Fu coinvolto anche The Ring Magazine

ONLY IN AMERICA
Da "Fix" Mafia, corruzione e sfruttamento nella Grande Boxe , di Vittorio Parisi Ed. Bradipolibri, anche E-book
Don King voleva fortemente mettere le mani su Alì e sul titolo mondiale dei pesi massimi. Fosse stato per il pugile forse ci sarebbe anche riuscito ma il suo manager Herbert Muhammad, figlio del predicatore mussulmano nero Elijah Muhammad, sapeva benissimo di che pasta fosse fatto Don King e come non compromettere troppo Alì con lui. Il gigantesco organizzatore di colore aveva anche messo in piedi con la consueta disinvoltura, e con l’aiuto del Presidente filippino Marcos, la straordinaria terza sfida fra Alì e Frazier a Manila, ma da quel momento in poi la principale “mucca da latte” del pugilato, Alì appunto, era tornato a collaborare con un altro organizzatore, Bob Arum, l’arcirivale di King. Arum doveva coprodurre la sfida di Manila con King ma, a suo dire, se ne chiamò fuori inorridito dalla disinvoltura finanziaria del collega-rivale. Serviva una nuova idea anche per risalire dalle sopravvenute difficoltà finanziarie. A Don King non era sfuggito il successo anche di pubblico della squadra statunitense alle Olimpiadi di Montreal con le 5 medaglie d’oro vinte dai fratelli Leon e Michael Spinks, Sugar Ray Leonard, Howard Davis e Leo Randolph e neppure il fatto che in quel 1976 i principali titoli mondiali della boxe erano appannaggio di pugili provenienti da altre nazioni, soprattutto centro e sudamericane. Don King decise di organizzare un torneo di soli pugili statunitensi in diverse categorie di peso per assegnare il titolo di campione americano, un titolo che rilanciasse l’orgoglio nazionale del pugilato, e propose l’idea alla televisione ABC che trasmetteva in chiaro. La selezione dei pugili avrebbe dovuto essere fatta tramite le classifiche proposte dalla rivista The Ring Magazine. The Ring aveva cominciato a proporre le sue classifiche nella seconda metà degli anni 20 e il suo fondatore Nat Fleischer le affidava all’organizzatore Tex Rickhard e poi a Jack Dempsey. In seguito avrebbe iniziato a occuparsene personalmente coadiuvato dalla sua redazione. Morto Fleischer nel 1972, la direzione della rivista era passata a Nat Loubet che di boxe sapeva poco e che aveva semplicemente sposato la figlia di Fleischer. Non essendo in grado di occuparsene, Loubet aveva affidato le classifiche a un giovane giornalista, Johnny Ort, che si occupava anche del The Ring Records Book dove venivano annotati i record di moltissimi pugili. In Italia un lavoro simile per i pugili italiani lo svolgeva il manager Giuseppe Ballarati con la sua “Bibbia del pugilato”. Oggi nell’epoca di internet può far sorridere ma allora seguire i risultati delle riunioni pugilistiche era un lavoro certosino, lungo e difficile. Questa del torneo poteva essere una idea interessante ma il problema era che Don King voleva farne una cosa sua che gli consentisse inoltre di mettere le mani su pugili importanti. Un esempio? All’epoca il più promettente peso medio americano era senza dubbio Marvin Hagler e sappiamo la straordinaria carriera che ha poi fatto il pelato di Brockton. Eppure Hagler non era stato selezionato per il torneo per il semplice motivo che era gestito dai fratelli Petronelli, con cui sarebbe lealmente rimasto tutta la carriera, e Don King non riuscì con lui ad esercitare le sue arti di conquista. Il prezzo da pagare per entrare nel torneo era quello di passare armi e bagagli con Don King o concedere opzioni che praticamente avrebbero portato allo stesso risultato. Anche un favorito del pubblico come il peso medio Benny Briscoe rimase fuori.
