La scelta del tema di Chariots of fire (Momenti di gloria il titolo italiano del film di Hugh Hudson del 1981) come colonna sonora della cerimonia del podio
delle ultime olimpiadi potrebbe essere letta, magari dai francesi, anche come l’ultima elegante stoccata inferta da Londra alla città che il 6 luglio 2005 le contese fino all’ultimo l’assegnazione della xxx edizione dei Giochi. Un modo per ricordare, pur rendendole omaggio, come ormai lontana sia l’olimpiade di Parigi del 1924 vista nel film, poi, attraverso le storie e le medaglie d’oro di due atleti britannici, lo scozzese Eric Liddell che correva per Dio e per la sua terra, e l’ebreo Harold Abraham, per se stesso e per il suo college. Ma è più probabile che gli echi di quella contesa di sei anni fa si siano spenti da tempo e per chi abbia visto “Momenti di gloria”quel pezzo abbia evocato immagini diverse da quelle delle cerimonie di apertura e di chiusura, celebratrici solo della storia e della musica inglese, e più vicine invece al fatto che gli annunci sia dellì apertura dei Giochi sia dei nomi dei vincitori fossero prima in francese e poi in inglese. Nel 1924: gli inglesi avevano attraversato
Quell’ Eric Liddell,che nel 2008, 63 anni dopo la sua morte i lettori del quotidiano Sportsman hanno votato come l’atleta scozzese più popolare di sempre. Eppure, tra Atene e Pechino, il loro connazionale sir Christopher Hoy aveva appena vinto 4 medaglie d’oro e una d’argento nel ciclismo su pista (e a Londra completerà poi il suo trionfo aggiudicandosene altre due) .
Sarà Andy Murray a sostituire Eric Liddell nel cuore degli scozzesi? Gli inglesi attendono dal 1936 una vittoria nel “loro” slam: in un’intervista pochi giorni prima di Wimbledon il tennista disse che si sentiva pronto per farlo, ma che soprattutto ci teneva a vincere l’ oro olimpico. “Nel tennis ottieni più rispetto per la vittoria in uno Slam ma qualcuno sa cosa significa ottenere un oro olimpico? Ecco perché ritengo i giochi più importanti per me. Ricordo la gioia di Federer per l’oro in doppio con Wawrinka, era qualcosa di enorme….. Ricordo anche la conquista del bronzo da parte di Djokovic, per lui fu come la vittoria di uno Slam. Durante i giochi c’è un’atmosfera completamente diversa, senti che stai giocando per il tuo paese mentre nel circuito giochi per te stesso e il tuo team. Niente a che vedere col guardare sventolare le bandiere e sentire gli inni nazionali.”
Non so se perdere una finale davanti al suo pubblico sia stato più duro che in Australia o agli Usa open, e in molti credevano che subentrasse in lui la solita fase depressiva che si traduceva in sconfitte inaspettate nei tornei successivi, in una tattica troppo difensiva, in atteggiamenti del corpo di accentuata sofferenza, o di stizza, di nervosismo… “Certo che non fa niente per rendersi simpatico” ripetevano i telecronisti di sky.
Il tennis sa sempre sorprenderci, e personalmente mi invita alla riflessione e all’umiltà: proprio quando si pensa di aver compreso qualcosa dello sport e dell’animo umano, e crediamo di avere qualche certezza tanto da ipotizzare previsioni, ecco che arriva il gesto, la variante, la “settimana magica” che le sovverte. Federer, si sa, trae forza dalle sue sconfitte, perché è consapevole sia di essere ormai nella “leggenda” del suo sport, sia della bellezza che produce : significativa nella sua semplice verità la sua dichiarazione dopo aver migliorato il suo record a Wimbledon quest’anno:- Perché preoccuparsi anche se non vincevo più slam? Stavo giocando bene, sentivo che un altro trofeo sarebbe arrivato- E la fluidità con cui si muoveva e colpiva nel “suo giardino “suggeriva che tre settimane dopo avrebbe bissato il suo successo, coronando finalmente il sogno dell’oro olimpico in singolare..
