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Hall of Fame

Il 27 ottobre a Castrocaro, nasce la Hall of Fame Italia

Hall Of Fame SCELTA DARIO

Per la prima volta in Italia

Hall of Fame Italia il 27 ottobre a Castrocaro celebra quattro grandi campioni

Sabato 27 ottobre il Grand Hotel&Spa delle Terme di Castrocaro ospiterà la prima serata di gala della Boxing Hall of Fame Italia. Oggi il sindaco Marianna Tonellato ha annunciato in conferenza stampa il patrocinio dell’evento da parte della città termale a pochi chilometri da Forlì. Erano presenti il direttore del Grand Hotel Terme Nicola Di Girolamo e l’assessore al turismo Liviana Zanetti. Castrocaro vanta tradizioni pugilistiche importanti, ha anche ospitato nel 1982 la difesa del titolo Europeo dei pesi gallo di Valerio Nati contro lo spagnolo Eguia.

Il sindaco Tonellato ha voluto sottolineare come l’iniziativa di Boxeringweb risulti essere un evento unico per il nostro Paese nella storia di questo sport e si è augurato un grande interesse sul territorio.

La Hall of Fame Italia nasce dall’unità d’intenti di sette innamorati di boxe che si sono chiesti come onorare i grandi campioni. Hanno trovato una risposta in quello che accade da tempo in altre nazioni e da noi invece era assente.

Per aprire la Casa della Gloria, Boxeringweb (promotore dell’iniziativa) in unione con gli amici del comitato direttivo (Franco Esposito, Davide Novelli, Vittorio Parisi, Alessandro Ferrarini, Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Dario Torromeo) ha scelto quattro personaggi che nel panorama pugilistico italiano hanno fatto quello che nessun altro è stato in grado di fare.
Sono i soli che siano riusciti a vincere l’oro olimpico e il mondiale professionisti.

Per questo appuntamento inaugurale è stata dunque premiata l’unicità dell’impresa.

Il 27 ottobre saranno celebrati per le loro imprese Nino Benvenuti, Patrizio Oliva, Maurizio Stecca e Giovanni Parisi.

Alcuni riferimenti statistici per riassumere quello che sono stati capaci di fare questi signori.

Nino Benvenuti (26 aprile 1938)
dilettante

Oro pesi welter Roma 1960

Coppa Val Barker, miglior pugile dei Giochi
professionista
Mondiale superwelter Wba, Wbc 1965-1966.
Mondiale medi Wba, Wbc 1967
Mondiale medi Wba, Wbc 1968-1970.
Record: 82-7-1 (35 ko).

Patrizio Oliva (20 gennaio 1959)
dilettante

Oro pesi superleggeri Mosca 1980

Coppa Val Barker, miglior pugile dei Giochi
professionista
Mondiale Wba superleggeri 1986-1987.
Record: 57-2-0 (20 ko).

Maurizio Stecca (19 marzo 1963)
dilettante
Oro pesi gallo Los Angeles 1984

Professionista
Mondiale Wbo piuma 1989.
Mondiale Wbo piuma 1991-1992.
Record: 49-4-0 (22 ko).

Giovanni Parisi (2 dicembre 1967 / 25 marzo 2009)
dilettante

Oro pesi piuma Seul 1988
professionista
Mondiale leggeri Wbo 1992-1994.
Mondiale superleggeri Wbo 1996-1998.
Record: 41-5-1 (29 ko).

Nei prossimi giorni pubblicheremo le storie dei quattro campioni, le loro avventure tra i dilettanti e i professionisti. Annunceremo anche il programma della serata di gala del 27 ottobre al Grand Hotel&Spa delle Terme di Castrocaro e altro ancora.
Restate in contatto.

Boxing Hall of Fame Italia ha ancora in serbo tante sorprese per chi ama questo sport.

CORDA Cassius Pavia inserto

Oliva, Icio Stecca e Parisi, campioni sempre. Da dilettanti e da pro'.

Pubblicato il 6 settembre 2018

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di Vittorio Parisi

Erano sedici anni che un italiano non vinceva una medaglia d’oro alle Olimpiadi, e  dodici una medaglia di qualsiasi metallo, quando Patrizio Oliva salì sul podio più alto all’Olimpiade di Mosca 1980, categoria pesi superleggeri.
C’era stata apprensione prima del verdetto, la paura era che il 21enne pugile napoletano fosse derubato della vittoria come un anno prima era accaduto ai Campionati Europei per giunta contro lo stesso avversario, il sovietico Serik Konakbayev, che quindi combatteva in casa.

Per fortuna 4 giudici su 5 furono onesti e Oliva tornò in Italia con la medaglia più ambita e la Coppa Val Barker riservata al miglior pugile dell’intero torneo. C’erano grandi aspettative sul futuro di Oliva professionista, tutte mantenute. Oliva è stato campione italiano, campione d’Europa in due categorie, campione di sigla WBA che era il massimo che potesse ottenere.  

Ma purtroppo gli Italiani sono bravissimi a dare addosso a chi vince qualcosa. Di questa usanza, per andare nel campo del cinema, ne hanno fatte le spese nell’ordine premi Oscar come Fellini, Salvatores, Tornatore, Benigni, Sorrentino, tutti in qualche modo indicati come immeritevoli cretini da parte della critica.

sacco

PATRIZIO OLIVA (20 gennaio 1959). Mondiale Wba superleggeri 1986-1987. Record: 57-2-0 (20 ko). Il 15 marzo 1986 batte ai punti in 15 riprese Ubaldo Sacco a Montecarlo e conquista il mondiale Wba dei superleggeri.

