Risultato condizionato dal fattore campo favorevole all’inglese, che conserva il titolo WBO dei leggeri

Di Matteo Biancareddu
La vittoria dell’inglese Terry Flanagan (33-0-0, 13 KO) sul russo Petr Petrov (38-4-2, 19 KO), maturata ieri sera alla Manchester Arena, è stata meno netta di quanto si possa desumere dalla lettura dei cartellini. Anzi, forse non c’è neppure stata, perché riteniamo che, se c’era un pugile meritevole di scendere dal quadrato con una vittoria nel carniere, quello era Petrov, non Flanagan. Senza voler essere i depositari della verità, ci permettiamo di affermare che i giudici Enyedi e Hook, firmatari di due cartellini che premiavano Flanagan con i punteggi di 118-110 e 120-108, devono aver visto un altro match, oppure non hanno capito niente del match che hanno visto. Sta di fatto che, con due elementi simili nella terna giudicante, Petrov avrebbe potuto battere Flanagan solo lasciandolo riverso sul tavolato. Il nostro punteggio era 115-113 per lo sfidante: considerato l’equilibrio di alcune riprese, ci spingiamo – seppur con fatica – ad ammettere il 116-112 per l’inglese messo a referto dal terzo giudice, ma non possiamo andare oltre. Non c’è dubbio che il risultato del match di ieri sera, valevole per il titolo WBO dei leggeri in possesso di Flanagan, sia figlio soprattutto del fattore logistico e ambientale.
Terry Flanagan ha inscenato una prova deludente. Alla quinta difesa del suo titolo, l’inglese ha rischiato seriamente di esserne spogliato davanti ai suoi concittadini, accorsi a frotte per sostenerlo. Non è la prima volta che il campione WBO fornisce una prestazione balbettante, ma non era mai stato così in difficoltà come lo si è visto ieri. Eppure, il match è iniziato sotto i migliori auspici per Flanagan, apparso sin da subito sciolto, volitivo e brillante sulle gambe. Davanti all’annunciata condotta aggressiva di Petrov, l’inglese si è comportato secondo copione: ha tenuto la distanza scivolando all’indietro o sulla sinistra, usando il jab destro come mirino per preparare la frustata di sinistro. Quando Petrov si portava a tiro, Flanagan invertiva di colpo la rotazione e metteva l’uno-due o il sinistro d’acchito, per poi negarsi all’eventuale replica. Un gioco tecnicamente semplice per un pugile come l’inglese, che ha questi numeri nel repertorio; ma che ha funzionato solo nei primi quattro round, tre dei quali abbiamo assegnato al campione. Il motore di Petrov è giunto a temperatura in prossimità del giro di boa, quando il russo ha definitivamente mollato gli ormeggi per attaccare senza riserve. Accorciando la distanza raccolto in “crunch”, Petrov passava sotto i colpi di Flanagan e apriva una breccia nella sua guardia con il destro portato d’acchito, che l’inglese non vedeva partire. E’ noto che il diretto destro è una delle armi più efficaci da usare contro un mancino, e difatti il russo l’ha utilizzato con profitto. Una volta dimezzata la distanza, Petrov si scatenava in combinazioni a due mani cui Flanagan non sapeva sottrarsi: in particolare, lo sfidante doppiava il gancio sinistro al fegato con il montante destro al mento, costringendo il rivale a scegliere tra la copertura del fianco e quella del volto. Verso la metà dell’incontro, Flanagan aveva smarrito il filo conduttore del suo match e della sua boxe.
Nella seconda metà, il combattimento s’inaspriva e si sporcava, seppure senza eccessive spigolosità. Petrov usava la testa come un ariete, costringendo di fatto Flanagan a legare. Con il passare dei minuti, però, era l’inglese a cercare sempre più spesso il clinch, perché non sapeva spezzare altrimenti l’arrembante aggressione cui era sottoposto. Inoltre, Flanagan faceva ampio uso dei colpi dietro la nuca, che l’arbitro McDonnell – il solo ufficiale equanime presente ieri alla Manchester Arena – non mancava di rimproverargli, seppure solo verbalmente. Complici queste molteplici sporcature, il match era sempre più spezzettato e, per diretta conseguenza, meno piacevole; ma Petrov ne era ormai divenuto il padrone dal punto di vista tecnico-tattico, perché aveva definitivamente imposto i temi dominanti della sua boxe. Flanagan non riusciva più a tenere la distanza né a mettere i colpi, non essendo a suo agio nello scontro da vicino ed essendo per giunta sprovvisto del nerbo che da sempre contraddistingue i pugili britannici. Così, perdeva gran parte dei round fino all’ultimo, che invece vinceva ritrovando stranamente il tema tattico proposto all’inizio e poi smarrito strada facendo. Quell’ultima ripresa, comunque, era del tutto ininfluente al fine del verdetto, che due dei tre giudici avevano probabilmente deciso già a casa. Petrov resta così con un pugno di mosche in mano, mentre Flanagan conserva il titolo con l’animo sollevato di chi l’ha scampata bella. Il suo sfidante ufficiale, secondo l’ultima classifica stilata dalla WBO, è il portoricano Felix Verdejo, astro nascente della boxe mondiale. E’ noto che il giovane Verdejo, negli ultimi tempi, ha avuto difficoltà di natura psicologica, tali da convincere chi lo gestisce a mandarlo da uno specialista; dovesse tornare nel pieno della forma, però, sarebbe una minaccia che il Flanagan visto ieri farebbe bene a temere fin d’ora.



