logo facebook

SEGUICI SU FACEBOOK

Archivio

Tennis: Il sorriso di Andy Murray

La scelta del  tema di Chariots of fire (Momenti di gloria il titolo italiano del film di Hugh Hudson del 1981) come colonna sonora della cerimonia del podio

delle ultime olimpiadi potrebbe  essere letta, magari dai francesi,  anche come l’ultima elegante stoccata  inferta da Londra alla città che il 6 luglio 2005  le contese fino all’ultimo l’assegnazione della xxx edizione dei Giochi. Un modo per ricordare, pur rendendole omaggio, come ormai lontana sia l’olimpiade di  Parigi del 1924 vista nel film, poi,  attraverso le storie e le medaglie d’oro di due atleti britannici, lo scozzese Eric Liddell che correva  per Dio e per la  sua terra, e l’ebreo Harold Abraham, per se stesso e per il suo college. Ma è più probabile che gli echi di quella contesa di sei anni fa  si siano spenti da tempo e per chi abbia visto “Momenti di gloria”quel pezzo abbia  evocato immagini diverse da quelle delle cerimonie di apertura e di chiusura, celebratrici solo della storia e della musica inglese, e più vicine invece al fatto che gli annunci sia dellì apertura  dei Giochi sia dei nomi dei vincitori fossero prima in francese e poi in inglese. Nel 1924: gli inglesi avevano attraversato la Manica, si erano allenati correndo sulle spiagge della Normandia, così simili a quelle della Cornovaglia, gli americani arrivavano in nave, gli allenatori personali non potevano neppure assistere alle gare, ma in quel film c’era la domanda che sorge spontanea, ancora oggi agli spettatori delle gare olimpiche: Da dove viene la forza per andare fino in fondo alla corsa?- si chiedeva la sorella di Eric Liddell quando a pochi metri dal traguardo lui correva tirando indietro il capo come ad estrarne energie supplementari

Quell’ Eric Liddell,che nel 2008, 63 anni dopo la sua morte i lettori del quotidiano Sportsman  hanno votato come l’atleta scozzese più popolare di sempre. Eppure, tra Atene e Pechino,  il loro connazionale sir Christopher Hoy aveva appena vinto 4 medaglie d’oro e una d’argento  nel ciclismo su pista (e a Londra completerà poi  il suo trionfo aggiudicandosene altre due) .

Sarà Andy Murray a sostituire Eric Liddell nel cuore degli scozzesi? Gli inglesi attendono dal 1936 una vittoria nel “loro” slam: in un’intervista  pochi giorni prima di Wimbledon  il tennista disse che si sentiva pronto per farlo, ma che soprattutto ci teneva a vincere l’ oro olimpico. “Nel tennis ottieni più rispetto per la vittoria in uno Slam ma qualcuno sa cosa significa ottenere un oro olimpico? Ecco perché ritengo i giochi più importanti per me. Ricordo la gioia di Federer per l’oro in doppio con Wawrinka, era qualcosa di enorme….. Ricordo anche la conquista del bronzo da parte di Djokovic, per lui fu come la vittoria di uno Slam. Durante i giochi c’è un’atmosfera completamente diversa, senti che stai giocando per il tuo paese mentre nel circuito giochi per te stesso e il tuo team. Niente a che vedere col guardare sventolare le bandiere e sentire gli inni nazionali.”

Non so se perdere una finale davanti al suo pubblico sia stato più duro che in Australia o agli Usa open, e in molti credevano che subentrasse in lui la solita  fase depressiva che si traduceva in sconfitte inaspettate nei tornei successivi, in una tattica troppo difensiva, in atteggiamenti del corpo di accentuata sofferenza, o di stizza, di nervosismo… “Certo che non fa niente per rendersi simpatico” ripetevano i telecronisti di sky.

Il tennis sa sempre sorprenderci, e personalmente mi invita alla riflessione e all’umiltà: proprio quando si pensa di aver compreso qualcosa dello sport e dell’animo umano, e crediamo di avere qualche certezza tanto da ipotizzare previsioni, ecco che arriva il gesto, la variante, la “settimana magica” che le sovverte. Federer, si sa, trae forza dalle sue sconfitte, perché è consapevole  sia di essere ormai nella “leggenda” del suo sport, sia  della bellezza che produce : significativa nella sua semplice verità la sua dichiarazione dopo aver migliorato il suo record a Wimbledon quest’anno:- Perché preoccuparsi anche se non vincevo più slam? Stavo giocando bene, sentivo che un altro trofeo sarebbe arrivato- E la fluidità con cui si muoveva e colpiva nel “suo giardino “suggeriva che  tre settimane dopo avrebbe bissato il suo successo, coronando finalmente il sogno dell’oro olimpico in singolare..