Così Oliva passò per essere troppo cerebrale, niente affatto spettacolare, scambiando la disarmante bravura tecnica per un difetto di fronte a un campione che aveva problemi alle mani e che quando conquistò il titolo WBA di fronte all’argentino Ubaldo Sacco dovette tirare fuori tutte le riposte risorse per arrivare laddove prima di lui erano stati Loi, Lopopolo e Arcari.  

Tutto quello che successe dopo è ininfluente, Oliva era un fuoriclasse punto e basta. E sono convinto che il vero Oliva fosse meglio di quel Coggi che lo battè in 3 round e anche di Mc Girt, l’uomo che gli tolse la possibilità di conquistare fra i welter un secondo titolo di sigla quando ormai il tempo era scaduto.  Scaduto come pugile perché anche in seguito Oliva ha dimostrato di non essere uno normale diventando un grande allenatore, anche della Nazionale azzurra, e un uomo tutto d’un pezzo sia sportivamente che non, come si può anche apprendere dalle stesse pagine di boxeringweb. Avrebbe molto ancora da dare al pugilato italiano, se solo glielo consentissero.

Alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 la squadra italiana di pugilato era molto forte e avrebbe meritato di tornare a casa con due medaglie d’oro visto che Francesco Damiani aveva fatto meglio in finale dell’iperprotetto supermassimo statunitense Tyrell Biggs. Ci si dovette accontentare di una, conquistata fra i pesi gallo dal 21enne romagnolo Maurizio Stecca, fratello di quel Loris Stecca che era stato in quello stesso anno campione di sigla fra i supergallo professionisti per soli 3 mesi, vittima di un contratto capestro, di un ambiente impossibile, di Victor Callejas e della sfortuna.

Maurizio era molto diverso da Loris sia come carattere che come pugile, dotato di grande classe (non che Loris ne fosse sprovvisto…), tecnica e dedizione anche se, come Oliva, non era certo un picchiatore. Fu guidato con la solita saggezza dal grande manager Umberto Branchini che aveva instaurato ottimi rapporti con l’ultima sigla allora nata, la WBO. Fu per questa sigla che “Icio”, come era chiamato, divenne campione fra i pesi piuma battendo il dominicano Pedro Nolasco che aveva già eliminato in semifinale alle Olimpiadi, e saltando le tappe dei titoli italiano ed europeo.

icio

MAURIZIO STECCA (9 marzo 1963). Mondiale Wbo piuma 1989. Mondiale Wbo piuma 1991-1992. Record: 49-4-0 (22 ko). Il 28 gennaio 1989 a Milano batte per kot 6 Pedro Nolasco e conquista il mondiale Wbo dei piuma.

Erano anni, quelli, in cui quelle categorie pullulavano di fuoriclasse, come Louie Espinoza che gli tolse il titolo che in seguito Stecca ebbe il merito di riconquistare. E a suo merito va anche l’aver voluto conquistare, fra i superpiuma, quel titolo italiano che era l’unica gemma che mancava alla sua grande carriera che l’aveva visto anche campione europeo, sapendo poi dire basta al momento opportuno senza invecchiare sul ring. Anche Stecca ha continuato in veste di tecnico a onorare la maglia azzurra

Alle Olimpiadi di Seul del 1988, “infami” non solo ma soprattutto per il torneo di boxe, l’Italia conquistò un’altra medaglia d’oro con un altro ventunenne, il calabrese Giovanni Parisi.

In mezzo alle truffe più vergognose fu una medaglia pulitissima perché quel ragazzo vinse prima del limite sia la semifinale che la finale sfogando a suon di pugni la rabbia per i digiuni sopportati per combattere in una categoria non sua e il dolore per la recente perdita della mamma Carmela che l’aveva cresciuto praticamente da sola e il cui nome riluceva in un medaglione che da allora Parisi avrebbe sempre portato con sé sul ring.

Da professionista Giovanni Parisi è stato uno dei pugili più esaltanti che abbia visto per una combinazione di tre fattori difficile da trovare e cioè il carisma, la potenza (nonostante le mani non di ferro) e una certa fragilità. Anche lui è stato campione di sigla WBO e in due categorie, leggeri e superleggeri, anche se ammetto che mi fa un po’ impressione pensarlo tale in un periodo dominato da un fuoriclasse come era Julio Cesar Chavez, campione per altre sigle. E Parisi ha sfidato Chavez perdendo con onore e scontando nell’occasione l’abile trappola preparatagli da Don King, realizzatasi con un preavviso troppo ridotto per un match di quel livello.

giovanni

GIOVANNI PARISI (2 dicembre 1967 / 25 marzo 2009). Mondiale leggeri Wbo 1992-1994. Mondiale superlegger Wbo 1996-1998. Record: 41-5-1 (29 ko). Il 25 settembre 1992 a Voghera batte per kot 1o Francisco Javier Altamirano e conquista il mondiale Wbo dei leggeri. Il 9 marzo 1996 a Milano batte Sammy Fuentes per kot 8 e conquista il mondiale Wbo dei superleggeri.

