LA PRIMA STORICA SERATA TARGATA MATCHROOM-OPI SINCE 82-DAZN AL TEATRO OBI HALL DI FIRENZE. VINCE E CONVINCE TURCHI, SCONFITTE DOLOROSE PER BOSCHIERO E SCARPA. NEL SOTTOCLOU BENE NATALIZI, FIORDIGIGLIO, TOMMASONE E IL BRITANNICO DOCHERTY.

Turchi all'angolo nella foto di Matteo Innocenti
Doveva essere una serata che poteva segnare la storia, che doveva costituire la svolta del pugilato italiano, e la serata del teatro Obi Hall di Firenze in questo senso non ha tradito le attese. Bella location, bell'atmosfera, serata lunga cinque ore di pugilato di ottimo livello senza praticamente soluzione di continuità. Bel pubblico, begli atleti sul ring. Eddie Hearn, che a bordo ring, marcato stretto dalla famiglia Cherchi, non si sottraeva a selfie e foto, è stato il mattatore della serata, e francamente avrà senz'altro ricavato ottimi spunti per questa esperienza italiana. Le premesse sono buone. Inoltre ha portato a casa sua un titolo Europeo e rimesso in marcia ad alti livelli un altro suo atleta. Da parte italiana resta un po' di amaro in bocca, ma quando si entra in un tipo di gioco sei tu che devi adeguarti alle regole, e non viceversa. Ora cerchiamo di spiegare.
La serata diversa dalle altre, te ne accorgi immediatamente dall'ingresso. Controllo capillare delle persone, hostess che ti accompagnano al posto, aria molto britsh, o all'americana se piace di più il termine, boccali di birra (di plastica) che passavano veloci, cori, coretti e presentazione dei pugili, dei match e dei verdetti in lingua inglese. Spettacolo dal vivo per un certo target di pubblico, diretta in Gran Bretagna, e ovunque al mondo, bastava un accesso a internet e abbonarsi a Dazn. Insomma Eddie Hearn sta portando in Italia un tipo di pugilato dal carattere molto votato all'internazionalità. Da ciò ne consegue match veri, senza guardare in faccia nessuno per i titoli, e con un minimo di possibilità d'incertezza anche nel sottoclou. Cioè via i perditori ungheresi e spazio a quella selezione della razza che obiettivamente può essere l'unico modo affinché quando un italiano salga sul ring per una cintura lo faccia a ragion veduta e non con un curriculum positivo lungo un chilometro di nomi slavi o sconosciuti in genere. Che poi Hearn cerchi territori propizi per fare un certo suo tipo di lavoro e un certo tipo di ragionamento, per i suoi pugili prima che per quelli degli altri, può essere ipotesi ovvia, ma quando si fa un investimento ci si attende poi di avere un certo ricavo. Il pugilato italiano, in termini di atleti e pugili, può avere per lui un certo interesse. Il fatto che ci fa accogliere positivamente Eddie Hearn è speculare a come funzionavano le cose in passato, modo che si è dimostrato portarci dritti dritti al disastro. Quindi a nostro modesto avviso ben vengano certi tipi di politiche e di personaggi, nonché serate da cinque ore di boxe con match interessanti e mai banali anche nel sottoclou. Può essere questo il sistema giusto per avvicinare la gente alla boxe anche attraverso gli smartphone, i pc, le x-box e le smart tv.
Partiamo dalla fine. Fabio Turchi ( foto sopra ) fiorentino molto amato che è sempre una carta vincente quando si organizza nel capoluogo toscano, ha sostenuto il match clou della serata, a prescindere dalla seconda difesa del suo titolino, l'International Silver Wbc dei massimi leggeri, che alla fine lascia il tempo che trova e nulla aggiunge alla validità in prospettiva del venticinquenne talento figlio d'arte. In sede di pronostico avevamo azzardato una vittoria in pochissime riprese perché Tony Conquest, con la poca attività fatta negli ultimi anni e l'età anagrafica, ci pareva l'agnello sacrificale giusto che Eddie Hearn avrebbe dovuto pagare a questa nuova collaborazione e alla città dove si recava. Invece vittoria del limite è stata, con un terribile gancio sinistro sul destro avversario dopo un battito di ciglia dall'inizio della settima ripresa, ma Turchi ha fatto in tempo anche a fare un certo tipo di lavoro difensivo, a scambiare, a prendere e assorbire qualche colpo, cose che quasi mai gli era capitato di fare in passato se non sporadicamente. Seguito all'angolo dal livornese Lenny Bottai, Fabio ha svolto una prima ripresa di studio molto guardinga, per poi accettare tutta una serie di scambi da parte dell'avversario. Conquest in questa fase pareva tutt'altro che arrendevole, ma il fiorentino sapeva che far sfogare l'inglese nei primi round avrebbe significato molto propabilmente facilitarsi il lavoro successivamente. Alla lettura dei cartellini alla fine della quarta ripresa di un match dai ritmi non ossessivi era chiaramente avanti Turchi, pur senza strafare e attenendosi al compitino. Sentita la buona notizia, come d'incanto Turchi iniziava a usare la potenza: gran combinazione destro-sinistro nel quinto round, discreto gancio sinistro nel sesto. All'inizio del settimo ecco l'epilogo: Conquest (adesso 18-3, 6ko) si scopriva per portare un destro, e lasciava lo spazio al sinistro di Turchi, che lo mandava al tappeto fino alla fine del conteggio. Una vittoria che è importante per Fabio, ma che va considerata come solo punto di transito e di crescita. Servono avversari qualitativamente migliori per capire dove Turchi (adesso 16-0, 12 ko), che si conferma essere uomo su cui puntare, possa poter andare e soprattutto arrivare. Con calma e senza fretta perché l'età è dalla sua parte.
