di Maurizio Roveri
Un colpo scorretto alla nuca, un colpaccio duro ai testicoli, una testata, trattenute e spinte, un un assalto a testa bassa travolgendo e cadendo assieme a Venturelli. Infine un altro colpo basso. Questo il primo round dell’impresentabile, improponibile Christian Solito, un barile di 115 chili, arrivato a Loiano per fare la rissa e non la boxe. L’arbitro Roda giustamente gli ha inflitto tre richiami ufficiali per scorrettezze. E conseguente squalifica. Inevitabile. Dopo 2’55” del primo round è terminato così il combattimento tanto atteso dalla gente di Loiano.

Erano in seicento gli spettatori dentro il palasport di via Roma. Per il debutto professionistico di Emanuele Venturelli(foto con Momo Duran) il ragazzone loianese, il beniamino di tutti in questo paese dell’Appennino tosco-Emiliano. Lo spettacolo che tutti volevano gustare e’ stato rovinato dalla rissa cercata, voluta da questo Christian Solito. Uno così non può salire sul ring. La vittoria per squalifica non cancella in Venturelli l’amarezza, la delusione per un debutto che non si aspettava andasse così davanti alla sua gente. Ma non è colpa sua. La colpa è’ di chi concede il permesso ad uno come Christian Solito di fare ancora la boxe. La colpa è della Federazione italiana. Questo è il pugilato italiano? Nell’altro match professionistico quarto successo in altrettanti incontri per il superleggero Daniele Zagatti che ha fatto prevalere ai punti in sei round intensi la sua apprezzabile espressione tecnica sulla irruenza scomposta Mauro Loli.