Il manager Salvatore Cherchi, cresciuto all’ombra di Branchini, lo sconsigliò di accettare ma Parisi ha sempre fatto di testa sua non ascoltando mai nessuno tranne se stesso, nel bene come nel male.  Ed era popolarissimo. Ricordo il Forum di Milano gremito per la terribile sfida del picchiatore messicano Carlos “Bolillo” Gonzalez nel 1996. Parisi fu atterrato due volte nel primo round ma rispose subito colpo su colpo e il pubblico fece a meno delle sedie per tutte le 12 riprese, intervalli compresi, tale era la tensione  che quel ragazzo sul ring comunicava.

Ricordo come subito dopo il drammatico primo round arrivò ancheggiando a bordo ring la soubrette Lory Del Santo, allora all’apice di una popolarità molto…fisica, ebbene al cospetto del dramma interpretato da Parisi non se la filò nessuno. A partire da quella sera non fu certo tutto oro nel suo declino ma il suo segno l’aveva già lasciato. Lo conobbi personalmente quando smise e mi invitò a pranzo per conoscere uno che si chiamava come lui e scriveva di boxe.

Mi chiese addirittura consiglio su una sua idea di particolare scuderia che nessuno ha più raccolto e poi ci rincontrammo pochi mesi dopo perché dovevamo girare assieme per le scuole lombarde in vista dei mondiali dilettanti AIBA di Milano 2009 di cui Giovanni era testimonial e che non fece in tempo a vedere.

Meno di un anno dopo ero a Los Angeles per una importante riunione e un giornalista di The Ring mi chiese notizie di quel ragazzo che lo aveva tanto impressionato nella vittoria americana contro Freddie Pendleton che in Italia chissà perché passò sotto silenzio.  Non voleva credere che Giovanni da quasi un anno non ci fosse più, vittima della sua passione per la velocità, lui che aveva fatto tutto di fretta guadagnandosi la stima e l’affetto dei più.

PROFESSIONISTI, ITALIANI CAMPIONI DEL MONDO
3. fine (precedenti puntate: 23 e 30 agosto)

 

 Prima

 

Carnera, eroe di tutti. Benvenuti e Mazzinghi, l'Italia divisa in due

 

PUBBLICATO il 30 Agosto 2019

di Vittorio Parisi

Per molte generazioni Primo Carnera è stato un mito. Bastava essere grandi e grossi, o anche solo un bambino che voleva dare una dimostrazione di forza per essere definiti un “Carnera”. Di lui si sapeva che era stato il campione del mondo dei pesi massimi e che era stato il primo italiano a cogliere un titolo mondiale fra i professionisti, il resto era immaginazione.
Il colosso, il massacratore, ma anche l’uomo più forte del mondo e il gigante buono. Solo chi era addentro alle cose sapeva che c’erano state molte controversie sulla carriera di Carnera, ma quest’uomo mite e buono era diventato, appunto, un mito, in un Italia povera che voleva farsi notare, e aveva scelto il modo peggiore, dal mondo intero.
Una Nazione in cerca di un Impero rappresentata da un pugile che aveva conquistato il mondo solo perché quello era il suo lavoro, non altro. Un pugile e un uomo da scaricare appena le cose si fossero messe male come infatti inevitabilmente avvenne. Un uomo senza la dignità di Carnera e senza la sua forza, quella vera, interna, sarebbe annegato. Così non fu e quella America che gli era stata comunque matrigna l’avrebbe poi accolto e in qualche modo ricompensato.

carnera

PRIMO CARNERA (25 ottobre1906 / 29 giugno1967). Mondiale massimi 1933-1934. Record: 88-14-0 (71 ko). Il 29 giugno 1933 batte per ko 6 Jack Sharkey al Madison Square Garden Bowl nel Queens, New York, è conquista il mondiale dei pesi massimi.

Strano modo, penserete, di parlare di un campione del mondo. Il fatto è che Carnera non era il miglior pugile italiano di quegli anni, poteva esserlo un genio del ring come Locatelli, o uno dei fratelli Venturi, o il freddo Bosisio, o il focoso Jacovacci. Però è Carnera che ha messo ko Jack Sharkey togliendogli il titolo mondiale, e sarebbe ora di smetterla di sostenere che quel terribile montante destro non fosse “genuino”.
E nessun altro peso massimo italiano ha davvero saputo ripetere ciò che il gigante di Sequals seppe fare negli anni in cui erano gli italiani ad emigrare per sfuggire alla povertà.

Copia di Nino

NINO BENVENUTI (26 aprile 1938). Mondiale superwelter Wba, Wbc 1965-1966. Mondiale medi Wba, Wbc 1967. Mondiale medi Wba, Wbc 1968-1970. Record: 82-7-1 (35 ko). Il 17 aprile 1967 batte ai punti in 15 Emile Griffith al Madison Square Garden di New York e conquista il mondiale medi Wba, Wbc.

Era molto diversa l’Italia in cui sono diventati grandi pugili Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi. Era l’Italia del boom economico, l’Italia motorizzata dalla Fiat in cui tutti o quasi avevano la 600 e i fortunati la Giulietta e la boxe viveva il suo momento d’oro. 