Fu durante le semifinali che cominciai a dubitare della vittoria di Federer, ma non, stranamente e razionalmente, per la dura, lunga , estenuante lotta con Del Potro, ma per il sorriso di Murray mentre giocava con Djokovic, Disteso, tranquillo, sereno e fiducioso anche sulle palle break, quasi si sentisse invulnerabile, incapace di perdere.. Un sorriso così raro in lui, direi unico almeno sul campo, che troppo spesso ci aveva mostrato il volto teso e imbronciato. Quel sorriso di “chi cammina fra le nuvole” quando è innamorato o ha appena superato un esame difficile, o avuto un successo professionale. Tennisticamente parlando quel suo atteggiamento da predestinato mi ricordava il racconto di Federer sull’atmosfera speciale di Parigi durante il suo Roland Garros vincente del
Forse anche questo Wimbledon “diverso”dell’olimpiade ha aiutato Andy ad archiviare l’ultimo suo match sul central court, che ora si stentava a riconoscere:: scomparsi il viola e il verde del club, il drappo fucsia di sfondo toglieva solennità e sembrava pure spazio al terreno di gioco. Colorato l’abbigliamento dei tennisti in campo, colorato, più giovane e rumoroso il pubblico. anche folcloristici nell’abbigliamento alcuni tifosi delle nazioni in campo., spesso, più che dei giocatori che le rappresentavano. Il suo nome scandito con calore, entusiasmo nella finale ricordava più l’atmosfera di Davis che quella dei championships. Quel clima informale e scanzonato si sarebbe accordato molto bene con il personaggio Murray alla prima apparizione televisiva proprio sui green inglesi del Queen’s e di Wimbledon del 2005, con quel ragazzino dinoccolato che entrava in campo con l’ipod nelle orecchie , la musica sparata a tutto volume, l’aria sorpresa e felice dell’Inizio.
Il sorriso della semifinale e l’abbraccio con il piccolo sconosciuto tifoso nelle foto di tutti i giornali il lunedì dopo la vittoria: ecco ciò che non dimenticherò dell’impresa di Murray alle olimpiadi. Quel voltarsi al richiamo del bambino mentre stava già lasciando il suo box e gli abbracci dei suoi cari per dirigersi al podio mi sembra anche una delle immagini simbolo di questo concedersi al pubblico, anche mediaticamente, degli atleti di questa olimpiade..
Se pensate anche alle gare di nuoto o di atletica dei precedenti Giochi, le telecamere riprendevano i contendenti mentre andavano ai blocchi di partenza e lo speaker annunciava i loro nomi: a Londra no, i nuotatori venivano chiamati in vasca ad uno ad uno, il loro nome brillava sullo sfondo,entravano come sfilassero in passerella, sorridenti salutavano il pubblico, e così sulla pista di atletica. Ognuno allo scandire del proprio nome interrompeva la concentrazione per interagire con la telecamera a suo piacimento: un sorriso, una smorfia, un saluto con la mano, un inchino….Lo scontroso e nevrotico Murray quella domenica avrebbe abbracciato il mondo.
Il gentile e amato Eric Liddell , se fosse stato un tennista contemporaneo non avrebbe mai regalato la medaglia d’oro alla Gran Bretagna, perché la finale si è giocata di domenica, e come sappiamo alle olimpiadi di Parigi cambiò addirittura la gara a cui si era inizialmente iscritto, i
Molti si chiedono quali conseguenze avrà sulla carriera di Murray la vittoria alle olimpiadi: sarà il trampolino di lancio per la sospirata conquista di uno slam, a partire proprio dall’Usa open che si aprirà lunedì ,o ritornerà ad essere al massimo lo sfortunato finalista? Che cosa scriveranno di lui lunedì 10 settembre? Riecheggeranno i versi di Robert Frost (nato a
Qualunque cosa accada a New York, auguro a Andy invece, per i prossimi quattro anni, la risposta di Francis Ford Coppola a Frost, quando raccomanda, al protagonista dei suoi “Ragazzi della 56 strada” Resta d’oro, ponyboy, l’oro resta.”.



