
Pronostici rispettati nel sottoclou di Verona (New York), dove Willie Monroe Jr batte ai punti John Thompson
Di Matteo Biancareddu
Come c’era da aspettarsi, il match tra Dejan Zlaticanin (22-0-0, 15 KO) e Franklin Mamani (21-3-1, 12 KO), che aveva in palio il vacante titolo WBC dei leggeri, è stato una farsa. Avevamo predetto che lo sarebbe stato e siamo risultati facili profeti: bastava dare una rapida scorsa al record del pugile boliviano per capire che la sua presenza sul ring di Verona, New York, era del tutto immotivata e si sarebbe ridotta a una comparsata. Non è dato sapere cosa Mamani abbia fatto per meritare il quinto posto nel ranking WBC, ma un fatto è fin troppo evidente: il pugile di La Paz non ha niente da spartire con Zlaticanin e con gli altri pari peso di livello mondiale.
L’incontro sarebbe potuto finire ancor prima d’iniziare: già dopo trenta secondi, Mamani vacillava sugli effetti di un gancio sinistro. Zlaticanin, però, sembrava intenzionato ad allungare il brodino per dare una minima parvenza di credibilità a quanto accadeva sul ring, e quindi lasciava che il rivale superasse il momento critico. Mamani provava invano a tenere la distanza con i colpi dritti, che peraltro non figurano nel suo repertorio, e spesso ci riusciva perché Zlaticanin lasciava che il sudamericano cuocesse nel suo stesso brodo. Quando però il montenegrino metteva il naso fuori dalla guardia per esercitare il gancio sinistro, erano guai seri. Dopo un secondo round di relativa tranquillità, Mamani barcollava ancora nel terzo e quindi cadeva al tappeto con effetto ritardato. Poiché l’atterramento non era diretta conseguenza di un colpo, l’arbitro lo considerava una caduta accidentale; ma era evidente che il boliviano aveva i secondi contati. Zlaticanin lo chiudeva alle corde e lì lo subissava di fendenti micidiali, fino al TKO decretato dall’arbitro. Il montenegrino si consacra campione per il WBC, ma la legittimazione passerà attraverso un match con Jorge Linares o Emiliano Marsili, i due pugili che Zlaticanin, negli ultimi mesi, non ha potuto affrontare per indisposizioni di diversa natura.
Molto più godibile è stato il match tra i superwelter Demetrius Andrade (23-0-0, 16 KO) e Willie Nelson (25-3-1, 15 KO), anche perché ha restituito alla boxe d’élite uno splendido talento come il ragazzo di origini capoverdiane, che ha fermato l’avversario nell’ultima ripresa dopo averlo lungamente dominato e messo quattro volte al tappeto. Negli ultimi due anni, Andrade aveva disputato un solo match, per giunta con un pugile mediocre, a causa di una controversia legale che aveva riguardato i suoi promoter e altri concorrenti, intenzionati a mettere le mani sull’ambitissimo ragazzo del Rhode Island. Il match con Nelson, dunque, serbava insidie dovute alla ruggine accumulata in tanti mesi di sola palestra, oltre che all’indubbio valore dell’avversario. Anche Nelson, infatti, era un superwelter di classifica e con ambizioni ancora intatte, almeno all’atto di salire sul ring. Oggi lo è non più, probabilmente, perché la lezione impartitagli da Andrade è stata tanto severa quanto pesante.
Ventottenne mancino, Andrade è un potenziale fuoriclasse. Ha un jab di altissima scuola, un diretto sinistro chirurgico e una difesa eccellente, basata sulla particolare posizione di guardia (con la testa spostata sul lato sinistro, fuori dall’asse centrale del corpo) e sull’ottima mobilità di tronco. E’ anche furbo e padrone del mestiere, come dimostra l’uso del clinch e del corpo a corpo dopo un attacco andato a segno. Porta tutti i colpi, tra cui il superbo montante con la mano anteriore, la destra, e li combina benissimo, alla testa come al corpo. Inoltre, fa un uso eccellente degli angoli, trovando sempre la giusta traiettoria per superare la guardia altrui; anche quando sia alta e stretta, come nel caso di Nelson. Il lungagnone di Cleveland, dotato di un fisico da mediomassimo, non ha vinto un solo round, né un solo minuto del match. Ha esercitato una pressione molto forte, ma senza alcun costrutto: anzi, ne ha ricavato una cospicua dose di pugni che gli ha presentato il conto nel finale. Nelson non era mai finito KO; non solo, non andava al tappeto da oltre cinque anni. E non esce granché ridimensionato dal match di ieri, perché ha perso per mano di un pugile che ha tutti i crismi del fuoriclasse. L’incontro valeva come eliminatoria al titolo WBC: ne consegue che Andrade dovrebbe sfidare nel medio termine il campione Jermell Charlo, fresco vincitore della cintura.
Nel sottoclou, segnaliamo infine la vittoria ai punti dello statunitense Willie Monroe Jr (20-2-0, 6 KO), già sfidante di Gennady Golovkin, sul connazionale John Thompson (17-3-0, 6 KO), reduce dalla pesante sconfitta con l’inglese Liam Smith. Era una sfida a eliminazione per restare nel giro che conta: ci resta Monroe, mentre Thompson ne esce definitivamente.



