai fuori dal match, cioè che fosse solo questione di tempo prima che Crawford lo mettesse K.O. o l'arbitro decretasse il K.O.T.
In sede di cronaca proprio chi scrive sottolineava l'onestà di Khan che non si è gettato per terra lamentandosi come altri avrebbero sicuramente fatto in una di quelle scene che si vedono per esempio sui campi di calcio quando un giocatore stramazza a terra urlando simulando un fallo per ingannare l'arbitro per poi rialzarsi come niente fosse quando l'arbitro fa proseguire il gioco. Il colpo basso di Crawford era tra l'altro involontario sì, ma evidentissimo. L'arbitro era disponibilissimo a concedere a Khan i 5 minuti consentiti in casi di questo tipo, in realtà ne sono occorsi molto meno per arrivare alla conclusione.
Virgil Hunter, l'allenatore statunitense di Khan richiamato al posto di Joe Goossen, ha capito al volo l'antifona e dall'angolo ha ripetutamente chiesto al proprio pugile, con congruo anticipo sul limite di tempo, se se la sentisse o meno di continuare, probabilmente conoscendo in anticipo la risposta. Puntualmente Khan ha rinunciato a proseguire, in quello che ai più è sembrato un gioco delle parti. E' difficile dare un giudizio sull'intera faccenda. Negli Stati Uniti un "quitter", cioè uno che molla, che abbandona, si guadagna il disprezzo di tutti. Però noi abbiamo spesso criticato l'operato di angolo e arbitro quando un pugile viene lasciato colpevolmente andare incontro a una punizione che è sempre immeritata e pericolosa. Neppure possiamo sostituirci a Khan che il dolore lo sentiva mentre noi no.
Quindi possiamo solo lasciarci portare dalle sensazioni. E la sensazione più forte è che Khan e Hunter abbiano preso la palla al balzo per uscire indenni da una situazione che andava facendosi insostenibile. Tra l'altro quando Khan è stato intervistato sul ring, dopo aver riconosciuto il giusto valore all'avversario, ha subito affermato di non essere uno che cerca scuse in una sorta di excusatio non petita che nessuno, come dice la stessa espressione latina, aveva appunto richiesto. In più ha aggiunto di voler pensare adesso a godersi la famiglia.
Possiamo anche aggiungere che difficilmente rivedremo Khan sul ring, una remota ulteriore possibilità potrebbe essere quella di un incontro con il connazionale Kell Brook di cui si è parlato troppo a lungo. Per il momento Khan è stato solo sospeso senza un termine dalla NYSAC newyorkese, un provvedimento che si prende comunque dopo ogni sconfitta prima del limite anche se l'avverbio "indefinitely" lascia qualche dubbio. Ma certamente se Khan attraverserà di nuovo l'oceano in direzione Stati Uniti sarà per tutti i possibili altri motivi tranne che per battersi sul ring.



