
Il livello è sceso e la gente non le ascolta più
"Un caro saluto agli amici del pedale..." . Alcuni anni fa cominciò così una telecronaca di pugilato un telecronista che peraltro è un serio professionista, ma con il DNA del ciclismo nel sangue. Credo non se ne fosse neppure accorto.
Questa frase strepitosamente comica in quel contesto mi è venuta più volte in mente in questi giorni quando mi telefonavano amici di vecchia e meno vecchia data per lamentarsi del basso livello delle telecronache di pugilato piene di imprecisioni e spesso incapaci di una analisi seria di un match. E molto spesso c'è poco da ridere. Se lo stesso livello di professionalità che viene applicato alla boxe fosse applicato al calcio si sprecherebbero persino le interrogazioni parlamentari...
FOTO Rino Tommasi con Burruni
Una volta, quando la RAI era un monopolio e i canali erano 2, magari in attesa del terzo e con molti televisori ancora in bianco e nero, il telecronista di boxe, spesso impegnato con tante riunioni organizzate e seguite, era Paolo Rosi, un vero esperto di rugby che copriva per mancanza d'altri anche la boxe. Rosi non era un esperto di boxe nè cercava di far intendere di esserlo, però era un signor professionista con una bellissima voce calda, all'epoca requisito indispensabile. Tifava ma con misura e non si è mai considerato un Padreterno. Dopo di lui ci fu Mario Guerrini, un altro professionista che ne capiva un po' di più e concorse addirittura, senza successo, alla Presidenza della Federazione Pugilistica Italiana.
Poi venne Canale 5 e quella che si può definire l'epopea di Rino Tommasi, uno che di boxe ne capiva davvero. Tommasi, figlio di un alto funzionario del CONI, già tennista di categoria e giornalista, divenne in breve, e in giovane età, l'organizzatore di pugilato più importante del momento e uno dei più importanti della storia del pugilato italiano. Lasciata l'organizzazione di eventi e tornato al giornalismo sportivo per tennis (il suo vero amore) e pugilato, Tommasi, esperto di statistica, mise a frutto le sue conoscenze d'alto livello nel mondo della boxe per acquistare per Canale 5 e Italia 1 i diritti televisivi delle grandi riunioni americane. Fu l'epoca d'oro che tuttora si rimpiange. Tommasi come telecronista era inimitabile, non tanto per la voce, ma per il ritmo incalzante delle sue telecronache. Pur essendo dotato di un ego smisurato al punto da guadagnarsi il nomignolo di "Io" , Tommasi non ha mai cercato di "vendere il tappeto" per nascondere la mediocrità di un match anche se magari lui stesso ne aveva caldeggiato l'acquisto dei diritti, cosa che comunque vista la sua competenza accadeva assai raramente. A suo merito vanno anche due cose fondamentali: la lotta schietta contro le sigle mondiali che lo portavano a definire titolo mondiale solo ciò che effettivamente lo era e non altro, e la compilazione del cartellino definito appropriatamente "personalissimo" per chiarire che comunque l'unico che contasse era quello dei giudici.
Passata l'era Tommasi, è iniziata l'era di miriadi di televisioni private a pagamento e non con l'introduzione del commento a più voci. La lezione di Tommasi si è purtroppo perduta in Italia, i telecronisti adesso sono generalmente assai poco preparati in materiae hanno poca personalità, salvo i Franco Ligas,Mario Mattioli e in seguito Fabio Panchetti e Mario Giambuzzi .Gli altri possono farsi affiancare da esperti come ex pugili o giornalisti ma non sono quasi mai in grado di reggere il ruolo di prima voce, ruolo che necessita di ritmo, conoscenza, velocità mentale e di parola.
Malignaggi è un ottimo commentatore
Telecronache, queste sconosciute
Questo determina troppo spesso invasioni di campo delle seconde voci che "chiamano" i colpi che la prima voce non è in grado di vedere e intervengono non chiamati in causa dalla prima voce stessa. Il "personalissimo cartellino" di Tommasi è diventato un pallido ricordo, le riprese e gli incontri vengono giudicati pari perché non si sanno leggere le riprese stesse o si ha paura, magari, di urtare la suscettibilità di qualcuno. E ogni incontro, anche il più mediocre, viene definito di capitale importanza e le sigle mondiali ossequiate continuamente cementando l'impressione che esistano più "mondi" anzichè uno e confondendo e allontanando lo spettatore casuale anziché fidelizzarlo.
Quasi sempre le telecronache vengono affidate a pivelli senza esperienza nè di microfono nè di pugilato e che altrettanto spesso ne ignorano le regole e il regolamento. Eppure voci in grado di reggere il ruolo ce ne sarebbero. Per esempio che fine ha fatto, a mio giudizio, Dario Puppo, l'erede più vicino al modello di Tommasi e in grado di svilupparlo con l'apporto delle nuove tecnologie? Relegato ad altri sport, come altri che andrebbero recuperati anche per istruirne di nuovi. Sono sempre più spesso gli appassionati che vedono la boxe azzerando l'audio e privandosi comunque degli effetti che il sonoro dà di una riunione più o meno calda. Ed è un vero peccato.



