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Storie di Boxe

Oliva: La Federazione con le sue decisioni... ha punito i maestri!

patrizio oliva

“Il nuovo DT e l'inserimento dei due cubani sono frutto di un clima confuso e di assenza di strategie. Ma perché nessuno parla?"

La nomina del nuovo assetto tecnico della nazionale maschile di pugilato è stata accolta da un silenzio assordante. Poche le voce che si sono alzate per commentare la scelta del consigliere federale Giancarlo Ottavio Ranno a Direttore Tecnico delle rappresentative AOB Elite, Youth, Junior, Schoolboy .

Patrizio Oliva, come ha sempre fatto, si espone in prima persona.

“La scelta è estremamente punitiva nei confronti di tutti i maestri italiani. Credo ce ne siano molti con un curriculum migliore, molti che abbiano un’immagine internazionale superiore, molti che abbiano raggiunto risultati più importanti a qualsiasi livello. Eppure non sono stati presi in considerazione. Ho la sensazione che il presidente Lai, la scelta è totalmente sua: il Consiglio Federale è stato solamente informato, si sia lasciato convincere da qualche suggeritore esterno. Non ha avuto la forza di imporsi, di ribellarsi ed ha preso una decisione, diciamocelo, sconvolgente. Non ho nulla contro Ranno, sono semplicemente convinto che in Italia ci siano almeno dieci maestri che abbiano requisiti migliori dei suoi per rivestire il ruolo.”

Oliva si meraviglia anche del silenzio del mondo pugilistico.

“Quando ero allenatore, molti maestri importanti come Brillantino, Freo, Delli Carri e altri si sono agitati per mettere in atto una guerra contro di me. Ora stanno tutti zitti. Dove sono finiti? Cosa è cambiato nel tempo? Quali mutamenti sono avvenuti nello loro situazioni? Perché nessuno dice niente su un consigliere federale senza un passato esaltante da coach che diventa improvvisamente il migliore maestro che ci sia in Italia?”

Anche la scelta dei due cubani inseriti nello staff tecnico non convince Oliva.

“Diciamo che i due non sono universalmente noti. Dobbiamo quindi stare alle informazioni ricevute dalla stessa Fpi. Possibile che che questi due signori passino avanti a uomini che hanno una credibilità internazionale come Gianfranco Rosi e Maurizio Stecca solo per il fatto di venire da Cuba? Credo sia meno difficile fare il tecnico in un Paese che ha tredicimila pugili pronti a qualsiasi sacrificio, un Paese in cui fanno combattere anche i bambini di otto anni. Davanti a quei numeri puoi permetterti di fare selezioni severissime, da noi devi giustamente gestire con molta più cautela i ragazzi. Nonostante tutto questo non sono riuscito a scovare grandi risultati da parte dei due tecnici cubani. Ma soprattutto mi sono chiesto perché la Fpi non li abbia presentati in maniera adeguata: “Signori abbiamo preso questi due coach che in carriera hanno allenato questa e quella nazionale, hanno raggiunto questi risultati, hanno portato al successo questi pugili.” Questo avrebbero dovuto dirci e non ce lo hanno detto. Mi chiedo: questi due signori andranno all’angolo degli azzurri e Rosi&Stecca porteranno il secchio? E ancora: Rosi&Stecca accetteranno la situazione senza dire niente a tutela della loro dignità? Ma quello che mi meraviglia di più è che davanti alla mancanza di informazioni per l’inserimento nello staff di due stranieri sconosciuti, tutti tacciano. Hanno perso l’uso della parola?”

Oliva sente sulle spalle il peso di un pugilato che fatica a scegliere la giusta strada.

