Il francese si arrende dopo 7 round
Lo scorso 20 maggio il pesi medio giapponese Ryota Murata, già medaglia d'oro, invero un po' contestata, alle Olimpiadi di Londra del 2012, aveva subito in clamoroso furto in casa propria quando il francese Hassan N'Dam N'Jikam era stato dichiarato vincitore ai punti con un verdetto talmente assurdo che la WBA, udite udite, aveva sospeso per 6 mesi i due giudici che gli avevano dato la vittoria e consentito di conquistare il titolo di sigla vacante. Cinque mesi dopo Murata sale sul ring ben deciso a farsi giustizia da solo senza lasciare il verdetto in mano ai giudici e ci riesce pienamente.
Lieto fine dunque e cose messe al loro posto. Sin dall'inizio infatti il giapponese ha preso il comando del match lavorando subito al corpo un avversario che ormai conosce bene e dimostrando quella precisione superiore e soprattutto quella potenza che hanno fatto la differenza. Il francese è un pugile piacevole a vedersi ma non è mai stato molto resistente, è capace di mettere serie di colpi in velocità ma poi è costretto a rifiatare o rimane sui colpi e paga dazio. Ha cercato di non darsi per vinto, ha fatto una buona terza ripresa pur se persa a causa di un montante destro che lo ha costretto a legare.
Un segnale che la fine non era lontana è giunto alla fine del 6° round quando un diretto destro di Murata ha costretto N'Jikam ad arretrare barcollando, nel 7° round il francese ha cercato di resistere ma il lavoro al corpo del giapponese lo ha fiaccato e alla fine del round angolo e arbitro hanno deciso per la sospensione del match per la grande gioia dei giapponesi. Murata non ci pare comunque pugile a livello di Golovkin o Alvarez tanto per rimanere fra i 160 libbre ma sicuramente è uomo da non sottovalutare.