Medaglie olimpiche, campioni del mondo, campioni europei e i Palazzi dello Sport strapieni, i quotidiani sportivi con il pugilato spesso in prima pagina e ogni giorno comunque due pagine di notizie. Il sale dello sport, si sa, è la rivalità e se questa è casalinga meglio ancora.
Nei 15 anni precedenti c’era stata quella epocale fra i ciclisti Gino Bartali e Fausto Coppi, specchio di due Italie diverse cresciute nei rigori del dopoguerra. Uno rappresentava l’anima cattolica, l’altro quella più di sinistra, uno era timorato di Dio, l’altro aveva sdoganato l’amante con grande scandalo. Che i due fossero poi, sotto sotto, amici, poco contava, bastava non farlo sapere.
Amici Benvenuti e Mazzinghi non lo sono stati mai e non c’era bisogno di creare per loro ruoli diversi perché diversi lo erano già.
Mazzinghi covava del risentimento perché era stato escluso dalla squadra azzurra a favore di Benvenuti e Carmelo Bossi prima delle Olimpiadi di Roma però era stato lui a diventare per primo campione del mondo fra i professionisti. E se Benvenuti era il giovane bello, chiacchierato, comunque protagonista, gli si costruiva una carriera a Roma, lui istriano con manager bolognese nella Roma della Dolce Vita.
Mazzinghi, toscano di campagna, era l’opposto e allora era gioco forza farlo combattere a Milano, in quella che era considerata la capitale morale e industriale, il motore economico del Paese.
Anche sul ring i due erano diversissimi.

sandro

SANDRO MAZZINGHI (3 ottobre 1938). Mondiale Wba, Wbc superwelter 1963-1965. Mondiale Wba, Wbc superwelter 1968. Record: 64-3-0 (42 ko). Il 26 maggio 1968 batte Kim Soo Kim allo stadio San Siro di Milano e riconquista il mondiale superwelter Wba, Wbc.

Benvenuti era un tecnico incontrista con due armi letali da picchiatore nel gancio sinistro e nel montante destro. Mazzinghi un demolitore disposto a pagare qualsiasi prezzo pur di avvicinare l’avversario e stroncarlo nel tempo. Come in tutte le rivalità che si rispettino ci sono stati incontri professionistici fra Benvenuti e Mazzinghi, per l’esattezza due e sono stati una delle basi dell’amarezza del toscano che ha sempre pensato che Benvenuti fosse favorito dall’establishment.
Il primo lo vinse Benvenuti per ko con un fulminante montante destro conquistando il titolo mondiale, il secondo sempre Benvenuti ai punti di stretta misura. Mazzinghi ritiene di essere stato costretto ad accettare il primo in un momento terribile della sua vita personale e di non aver affatto perso il secondo.
Punti di vista naturalmente, ma ciò che più conta è che entrambi abbiano fatto la storia non solo del pugilato ma dell’intero sport italiano con una punta ciascuno di grandissima intensità e forza emotiva.
La prima quando Benvenuti conquistò il titolo mondiale dei pesi medi al Madison Square Garden, allora unica mecca del pugilato, battendo ai punti e contro pronostico un fuoriclasse come Emile Griffith. I tifosi si attaccarono alla radio, perché il governo vietò la trasmissione via satellite perché gli italiani il giorno dopo dovevano lavorare. Il risultato fu che gli italiani interessati rimasero svegli lo stesso, rendendo mitico un incontro in realtà non bellissimo ma reso appunto tale dalla fantasia che solo la radio scatena.

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La seconda quando Mazzinghi riempì lo stadio San Siro a Milano per una battaglia contro il coreano Ki Soo Kim che gli riportò il titolo mondiale ma che lo costrinse a lasciare su quel ring tutto quello che gli era rimasto dentro. Dopo l’apice arriva il declino, più lento quello di Benvenuti concretatosi poi nelle disfatte contro un fuoriclasse come Monzon, affrontato quando Nino era ormai agli sgoccioli, più veloce quello di un Mazzinghi dalla boxe più dispendiosa.
E, a riprova di due caratteri tanto diversi, Benvenuti sarebbe rimasto sempre sotto la luce dei riflettori mentre Mazzinghi, ritiratosi a vivere nella sua campagna, si è lasciato non certo dimenticare ma in un certo qual modo porre volontariamente in ombra. Ma un discorso su di loro sarebbe incompleto senza ricordare la bellissima riconciliazione alla vigilia degli 80 anni. Di gente come Sandro e Nino abbiamo un gran bisogno, sul ring e fuori.

PROFESSIONISTI, ITALIANI CAMPIONI DEL MONDO
2. continua (prima puntata pubblicata il 23 agosto)

 

PUBBLICATO IL 23  AGOSTO 2018

Loi, Arcari, Lopopolo. Quando i re del mondo erano italiani...

Copia di mondiali

 

di Vittorio Parisi

Un tramviere di Milano che blocca la sua vettura davanti a un bar e scende assieme a tutti i passeggeri per assistere a un match mondiale di Duilio Loi. Forse è solo una leggenda. L’importante non è che fosse vero, ma che fosse verosimile. E lo era.