“Il presidente ha le idee confuse, manca di strategie. Ha bisogno dell’aiutino. Ma evidentemente ha altre qualità. Perché tutti quei maestri che fino a qualche mese fa erano pronti a fare la guerra al grido di “Perché lui sì e io no?”, ora sono silenziosi? Anche davanti a un consigliere federale che diventa il capo assoluto della conduzione tecnica e all’inserimento nello staff di due cubani avvenuto senza che nessuno si sia preoccupato di definire le loro figure professionali e i compiti che sono stati loro affidati. Ho letto poi che sarebbero stati assunti con contratto semestrale, prima avevo letto addirittura di un accordo a tre mesi. Mi chiedo: devi programmare l’Olimpiade che si terrà a Tokyo nel 2020 e a tre anni dall’appuntamento non hai ancora deciso chi sarà chiamato a gestire la situazione? Credo proprio che la parola giusta sia confusione. La stessa che confusione che comanda le commissioni di esami: oggi non si boccia più nessuno, si paga la tassa e si diventa insegnanti. E poi ai ragazzi cosa vanno a dire?”

Patrizio Oliva ha un’idea precisa su cosa andrebbe fatto.

“Per il bene del pugilato italiano, credo che i nostri maestri dovrebbero far sentire la loro voce. Dovrebbero dire: fermi tutti! Cosa state facendo? Dovrebbero pretendere l’azzeramento della situazione, solo così si potrebbe ricostruire qualcosa per sperare in un futuro migliore. Allenatori italiani, svegliatevi! Tirate su la testa! Un pugile deve avere coraggio quando sale sul ring, un allenatore deve avere lo stesso coraggio nel difendere lo sport che ama. Io non ho padroni e questo mi permette di essere libero di dire la mia opinione. Sono convinto che molti siano nella stessa situazione, devono solo trovare la forza per urlare le proprie ragioni.”

A che titolo parla Oliva?

L’obiezione è già stata sollevata da qualche ignorante (nel senso che ignora passato e presente del pugilato italiano) già in altre occasioni. E allora ricordiamo perché Patrizio Oliva ha tutti i titoli per esprimere un’opinione che abbia peso nel silente panorama della nostra boxe.

È stato pugile.

Da dilettante ha vinto gli Europei juniores, l’argento agli Europei assoluti, l’oro all’Olimpiade di Mosca 1980 e la Coppa Val Barker come miglior pugile del torneo.

Da professionista è stato campione italiano, europeo e mondiale. Si è ritirato, è tornato sul ring e ha vinto di nuovo l’europeo, perdendo poi ai punti una sfida mondiale contro Buddy McGirt: il miglior peso welter in attività in quel momento.

È stato manager (ha gestito l’avvio della carriera professionistica di Agostino Cardamone), organizzatore (ha lavorato in società con Elio Cotena), arbitro per l’International Boxing Federation.

È stato allenatore dei professionisti.

Ha guidato Giacobbe Fragomeni al titolo mondiale dei massimi leggeri.

È stato allenatore dei dilettanti.

Ha preso la nazionale azzurra a pochi mesi dall’Olimpiade di Atlanta 1996, dopo le dimissioni improvvise di Franco Falcinelli ed è stato costretto a lasciarla nel 2001.

Ha vinto l’oro ai Goodwill Games con Paolo Vidoz.

Oro con Giacobbe Fragomeni e argento con Vidoz agli Europei.

Bronzo ai Mondiali con Leonard Bundu, Vidoz, Fragomeni e Ciro Di Corcia.

Oro con Speranza agli Europei Under 17.

Cinque ori ai Giochi del Mediterraneo

Bronzo olimpico con Paolo Vidoz.

Numerose medaglie nei tornei internazionali.

Recentemente ha sostenuto ad Assisi il corso tra i migliori 45 tecnici Aiba e ha chiuso al secondo posto.

È stato membro della Commissione allenatori dell’Eaba.

È stato capo allenatore di Europa 1 ed Europa 2 alla Coppa del Mondo Aiba del 1998.

Che ne dite, ha i titoli per parlare?

Ora restiamo in attesa che anche altri maestri prendano la parola sulla situazione tecnica della nazionale italiana.

Nota in chiusura.

Nell’ultimo quadriennio la Federazione Pugilistica Italiana ha diplomato 1243 Aspiranti Tecnici e 405 tecnici, nel 2017 sono tesserati come tecnici 2424 italiani.

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