Decisamente peggiore la serata di Devis Boschiero (ora 46-6-2, 21 ko), battuto ai punti da Martin Joseph Ward (ora 21-1-2, 10ko), inglese di Leeds, per il vacante International Silver Wbc dei superpiuma, addirittura desolante, e non potete capire quanto ci costi usare questo aggettivo, quella di Andrea Scarpa (ora 23-5, 10ko) che gli è costato il vacante Europeo dei superleggeri, titolo andato a cingere i fianchi del bravo ma non eccelso inglese Joe Hughes (ora 17-3-1, 7ko). Entrambi peraltro protagonisti di due verdetti non unanimi poco condivisibili nel caso del veneto, addirittura cervellociti in quello del foggiano di Torino. Boschiero, ancora messo bene nelle classifiche mondiali ma reduce da un pareggio casalingo contro un onesto mestierante, doveva fermare il tempo per avere la meglio di un Ward dieci anni più giovane di lui, fisicamente ben impostato, con un ottimo compasso dei piedi, con una grande elasticità di movimento, gran colpo d'occhio e pure malizie assortite da veterano. Il ragazzo di Gino Freo ha fatto quello che ha potuto restando vicino al match quasi sino alla fine, con verdetti che fino all'ottavo round lo davano indietro nei cartellini di due giudici, pari nel terzo. Questo perché Boschiero ha usato bene l'arma dell'aggressività sin dal primo round, obbligando l'inglese ad agire di rimessa e dalla distanza, cosa che round dopo round è stata netta ed evidente a favore di Ward. Mentre quest'ultimo ha lavorato col jab sinistro, Boschiero si è fatto vedere positivamente nel terzo round con un bel gancio destro accusato dall'inglese, poi con una ripresa tutta d'assalto nella sesta e qualche buona fiammata nel round successivo. Per il resto al veneto sarebbe servito una contionuità maggiore e un pizzico di potenza che poi non è mai stata la sua arma principale. Ward ha lavorato intelligentemente molto alla figura, ha tagliato il fiato all'italiano, ha commesso anche una grossa ingenuità nell'undicesima e penultima ripresa, quando il bravo Barrovecchio che arbitrava col solito mestiere si è stufato dell'ennesimo spintone e lo ha penalizzato di un punto, cosa che avrebbe potuto costargli molto cara se il match fosse stato poco poco più equilibrato. Boschiero ha cercato il tutto per tutto nell'ultima ripresa, ma il controllo sul match di Ward era ormai andato in porto. L'inglese ha avuto a favore due cartellini, un troppo largo 117-111, un giusto 115-113, mentre assai discutibile è il 115-113 andato all'italiano, che perdeva per split desision. Ward rientra nei ranghi dei migliori superpiuma in circolazione dopo lo stop per l'Europeo, per Boschiero si prospetta un ridimensionamento. Struggente alla fine l'immagine di Gino Freo che si è caricato il suo uomo sulle spalle piangente e gli ha fatto fare il giro del ring mentre il pubblico lo applaudiva.