Loi ortiz

DUILIO LOI (19 aprile 1929 / 20 gennaio 2008). Mondiale superleggeri 1960-1961. Mondiale superleggeri Wba 1962.  Record: 115-3-8 (26 ko). Nella foto, a destra, allo Stadio San Siro di Milano l'1 settembre 1960 batte (MD 15, 72-69, 72-72, 74-73) Carlos Ortiz e diventa campione del mondo dei superleggeri.


Vere erano invece le oltre sessantamila persone convenute allo stadio di San Siro per assistere alla rivincita fra Duilio Loi e un fuoriclasse come Carlos Ortiz, portoricano ben più giovane al quale Loi avrebbe tolto il titolo mondiale dei superleggeri, una categoria che fino ad allora appariva e scompariva come un fiume carsico dal panorama della boxe a fianco delle 8 categorie tradizionali.
Da quei giorni sarebbe rimasta invece una presenza costante per la fortuna del nostro pugilato. Loi, figlio di un marinaio sardo, era nato a Trieste ma era diventato l’idolo pugilistico di Milano dove viveva. Era stato solo buon dilettante, aveva infatti bisogno delle lunghe distanze del professionismo per far brillare la sua boxe tecnica, veloce, avviluppante, difficile e sgradita dai suoi avversari, tutti prima o poi battuti dato che le sole 3 sconfitte Loi le vendicò tutte.
L’America l’avrebbe voluto trattenere, ma Loi aveva capito quale sarebbe stato il prezzo da pagare. Scelse l’Italia e la famiglia. Gliela avrebbero fatta pagare nel primo match con Ortiz, battuto ma non per quei giudici, e ora a Milano era serata di rivincita. Ero troppo piccolo per vederlo combattere, ma all’epoca Loi era un simbolo non solo sportivo di una Italia che usciva dalla ricostruzione del dopoguerra, povera ma orgogliosa che camminava verso il boom economico.
Era un piccolo grande italiano che ce l’aveva fatta. Aveva battuto tutti i suoi rivali casalinghi ed esteri, ma non era un personaggio alla Tiberio Mitri e sono convinto che l’esplosione di un Nino Benvenuti assai più personaggio di lui abbia finito per farlo dimenticare troppo in fretta ai più distratti.
A Loi, l’uomo che era praticamente impossibile battere, non interessava molto e, finita la boxe sarebbe tranquillamente scivolato verso una vita tranquilla non fosse stato per una vicenda drammatica che non è giusto qui ricordare. Ma ai tempi delle sfide mondiali milanesi con Ortiz e Perkins, Loi era diventato un idolo. Avrebbe potuto continuare quando smise a 33 anni. Mi piace il modo scelto per uscire di scena, così come raccontò Giorgio Tosatti. Dopo la bella con Perkins che a Milano gli restituì il titolo mondiale, Loi chiese a Tosatti “Mi hanno regalato il verdetto, vero?”. Tosatti rispose affermativamente. Loi gli disse: “Scrivi che mi ritiro”. E mantenne la parola. Chapeau!

arcari

BRUNO ARCARI (1 gennaio 1942). Mondiale superleggeri Wbc 1970-1974. Record: 70-2-1 (38 ko). Nella foto, a sinistra, batte Pedro Adigue jr al Palazzo dello Sport di Roma (p. 15, 74-66, verdetto dell'arbitro) il 31 gennaio 1970 e diventa campione del mondo Wbc dei superleggeri.

Mi sono sempre chiesto chi sarebbe uscito con il braccio alzato fra i superleggeri Duilio Loi e Bruno Arcari, il laziale che tutti ricordano più come genovese per i lunghi ritiri alla corte di Rocco Agostino.
Ho sempre avuto una grande ammirazione per questo pugile che è riuscito a salire sul gradino più alto nonostante l’estrema fragilità di sopracciglia che si tagliavano solo a guardarle e che gli costarono una Olimpiade. A quelle sopracciglia Arcari deve le due sole sconfitte di una carriera incredibile, in un periodo in cui non esisteva l’interruzione per decisione tecnica e se ti tagliavi, anche se per uno scontro di teste fortuito o malizioso non sanzionato con la squalifica, erano fatti tuoi, arrivavano medico e arbitro e perdevi il match senza tante storie.
Arcari picchiava più del tecnico Loi, ma era soprattutto un combattente che ti portava troppo oltre il limite, uno che si beveva 15 riprese meglio degli altri e per di più era difficile come lo sono i mancini in genere. Impossibile, per chi le ha viste, dimenticare battaglie come quella di Vienna dove schiantò quell’Orsolics superprotetto idolo locale o quella di Roma che gli fruttò il titolo mondiale dopo un match terrificante contro il filippino Adigue.
Arcari incassava le cannonate, ma era anche pugilisticamente bravissimo. Fece fatica contro uno stilista come il brasiliano Joao Henrique ma nella rivincita lo demolì in modo impressionante, passo dopo passo, al punto che il brasiliano mi fece pena. Purtroppo l’America lo vide solo una volta nel sottoclou del terzo Benvenuti-Griffith e laggiù non gli hanno dato il credito che meritava. D’altra parte già all’epoca il titolo mondiale era diviso in due fra WBA e WBC e portare Arcari nella tana dei lupi con quelle sopracciglia di carta velina era un rischio enorme, inoltre con un mancino così non c’era nessuna voglia di battersi. E non è certo colpa sua se, passato nei welter a fine carriera, persino un grande come Jose Napoles preferì evitarlo.
Anche di lui ho un bel ricordo di fine carriera quando pareggiò, ma forse aveva vinto, contro l’astro nascente Rocky Mattioli. Quando all’ultima ripresa un esausto Arcari si difendeva dall’assalto del più giovane e fresco leone tutti i pugili presenti si assieparono al suo angolo come per dargli forza in segno di rispetto per un grande e serio atleta.

