
Il nigeriano troppo rinunciatario
Se Olarenvaju Durodola si fa chiamare “Pover’s God” sarà meglio che diventiamo tutti atei. Sul ring di Rszesow, Polonia, il 37enne cruiser nigeriano che vive negli Stati Uniti ha compiuto un altro passo verso fine carriera facendosi battere dal veterano polacco Krzysztof Wlodarczyk che di anni ne ha solo uno di meno e ci sembra anch’egli destinato, come del resto abbiamo scritto già in passato, a non lasciare grandi tracce d’ora in poi. Wlodarczyk era al secondo incontro dopo una devastante sconfita per K.O. subita dal russo Murat Gassiev ma è comunque uno che ha alle spalle una bella carriera e ne sa qualcosa anche il nostro Giacobbe Fragomeni, sconfitto due volte su tre con l’aggiunta di un pari..
Durodola deve la sua fama al fatto di avere vinto 25 incontri su 27 grazie alla potenza del suo pugno ma ha anche, con questa, 6 sconfitte, e poi siamo alle solite, un record va valutato vedendo chi si è battuto e cioè qualitativamente e non quantitativamente, altrimenti è tutto fumo negli occhi. Se Durodola pensava di poter vincere un match contro Wlodarczyk in Polonia nel modo in cui ha combattuto è un illuso o tale è chi lo consiglia. Sgombriamo il campo da ogni dubbio, Wlodarczyk ha meritato la vittoria ma è anch’egli un pugile che ha dato già il meglio di sé e andava maggiormente sollecitato in un match più intenso che evidentemente neppure Durodola è in grado di fare.
Dopo una prima ripresa che sembrava la pubblicità del Valium il match si è un po’ vivacizzato ma sempre rimanendo nell’ambito dell’ordinarietà. Durodola ha portato qualche attacco più deciso nel 4° e nel 5° round lavorando il polacco al corpo ma la sua spinta propulsiva si è esaurita lì se togliamo gli ultimi 90 secondi del match che era previsto sulle 10 riprese e qualche sprazzo qua e là.
Probabilmente Durodola era preoccupato di tre colpi d’incontro che Wlodarczyk ha mostrato di saper portare e cioè il montante sinistro e destro, ovviamente da corta distanza come si conviene, e il gancio sinistro. Sono tracce comunque di una superiorità tecnica e questa è bastata a dare al veterano polacco la vittoria ai punti, ampia per i giudici di casa (98-92, e due volte 97-93) e meno per noi (96-94).