Fu durante le semifinali che cominciai a dubitare della vittoria di Federer, ma non, stranamente e razionalmente, per la dura, lunga , estenuante lotta con Del Potro, ma per il sorriso di Murray  mentre  giocava con Djokovic,  Disteso, tranquillo, sereno  e fiducioso  anche sulle palle break, quasi si sentisse invulnerabile, incapace di perdere.. Un sorriso così raro in lui, direi unico almeno sul campo, che troppo spesso ci aveva mostrato il volto teso e imbronciato. Quel sorriso di “chi cammina fra le nuvole” quando è innamorato o ha appena superato un esame difficile, o avuto un successo professionale. Tennisticamente parlando quel suo atteggiamento da predestinato mi ricordava il racconto di Federer sull’atmosfera speciale di Parigi durante il suo Roland Garros vincente del 2009, in cui le persone al di fuori del suo ambiente sembravano accompagnarlo all’impresa che ancora gli mancava: il ragazzo dell’ascensore, i camerieri del ristorante, gente sconosciuta che incontrava per strada  lo incorsaggivano, fosse pure con un gesto e un sorriso,  perfino qualcuno in auto suonava il clacson, si fermava, abbassava il finestrino per fargli un segno, o dirgli apertamente che questo sarebbe stato il suo anno..

Forse anche questo Wimbledon “diverso”dell’olimpiade  ha aiutato Andy ad archiviare l’ultimo suo match sul central court, che ora si stentava a riconoscere:: scomparsi il viola e il verde del club, il drappo fucsia di sfondo toglieva solennità e sembrava pure spazio al terreno di gioco. Colorato l’abbigliamento dei tennisti in campo, colorato, più giovane e rumoroso il pubblico. anche folcloristici nell’abbigliamento alcuni tifosi delle nazioni in campo., spesso, più che dei giocatori che le rappresentavano. Il suo nome scandito con calore, entusiasmo nella finale ricordava più l’atmosfera di Davis che quella dei championships. Quel clima informale e scanzonato si sarebbe accordato molto bene con il personaggio Murray alla prima apparizione televisiva proprio sui green inglesi del Queen’s e di Wimbledon del 2005, con quel ragazzino dinoccolato che entrava in campo con l’ipod nelle orecchie , la musica sparata a tutto volume, l’aria sorpresa e felice dell’Inizio.

Il sorriso della semifinale e l’abbraccio con il piccolo sconosciuto tifoso nelle foto di tutti i giornali il lunedì dopo la vittoria: ecco ciò che non dimenticherò dell’impresa di Murray alle olimpiadi. Quel voltarsi al richiamo del bambino mentre stava già lasciando il suo box e gli abbracci dei suoi cari per dirigersi al podio mi sembra anche una delle immagini simbolo di questo concedersi al pubblico, anche mediaticamente, degli atleti di questa olimpiade..

Se pensate anche alle gare di nuoto o di atletica dei precedenti Giochi, le telecamere riprendevano i contendenti mentre andavano ai blocchi di partenza e lo speaker annunciava i loro nomi: a Londra no, i nuotatori venivano chiamati in vasca ad uno ad uno, il loro nome brillava sullo sfondo,entravano come sfilassero in passerella, sorridenti salutavano il pubblico, e così sulla pista di atletica. Ognuno allo scandire del proprio nome interrompeva la concentrazione per interagire con la telecamera a suo piacimento: un sorriso, una smorfia, un saluto con la mano, un inchino….Lo scontroso e nevrotico Murray quella domenica avrebbe abbracciato il mondo.

Il gentile e amato  Eric Liddell , se fosse stato un tennista contemporaneo non avrebbe mai regalato la medaglia d’oro alla Gran Bretagna, perché la finale si è giocata di domenica, e come sappiamo alle olimpiadi di Parigi cambiò addirittura la gara a cui si era inizialmente iscritto, i 200 metri, per i 400, per motivi religiosi, per non correre di domenica. Con la specializzazione che c’è, oggi sarebbe quasi impossibile fare una scelta del genere. La medaglia d’oro dei 400 fu però anche l’apice della carriera sportiva di Liddell , che da allora si dedicò, insieme alla moglie e i figli, solo alla missione in Cina dove fu ucciso nel 1945..

Molti si chiedono quali conseguenze avrà sulla carriera di Murray la vittoria alle olimpiadi: sarà il trampolino di lancio per la sospirata conquista di uno slam, a partire proprio dall’Usa open che si aprirà lunedì ,o ritornerà ad essere al massimo lo sfortunato finalista?  Che cosa scriveranno di lui lunedì 10 settembre? Riecheggeranno i versi  di Robert Frost (nato a San Francisco ma da madre scozzese), Nothing gold can stay/ Nature’ first green is gold/her hardest  hue toh old…?

Qualunque cosa accada a New York, auguro a Andy invece, per i prossimi quattro anni, la risposta di Francis Ford Coppola a Frost, quando raccomanda, al protagonista dei suoi “Ragazzi della 56 stradaResta d’oro, ponyboy, l’oro resta.”.

 

 

RIFERIMENTI

BOXE RING WEB

EDITORE FLAVIO DELL'AMORE

Autorizzazione

Tribunale di Forli' n. 2709

CHI E' ONLINE

Abbiamo 2350 ospiti e nessun utente online

FORUM

logo boxeringweb2017c

Il Forum a cura di NonSoloBoxe

Per discutere di Boxe e non solo...

CLICCA SUL BOTTONE
PER ACCEDERE AL FORUM

go