Lopopolo e Hernandez 563x353

SANDRO LOPOPOLO (18 dicembre 1939 / 26 aprile 2014). Mondiale superleggeri Wba, Wbc 1966-1967. Record: 58-10-7 (20 ko). Nella foto, a sinistra, batte Carlos Hernandez a Roma (MD 15, 69-69, 71-68, 70-67) il 29 aprile 1966 e diventa campione del mondo Qba, Wbc dei superleggeri.

Schiacciato fra questi due mostri sacri un terzo italiano fu campione del mondo dei superleggeri, Sandro Lopopolo, un milanese di origini pugliese che è stato medaglia d’argento alle Olimpiadi di Roma. Pugile definito cerebrale, sparagnino e poco spettacolare, Lopopolo era in realtà un eccellente tecnico bollato di codardia da chi non ha mai visto un ring neppure da lontano. Eppure fu lui ad avere il coraggio di salire sul ring contro uno dei più pericolosi picchiatori dell’epoca, il venezuelano Carlos “El Morocho” Hernandez che si accorse troppo tardi che quel ragazzo italiano gli stava sfilando il titolo mondiale. All’epoca tutti volevano un match fra Lopopolo ed Arcari ma l’incontro non si fece mai ed è inutile rivangare sui perché e i percome. Ma Lopopolo è stato un pugile sottovalutato e uno dei pochi, all’epoca, a diventare campione del mondo senza passare per il titolo europeo che allora era una tappa obbligata. In realtà avrebbe potuto diventare campione continentale dopo ma fu incredibilmente derubato in casa nostra dal francese Roger Zami, evento soprattutto all’epoca assai improbabile.
Era a fine carriera Lopopolo quando diede una lezione di boxe al pompatissimo peso welter Roger Menetrey che vinse solo perché i match europei allora si disputavano sulle 15 riprese e il milanese non aveva più benzina. A me piace ricordarlo quando lo conobbi al Palalido di Milano dove arrivava accompagnando un altro grande, Carmelo Bossi, che era stato precocemente reso invalido da un ictus e che lui passava a prendere in macchina ogni volta. Avevo appena scritto un articolo su Bossi che questi aveva letto, Lopopolo mi presentò e Bossi che non poteva quasi parlare affidò il suo ringraziamento alle lacrime. Fu Lopopolo a togliere me e Bossi dall’imbarazzo della commozione con una battuta in stretto milanese. Si è campioni anche così.

PROFESSIONISTI, ITALIANI CAMPIONI DEL MONDO
1. continua

Pubblicato il 16 agosto

Tokyo

di Andrea Bacci*

A Tokio 1964 non si è ancora spento l'eco dei grandiosi successi di Roma 1960. Si parte per il Giappone con una squadra fortissima che può ancora fare il pieno di vittorie e di medaglie.

atzori

TOKYO 1964
Doppio oro con Atzori e Pinto


Portiamo a casa due ori. Il primo con il piccolo sardo Fernando Atzori nei mosca (foto in alto con il maestro Natalino Rea e Cosimo Pinto, foto sopra con l'oro olimpico), con famosa foto del suo occhio tumefatto che fa il giro del mondo. Atzori in seguito sarà campione europeo da professionista. Il secondo successo arriva con il mediomassimo Cosimo Pinto, sconosciuto alla vigilia, che poi preferirà una serena carriera in banca ai pugni del pugilato. Medaglie di bronzo sono il welter Bertini, il medio Valle e il massimo Bepi Ros, nella cui categoria vince il formidabile americano Joe Frazier. Fa parte della spedizione il peso leggero Bruno Arcari, che però esce di scena per ferita al primo turno contro lo sconosciuto keniano Alex Oudnu. Arcari si rifarà ampiamente da professionista, vincerà il mondiale superleggeri e lo difenderà nove volte.

bambini

CITTA’ DEL MESSICO 1968
Bambini bronzo nei pesi massimi

Nel 1968 in Messico inizia il periodo di grande flessione della nostra boxe a livello olimpico. Ci scappa una sola medaglia, se la aggiudica il massimo Giorgio Bambini (foto sopra) che è bronzo. In semifinale cede senza troppa poesia a George Foreman, che vince l'oro e avrà poi una delle più incredibili carriere della storia del pugilato. Per molti anni la boxe italiana non ha nessuna medaglia olimpica con cui fregiarsi, da Monaco '72 a Montreal '76 sono edizioni grame di soddisfazioni.

oliva

MOSCA 1980
Trionfo di Oliva, oro e Coppa Val Barker

A Mosca 1980 si riprende con il botto: Patrizio Oliva (foto sopra), napoletano di Poggioreale, spinto sul ring dal fratello Mario, buon pugile dilettante, è un superleggero subito paragonato a Nino Benvenuti per il bello stile e la velocità di esecuzione, nonostante non possegga un pugno esattamente da ko. A Mosca si libera facilmente di quattro avversari e in finale trova il sovietico Konakbaev, che un anno prima lo ha battuto per l’europeo dilettanti con un verdetto ingiusto. Ma Oliva, non trema, supera l’avversario tanto da non lasciare dubbi a nessuno. Oltre alla medaglia d'oro gli viene attribuita anche la Coppa Val Barker come miglior pugile del torneo.