Eppure era presente Johnny Baldwin,un pugile battuto dallo stesso Hagler. Erano presenti pure pugili controllati da Al Braverman e Paddy Flood che lavoravano per King come pure altri rappresentati da altri manager amici. Ma partecipavano anche pugili come Ike Fluellen che era ormai quasi ritirato ma selezionato per lo stesso motivo. Flussi di denaro contante, che Don King portava sempre con sé e di cui aveva misteriosamente ma non troppo, ampia disponibilità anche quando le banche erano chiuse, cominciarono a fluire verso Johnny Ort e The Ring. Il compito di Ort era quello di manipolare le classifiche inserendovi improvvisamente, e senza motivo, i pugili che venivano ammessi al torneo ma il giornalista di The Ring riuscì a far infilare nel torneo anche pugili di manager suoi amici. Il caso di Hagler non fu l’unico perché altri pugili importanti, o che lo sarebbero presto diventati, furono esclusi a vantaggio di collaudatori che nulla avevano da chiedere di più a una carriera pugilistica. Certo, c’erano pugili di valore come il peso massimo Larry Holmes, ma la loro presenza era diretta conseguenza dei loro rapporti con King o con i manager che lavoravano per lui. C’è anche da considerare il fatto che le riunioni erano programmate in luoghi come navi della marina statunitense o per esempio la prigione dove Don King aveva scontato la pena per l’omicidio di Sam Garrett, luoghi cioè dove non era valida la giurisdizione di nessuna commissione pugilistica statale che non poteva quindi intervenire in alcun modo. Gran parte del problema era che, come succede tuttora nelle televisioni, e non certo solo al di là dell’oceano, quasi tutti gli uomini dell’ABC non erano competenti in fatto di boxe e, quando non si trattava di interessi personali, erano sopraffatti sia dalla fama di Don King che dalla sua abilità di affabulatore. Non tutti però e fra loro un giovane a nome Alex Wallau, all’epoca solo impegnato in piccoli ruoli nella ABC ma che in seguito avrebbe fatto una grande carriera di giornalista e commentatore pugilistico. Wallau si rese conto, leggendo la lista dei pugili, di quanto non andasse in questo torneo e cercò subito di mettere sul chi vive chi stava sopra di lui nella scala gerarchica. Aveva però solo 27 anni e appariva solo come una giovane Cassandra su di cui si scatenarono l’ira e il peso di Don King. Anche chi era propenso a credere alla denuncia di Wallau aveva necessità di prove concrete e non dell’opinione di un giovane rampante: il torneo sarebbe dunque comunque iniziato. Non solo, durante una delle conferenze stampa che presentavano il torneo Al Braverman accusò Wallau di essere pagato dal matchmaker del Garden Billy Brennan, che neppure lo conosceva, e concluse sinistramente così: “Ai vecchi tempi sapevamo come occuparci di nemici come te. Bidoni come te si ritrovavano nei fossi!”. Wallau era isolato anche all’interno della ABC che a un certo punto lo allontanò anche dalla copertura televisiva del torneo, forse anche per proteggerlo, ma non era tipo da mollare facilmente l’osso. Contattò Malcolm Gordon, un bizzarro personaggio suo coetaneo che esprimeva la sua vena artistica dipingendo graffitti sulle pareti esterne delle case e dei treni quando non era ancora una moda e che era, abbastanza ovviamente, soprannominato Flash. Gordon era un maniaco delle statistiche e dei record oltre ad andare a tutte le riunioni pugilistiche che fosse umanamente possibile seguire soprattutto nella zona di New York. Abitava nel quartiere Queens in un appartamento disordinatissimo pieno di carte riguardanti la boxe e vendeva personalmente un proprio giornalino alle riunioni, ma sostanzialmente non era proprio considerato dall’ambiente. Eppure sarebbe stato lui assieme a Wallau a smontare il torneo prima della sua conclusione. Wallau e Gordon cominciarono a controllare i record, a confrontarli, e si accorsero che alcuni record dei pugili più improponibili erano stati gonfiati con incontri inesistenti. Per esempio a Ike Fluellen erano state attribuite vittorie ottenute in Messico dove il pugile non era stato. Chiamarono anche Ort chiedendogli conto di alcuni match apparentemente svoltisi nella zona di New York e Gordon si rese conto dalle sue risposte che questi match non c’erano mai stati e che alcuni pugili non avrebbero mai potuto comunque combatterli perché non avevano mai chiesto la licenza alla Commissione newyorkese. Inoltre lo stesso Gordon ricordava benissimo che a quelle riunioni, alle quali era naturalmente andato a vendere il suo giornalino, quei pugili non avevano partecipato. Gordon scrisse anche al Garden informando delle sue scoperte e il Garden di conseguenza avvisò la ABC. Di Gordon provò a occuparsi proprio Al Braverman nel suo abituale linguaggio rozzo e offensivo non trovando di meglio che colpire Gordon nella sua tossicodipendenza e presunta omosessualità. Ma Don King personalmente aveva armi più efficaci a cui ricorrere come dimostrò corrompendo il giornalista Mark Kram di Sports Illustrated probabilmente sapendo che aveva bisogno di danaro per due costose cause di divorzio. Kram scrisse un articolo molto positivo sul torneo su una delle riviste di settore più autorevoli del mondo e che era molto più influente di quanto non potessero essere Wallau e Gordon col suo giornalino. A scandalo scoppiato Sports Illustrated avrebbe licenziato Kram senza fare troppo rumore. In generale qualche dubbio doveva essersi insinuato anche nelle “menti” della ABC soprattutto per il rapporto che andava configurandosi fra l’organizzatore e i pugili. Per esempio Ike Fluellen, che era tornato ad allenarsi per l’occasione, non combattè mai perché non aveva pagato una sorta di iscrizione. Ma se il torneo era basato sulle classifiche di The Ring e un pugile era stato invitato come lo era stato Fluellen perché mai avrebbe dovuto pagare l’organizzatore?