Matteo Innocenti Photography
Andrea Scarpa aveva di fronte la grande opportunità della carriera. Che il pugile-dj residente in Piemonte non fosse un fuoriclasse già lo sapevamo, ma durante la sua carriera lo avevamo sempre seguito con interesse perché capace di tutto. Ebbene ieri a Firenze è stato capace non di tutto, ma del contrario di tutto. Più alto di parecchi centimetri del suo avversario, ci si attendeva che lo facesse muovere e lo tenesse lontano col sinistro, per poi affondare il destro. Una prima ripresa di studio era confortante per la prestazione di Scarpa, ma dalla seconda era evidente che avevamo di fronte un pugile con poche idee, scarico a livello nervoso, distratto a livello tattico, e cosa più grave con qualche problema all'occhio destro, segnato, che sbatteva continuamente dando un chiaro segnale all'avversario che poco e male vedeva da quella parte. Hughes allora ha fatto una cosa semplicissima, per tutte le dodici riprese del match: ha usato solo il sinistro, peraltro velocissimo, in jab, in diretto, in gancio, segnando la parte destra del viso di Scarpa in maniera abbastanza cruenta, e facendogli muovere la testa all'indietro ogni volta che affondava. Hughes che addirittura ha combattuto di conserva, che ha usato il destro pochissime volte, che non ha rischiato praticamente mai, se non dal sesto all'ottavo round, se proprio così si può dire, perché Scarpa decideva di provarci con qualche gancio sinistro alla figura e un unico sinistro-destro proprio all'ottava ripresa. Uno Scarpa che non esageriamo nel definire anche intimorito e schiacciato dalla pressione ma chiaramente fuori dal match, tanto che a nulla servivano un paio di vivaci consigli di Salvatore Cherchi tra un round e l'altro. Alla fine ecco i verdetti: due per Hughes, un 118-111 fin troppo stretto per l'inglese, uno strettissimo 116-112, poi un assurdo 116-112 per Scarpa uscito da un cartellino di un giudice evidentemente distratto dalle grazie delle stupende ring-girl, di qualche notevolissima scollatura di spettatrici delle prime file, dal decolette della sempre affascinante Paola Cappucci, compagna di Fabio Turchi, oppure annebbiato da qualche bicchierone di chiara alla spina che possa aver assunto di nascosto, o ancora al limite figlio di un errore nel capire chi fosse Scarpa e chi Hughes. Insomma Joe Hughes era il nuovo campione Europeo dei superleggeri, mentre Scarpa avrà da riflettere parecchio sul cosa fare, a soli trentun'anni, del proseguo della sua carriera.
Interessante anche un sottoclou che ha portato a cinque ore piene di boxe di alto livello, cosa che in Italia non ci ricordiamo certo di aver mai vissuto, Nel primo match Eddie Hearn ci ha fatto conoscere il giovane supermedio John Docherty (ora 2-0, 2ko), mancino dal sinistro pesantissimo che ha spedito il volenteroso argentino Angel Mariano Castillo (ora 1-4, 1ko) al tappeto una volta nella prima ripresa e una volta nella seconda prima del getto della spugna dell'angolo sudamericano, ragazzo che senz'altro seguiremo con interesse. Ma interesse che certamente può meritarsi anche il superwelter romano Mirko Natalizi (ora 3-0, 2ko) che forse è il pugile dal colpo singolo risolutivo che manca davvero nell'ambiente della boxe italiana. Oddio, Natalizi non ha battuto prima del limite il collaudatore nicaraguense, di stanza in Spagna, Miguel Aguilar (ora 11-53-1) nonostante due atterramenti per due sinistri, uno nel primo e l'altro nel terzo round, un po' per l'ostinatezza dell'avversario a non cedere anzitempo, poi per la stanchezza chiaramente accusata da Natalizi nelle ultime due riprese. Per lui comunque una buona vittoria ai punti. Ottima impressione ha destato l’imbattuto peso piuma Carmine Tommasone (ora 16-0, 5ko) che rientrava in attività dopo pochi match negli ultimi anni. Per l'irpino era ghiotta l'occasione per farsi vedere e conoscere da chi di dovere, e l'obiettivo pare anche raggiunto anche per merito dell'avversario, il giovane messicano Giovanny Martinez (ora 8-9-1, 4ko) che lo ha anche impegnato ma gli ha permesso di fare un lavoro da applausi per gran parte del match. Ci si aspettava un Tommasone pieno di ruggine, invece abbiamo ammirato un ragazzo ancora perfettamente sul pezzo, efficace, concentratissimo e desideroso di fare bene. Come ci ha lui stesso dichiarato, a febbraio potrebbe combattere per qualcosa di molto serio, e se queste sono le promesse lo farà in modo da poter anche competere al meglio.
Innocenti Photography
Stessa cosa che potrebbe presto toccare a Orlando Fiordigiglio (ora 30-2, 13 ko), superwelter napoletano-aretino seguito da un gran numero di tifosi che quasi mai hanno smesso di incitarlo al coro di “picchia Dino, picchia Dino”, che ha battuto anche lui ai punti in sei riprese l’armeno Igor Faniyan (ora 16-18-3), avversario che ha costituito un buon test per lui. Fiordigiglio ha eseguito il compito con perizia e attenzione, ma senza strafare, affidandosi al sinistro e centellinando il destro. Una vittoria che nulla aggiunge ma nemmeno nulla toglie a quello che già sapevamo di lui, ma un Fiordigiglio che se vuole aspirare a un titolo Europeo dovrà certamente fare molto ma molto di più di quanto visto. Quel di più che non serve con Lezzi o Faniyan, ma che servirà contro gente che gli potrà contendere qualche cintura di prestigio.
Andrea Bacci