Icio

LOS ANGELES 1984
Maurizio Stecca guida un team magico

Nel 1984 parte per Los Angeles un vero e proprio squadrone: il peso gallo Maurizio Stecca (foto sopra), riminese fratello di quel Loris che arriverà anche al mondiale dei supergallo, il napoletano Salvatore Todisco, minimosca, il ravennate Francesco Damiani, supermassimo, due titoli europei e una vittoria nel mondiale ’82 contro Teofilo Stevenson prima di essere battuto da un verdetto scandaloso, il welter foggiano Luciano Bruno, il casertano Angelo Musone, peso massimo.
Bruno pesca in semifinale il favoritissimo Mark Breland, cui viene pronosticata erroneamente una carriera da autentico fenomeno, rivelatasi invece non esaltante anche se alla fine conquisterà due volte il mondiale welter, ed è medaglia di bronzo.
Musone è anch'esso bronzo fermato più dagli scandalosi cartellini dei giudici che dall'americano Tillman, che nelle qualificazioni americane aveva soffiato il posto a un sedicenne chiamato Mike Tyson.
Todisco invece arriva in finale, ma segnato da un durissimo match contro l'africano Mwila ed è argento. Deve infati saltare l’ultima sfida per colpa di un polso fratturato.
Va in finale anche Damiani, che non fatica più di tanto a battere il tanzaniano William Isangura e il britannico Bobby Wells, per poi trovare l’americano Tyrrell Biggs, lo stesso che gli ha portato via ingiustamente la vittoria nel Mondiale e dal quale ha perso qualche tempo prima. Damiani perde ed è argento, poi riuscirà a battere Biggs da professionista.
Maurizio Stecca invece non suda nemmeno per superare quattro avversari e arrivare in finale, dove trova l’ostico messicano Lopez. Il match è equilibrato, anche se l’italiano si fa preferire per la sua velocità di esecuzione. Il risultato è 4-1, Maurizio è oro.
Pensiero finale per Salvatore Todisco, scomparso in un incidente automobilistico alla vigilia delle nozze, mentre viaggiava per raggiungere uno stage dei quadri tecnici della Nazionale.

parisi

SEOUL 1988
Parisi li stende tutti, Nardiello derubato

Nel 1988 a Seoul l’uomo di punta è il calabrese Giovanni Parisi (foto sopra, sul gradino più alto del podio), peso piuma, che su cinque incontri ne termina solamente due ai punti, e in finale batte per ko il romeno Dumitrescu, annientato dai terribili ganci dell’azzurro. In squadra c'è anche il romano Giovanni Nardiello che però paga gli sfacciati favoritismi che ottengono i pugili di casa: succede infatti che debba affrontare nei quarti il modesto Park Sin-Hun e lo domini facilmente per due riprese, amministrando il vantaggio nella terza. La vittoria dell’italiano è chiara come il sole, non per i giudici. Il match si rivela essere il peggior scandalo della nostra boxe olimpica. A Park Si-Hun viene addirittura regalata graziosamente la medaglia d'oro, dopo un match totalmente a favore dell'americano Roy Jones jr. A completare lo scandalo arriva l’assegnazione della Coppa Val Barker a Roy Jones. Nardiello farà una buona carriera professionistica, arrivando a conquistare il mondiale Wbc dei supermedi.

vidoz

SYDNEY 2000
Arriva il bronzo del gigante Vidoz

Dopo i Giochi in Corea, arriva una parziale involuzione del movimento azzurro, e pochissime soddisfazioni sia nel 1992 che nel 1996. Per rivedere un italiano sul podio olimpico bisogna arrivare a Sidney 2000 e al bronzo del friulano Paolo Vidoz (foto sopra, a sinistra) nei supermassimi. Vidoz, diventato famoso perché la madre non voleva facesse questa attività per non farsi male e per non farlo agli altri. Il goriziano in semifinale si inchina all'inglese Audley Harrison.

2004

ATENE 2004
Cammarelle sul podio nei supermassimi

La medaglia di Vidoz fa coppia con quella sempre di bronzo nella stessa categoria ad Atene 2004 di Roberto Cammarelle (foto sopra), fermato in semifinale dal russo Povetkin, mentre non va più in là dei quarti il gitano Michele Di Rocco, favorito alla vigilia nel superleggeri. Ma ormai la strada degli azzurri è ben segnata e per avere grandi soddisfazioni manca davvero pochissimo.