Il torneo cominciò e gli incontri disputati furono altamente deludenti. Ma al secondo appuntamento avvenne un fatto sia divertente che chiarificatore della situazione. Si combatteva all’Accademia Navale degli Stati Uniti e non essendoci una commissione territorialmente competente Don King aveva personalmente scelto arbitri e giudici. Lo scontro fra i pesi massimi Scott Ledoux e Johnny Boudreaux si era concluso per tutti gli osservatori con una chiara vittoria per il primo che aveva anche atterrato Boudreaux ma i giudici assegnarono il verdetto a quest’ultimo che era guidato da Paddy Flood. Uno dei giudici era quell’Harold Valan che aveva, da arbitro e giudice unico, rovesciato i veri andamenti dei match fra Jimmy Ellis e Floyd Patterson e fra Chuck Wepner ed Ernie Terrell. Telecronista era Howard Cosell, personalità che travalicava sia lo sport che la sua professione. Cosell era noto per le sue prese di posizione molto nette espresse senza mezzi termini ed era stato uno dei pochi uomini che era rimasto al fianco di Alì anche quando il pugile era stato squalificato per il rifiuto ad andare in Vietnam. Era un uomo che divideva e che quindi aveva molti detrattori come sostenitori, Cosell rimase sbalordito dal verdetto e cominciò ad intervistare Ledoux che era in piedi sul bordo del ring fuori dalle corde. Ledoux, infuriato per il verdetto, stava dicendo che il torneo era una truffa e che Don King accomodava i verdetti a favore dei pugili con i quali aveva interessi economici quando Boudreaux gli passò davanti insultandolo. Ne seguì un parapiglia durante il quale Ledoux sferrò un calcio che, mancando il bersaglio, fece volare il parrucchino che nascondeva la calvizie di Cosell, il quale fu lestissimo a riprenderlo al volo ma se lo rimise frettolosamente al contrario in diretta televisiva prima di metterlo per il verso giusto. L’episodio deliziò chi ce l’aveva con Cosell ma finì anche col sollevare più di un sospetto anche se King ovviamente sostenne subito al microfono dello stesso giornalista che il torneo fosse limpido come acqua di fonte. In un'altra riunione tenutasi all’interno della prigione che aveva ospitato Don King gli incontri furono talmente noiosi che di fronte a due pesi massimi lentissimi un carcerato urlò “Sbrigatevi, mi hanno dato solo 20 anni!” Furono i due Davide, Wallau e Gordon, ad atterrare il Golia Don King. L’analisi dei The Ring Record Book degli ultimi anni aiutarono i due a dimostrare che i record di molti pugili erano stati falsificati e diversi incontri completamente inventati da Johnny Ort per consentirgli di inserirli fra i primi dieci delle classifiche della rivista mensile. Accertato e denunciato tutto questo il castello di carte crollò miseramente. La ABC ritirò la propria adesione al torneo che naturalmente non potè proseguire. Il grande network televisivo ordinò una inchiesta interna che finì col portare a ben poco perché l’intento reale era quello di arrivare a una autoassoluzione. Johnny Ort perse il posto e The Ring, autodefinitasi “La Bibbia della boxe”, toccò il punto più basso della sua esistenza e impiegò parecchio a risalire. Billy Brennan ebbe modo di riaffermare che se The Ring era la Bibbia della boxe il pugilato aveva urgente bisogno di un Nuovo Testamento. Quanto a Don King si comportò come qualsiasi capufficio infingardo scaricando la colpa sui suoi collaboratori, da Flood a Braverman, e recitando la parte del candido raggirato dai truffatori anche se i due finirono con il rimanere a libro paga dell’organizzatore. Pochi anni dopo King era di nuovo in affari con la ABC. “Only in America” usa ripetere Don King. Si, davvero only in America.



