Quella sera al Barclays Center
Ho visto combattere Prichard Colon da bordo ring. Era una bella serata di inizio aprile del 2015 e avevo approfittato di una breve vacanza a New York per andare alla riunione del Barclay Center dove si affrontavano Andy Lee e Peter Quillin e Danny Garcia e Lamont Peterson. Nel sottoclou combattevano anche Viktor Postol ed Erroll Spence ma c'era anche questo ragazzo di 22 anni che affrontava il mestierante Daniel Calzada.
Prichard Colon era portoricano anche se era nato in Florida ed era un peso superwelter. Era sostenuto da un folto gruppo di portoricani che facevano un tifo d'inferno come gli irlandesi in mezzo ai quali ero seduto, venuti a sostenere il peso medio Andy Lee. Colon mi colpì subito per il fisico longilineo euna certa abilità tecnica. Non mi sembrava picchiasse molto ma aveva di fronte uno di quei perditori che è difficile costringere alla sconfitta prima del limite e che era lì per fargli fare esperienza. Colon, che indossava dei pantaloncini con lustrini penzolanti alla Hector Camacho, vinse tranquillamente ai punti e io decisi che avrei seguito i progressi di questo ragazzo. Non potevo sapere che, 3 incontri e 6 mesi dopo, sarebbe finito in coma dopo un incontro disputato in Virginia. Da quel triste giorno avevo seguito l'evolversi della situazione clinica che non molto tempo fa sembrava migliorare quel poco che consentiva una estesa emorragia cerebrale che aveva prodotto danni permamenti. Poi adesso la fine a 33 anni.
Prichard ha avuto due sfortune concomitanti quando a volte ne basta una sola per far finire in tragedia un match di boxe: un avversario scorretto e un arbitro incapace. L'avversario si chiamava Terrel Williams, l'arbitro Joseph Cooper.
Seguo la boxe e ne scrivo da molti anni e so quanto pericolosi possano essere i colpi proibiti dietro la nuca. Quel maledetto incontro l'ho visto e Williams ne portò una caterva, l'arbitro avrebbe dovuto squalificarlo ma fu capace di richiamarlo ufficialmente una sola volta. Furono quei colpi a ridurre in fin di vita il povero Prichard.
Ho visto pugili morire praticamente sul ring, dal tedesco Jupp Elze al coreano Deuk Koo Kim, altri li ho visti ridotti in stato pressocchè vegetativo come Gerald McClellan o Magomed Abdusalamov, ma vedere queste tragedie in video e avere visto invece un ragazzo combattere nel pieno delle forze da bordo ring e saperlo così è un'altra faccenda.
La boxe è uno sport pericoloso, lo è come tanti, ma tragedie come questa hanno quasi sempre un perché, sia il doping o l'incapacità di un arbitro o altro ancora. Ora non posso che pregare che per l'anima di Prichard Colon e augurarmi che la sua morte serva a ricordare che sul ring certi comportamenti devono essere bloccati. Immediatamente.