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Flanagan accoglie a Manchester il pericoloso Petrov

L’inglese difende per la quinta volta il titolo WBO dei leggeri

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di Matteo Biancareddu

Il 2017 della boxe britannica entra nel vivo. Dopo la sfida tra Jorge Linares e Anthony Crolla per il titolo WBA dei leggeri, disputata due settimane fa a Manchester, e prima del confronto tra Ricky Burns e Julius Indongo, previsto per il prossimo weekend a Glasgow, va in scena sempre a Manchester, domani (sabato) sera, il match tra il locale Terry Flanagan( foto a sx)  e il russo Petr Petrov, per il titolo WBO dei leggeri detenuto dall’inglese. Flanagan è alla quinta difesa del suo spicchio di titolo mondiale, che peraltro non è delle più confortevoli. Petrov è infatti un picchiatore pericoloso, capace di chiudere un incontro in poche battute. Si tratta di una sfida che richiede al campione il massimo impegno possibile, anche perché Flanagan, una volta superato l’ostacolo del russo, potrebbe finalmente incrociare i guantoni con il concittadino Anthony Crolla per un match destinato al “sold out” in terra britannica. I due pugili inglesi appartengono a scuderie diverse: Flanagan è gestito da Frank Warren, il decano dei promoter britannici, mentre Crolla è guidato dal giovane e rampante Eddie Hearn, che a Warren ha impudentemente strappato lo scettro e, con esso, diversi pugili di grido. Malgrado lo sgarbo, però, non c’è da dubitare che il derby, l’ennesimo degli ultimi anni in terra albionica, abbia molte probabilità di andare in porto, per il semplice fatto che è nell’interesse di entrambe le parti. A Manchester, e non solo, la sfida desterebbe un’attenzione paragonabile a quella abitualmente suscitata dal derby calcistico cittadino. Crolla ha avuto l’opportunità di affrontare Flanagan già in questo periodo dell’anno, ma si è incaponito nel chiedere una rivincita immediata all’uomo che gli aveva sottratto il titolo WBA, il venezuelano Jorge Linares. Una scelta infelice, perché Crolla avrebbe avuto con Flanagan molte più chances di vittoria di quante potesse nutrire con Linares, che infatti l’ha battuto nettamente per la seconda volta. A questo punto, non ci sono più ostacoli per l’organizzazione del derby di Manchester. Se non quello che opporrà Petrov domani sera.

Il ventisettenne Terry Flanagan (32-0-0, 13 KO), a oggi imbattuto, è campione WBO dei leggeri da luglio 2015, quando batté per infortunio l’invitto californiano José Zepeda. Da allora, il pugile di Manchester ha difeso la cintura per quattro volte, sempre nel Regno Unito: ha battuto, nell’ordine, il californiano Diego Magdaleno (TKO 2), il connazionale Derry Mathews (UD), il sudafricano Mzonke Fana (UD) e il messicano Orlando Cruz (TKO 8). Non certo la crema della categoria: tanto per intenderci, il nostro Emiliano Marsili ha battuto Derry Mathews per KO al settimo round quattro anni prima che Flanagan lo regolasse ai punti. Eppure, in una divisione che denuncia ormai da anni una certa povertà qualitativa, un elemento come Flanagan ha tutti i requisiti per fare la voce grossa. L’inglese non è un fuoriclasse, forse neanche un campione; ma è un pugile dominante sul piano fisico e molto concreto su quello tecnico, esattamente come molti suoi connazionali. Alto 177 centimetri, quasi dieci più di Petrov, Flanagan è un mancino dalla boxe efficace e funzionale: usa bene il jab, tiene la distanza e punisce l’avversario con il diretto sinistro, portato anche al corpo. Non è un tecnico trascendentale: sa fare poche cose, ma abbastanza bene.

Il suo sfidante, il trentaquattrenne Petr Petrov (38-4-2, 19 KO), è un vecchio bucaniere dei ring di mezzo mondo, che ha calcato con onore nella vittoria come nella sconfitta. Nato in Russia, ha debuttato da professionista in Spagna, dove risiede tuttora; ma si è fatto conoscere e apprezzare anche Oltreoceano, dove ha raccolto sei vittorie negli ultimi due anni. Delle sue quattro sconfitte, due sono molto datate e per niente significative, mentre le altre due sono giunte fuori casa e per mano di pugili di alto lignaggio: l’argentino Marcos Maidana, da cui Petrov fu messo KO in Argentina per il titolo WBA dei superleggeri, e il montenegrino Dejan Zlaticanin, che ha battuto il russo solo ai punti malgrado la sua decantata potenza. Petrov è all’ultima chiamata della carriera: anche per questo, Flanagan farebbe bene a dedicargli la massima attenzione.

Il tema dell’incontro è apparentemente scontato: il russo non conosce altra boxe che quella d’attacco, basata su ganci e montanti molto caricati e perciò piuttosto lenti. Flanagan, ovviamente, ha tutto l’interesse a tenere la distanza e bersagliare l’avversario con i colpi dritti, cercando di ammansirlo quanto basta per dissuaderlo da propositi troppo bellicosi. Se il ritmo dell’incontro dovesse impennarsi, se ne gioverebbe Petrov, più incline alla battaglia frontale. Noi, comunque, riteniamo che difficilmente lo sfidante possa battere il campione WBO nella sua Manchester.

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