
Una piccola storia di sport. Una di quelle cose accadono un po’ dovunque, ma nessuno ne parla mai se i protagonisti sono portabandiera di discipline “minori” o presunte tali, come in effetti quasi sempre succede. Poi, è sufficiente che in un campo di calcio un giocatore faccia ciò che è normale per qualsiasi altro atleta e si guadagna le prime pagine sui giornali o i titoli d’apertura nelle televisioni. Ma così va il mondo…
Santo Stefano pugilistico a Castelfranco Veneto. Un match lontano mille chilometri dalle grandi ribalte. Due ragazzi sul ring che si battono con coraggio, lealtà e danno tutto quello di cui sono capaci. Mattia Musacchi, peso piuma ferrarese con i tratti somatici dell’eterno bambino e che nulla ha a che fare con gli stantii stereotipi del pugile povero, proveniente dall’emarginazione e analfabeta…Davanti, un guerriero che sempre si è fatto ammirare ovunque si è esibito. Musacchi sta vincendo e all’ultima ripresa indovina il colpo da manuale, sotto forma di un uppercut al mento che fulmina lo sfortunato avversario. Ma questi non sa neppure cosa significhi la parola “resa” e si rialza…E’ in crisi e sta appeso soltanto ad un orgoglio che meriterebbe un monumento. Uno sguardo che dura un istante tra angolo e Musacchi. Entrambi hanno capito. Il messaggio è chiaro. Il pugile con la faccia da bambino abbassa le mani e comincia a danzare per il ring senza più colpire perché rispetta e comprende il momento del ragazzo che ha davanti. Contro, ma identico a lui. Il pubblico intuisce e applaude. Il gong suona. Il match è finito.
Uno ha vinto e l’altro ha perso. Uno è stato più bravo e l’altro meno. Tutto normale.
E il pubblico però continua ad applaudire…
Una piccola storia di sport come tante altre che la boxe e altre discipline che chiedono il tributo della sofferenza talvolta regala a confermare la propria “nobiltà”.
Mi piace averla raccontata perché è semplice, silenziosa e in punta di piedi come i valori a cui, in questo mondo malato, pochi prestano attenzione.
Una minuscola fiaba dal sapore quasi natalizio, nella quale due giovani con i guantoni alle mani hanno ricordato che spesso, sul ring, basta essere i più bravi e non i più “feroci”. Rispettare e risparmiare può essere un premio migliore che infierire.
Forse per questo le amicizie tra ex avversari di ring durano una vita.
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