2008

PECHINO 2008
Cammarelle super, Russo argento, Picardi bronzo

A Pechino 2008 ci presentiano con addirittura tre campioni del mondo dilettanti in carica: Roberto Cammarelle (foto sopra, esultante dopo la finale olimpica), Domenico Valentino e Clemente Russo, ma attenzione perché il clima dei Giochi può fare qualche scherzetto: Valentino non entra in zona medaglia, lo fa invece il peso mosca Vincenzo Picardi che chiude con il bronzo. In finale vanno Cammarelle e Russo.
Roberto Cammarelle nei supermassimi ha di fronte il cinese Zhilei che potrebbe essere favorito dai giudici, l’azzurro decide di accelerare i tempi e l'incontro termina al terzo round con l'atleta di casa messo ko e l’oro che vola in Italia.
Clemente Russo nei massimi fa un grande incontro con il russo Rachim Cakchiev, ma cede un pò nel finale, quel tanto che basta alla giuria per negargli la vittoria di stretta misura. Conquista l'argento, prima di avviare una fortunata carriera televisiva di pari passo a quella della boxe.
Dopo questi risultati ci si aspetterebbe che, a partire da Cammarelle e Russo, questa grande nidiata abbia il naturale proseguimento nella boxe professionistica, invece la Federazione si coccola i suoi pupilli e azzera il ricambio.

2012

LONDRA 2012
Cammarelle solo argento, uno scandalo!

Nel 2012 a Londra la nostra boxe continua a puntare sui soliti noti, copertisi di gloria anche a livello mondiale ed europeo. La scelta paga: è vero che Valentino, oro mondiale 2009 in quel di Milano, esce ai quarti, ma nei superleggeri Vincenzo Mangiacapre è fermato solo dal cubano Iglesias in semifinale e vince il bronzo, mentre in finale vanno di nuovo Russo e Cammarelle (foto sopra, dopo lo scippo).
Il campano conferma l'argento perché trova uno più forte di lui, il fenomenale ucraino Oleksandr Usyk, attuale detentore di tutte le cinture iridate nei massimi leggeri.
Il lombardo domina per due riprese Anthony Joshua, nel terzo e ultimo round cede leggermente. Accade però che nella ripresa finale il conteggio per il britannico sembri una mitragliatrice, che gli vengano assegnati pugni che nemmeno ci sono. Il match si chiude in parità (18-18) per numero di colpi validi. E già questo sarebbe assai discutibile. Si va al conteggio complessivo dei colpi andati a segno e Cammarelle è vittima di un verdetto a dir poco casalingo. Meritava l’oro, torna in Italia solo con l'argento. Joshua attualmente è considerato il miglior peso massimo al mondo, detiene i titoli Wba, Ibf, Wbo, Ibo.

2016

RIO DE JANEIRO 2016
Torniamo in Italia a mani vuote…

Nel 2016 a Rio de Janeiro, Valentino vorrebbe riprovarci ma non si qualifica, Cammarelle ha lasciato la boxe, c'è ancora Russo alla quarta Olimpiade, ma stavolta Clemente si ferma ai quarti per mano di Evgeny Tishchenko: il russo a cui verrà poi  regalato l'oro nella finale contro Vasily Levit, che lo aveva letteralmente dominato. Escono presto anche Mangiacapre e Carmine Tomassone, qualificatosi in un singolare torneo pre-olimpico che assegnava qualche posto ai professionisti. Tommasone perde negli ottavi ma a testa alta per mano del fenomeno cubano Iglesias, che andrà a vincere l'oro. Dal Brasile riportiamo più polemiche che vittorie, e il medagliere è per noi sconsolatamente vuoto.

 

L'Italia ai Giochi Olimpici. Da Anversa 1920 a Rjo de Janeiro 2016. 
2. fine (prima puntata pubblicata il 9 agosto)

* Andrea Bacci scrive libri di sport da quasi vent'anni, con una decina di titoli di boxe, soprattutto biografie. I più noti sono "L'ultimo volo dell'Angelo biondo" sulla tragedia di Angelo Jacopucci, "Quell'ultima notte a Las Vegas" sul match Hagler vs Leonard, "Essere Mike Tyson", "Muhammad Ali storia di una rivoluzione", "Sei anni, sei mesi, dieci giorni" su Marvin Hagler, e i venticinque ritratti di "Prima del Limite".

BoxeRingWEB organizzerà a ottobre, in Romagna, la Boxing Hall of Fame Italia. Uno sguardo alla nostra storia olimpica

(Pubblicato  il 9 agosto  2018)

 

Musso De Piccoli Benvenuti mtqal9wz5i2g1tkeqvojgak1r7pc4ab5zd4ogqmby8

di Gualtiero Becchetti

776 a.C.
L’anno in cui le Olimpiadi ebbero inizio per poi dormire a lungo, prima che il barone francese Pierre de Coubertin, nel 1896, le ridestasse ad Atene, in Grecia, la la terra dove erano nate. 
Il pugilato, una delle colonne portanti dei sacri Giochi, dovette però attendere fino St.Louis (Usa) 1904 prima di essere riammesso. L’Italia salì per la prima volta sul ring olimpico ad Anversa 1920.

Garzena

ANVERSA 1920
Garzena, bronzo, prima medaglia azzurra

Era un altro mondo, quello; fatto di pionieri, di drappelli di atleti che da tante parti raggiungevano tra mille traversie e l’indifferenza di molti, la sede olimpica.
Basti pensare che i sei pugili italiani partirono in treno in terza classe per il Belgio addirittura il giorno in cui i Giochi cominciavano. E arrivati là, s’accorsero di non essere stati iscritti! Solo con lo spirito d’improvvisazione del nostro popolo riuscirono a risolvere per “vie traverse” il problema e a portare, con il piuma milanese Edoardo Garzena (foto sopra), la prima medaglia all’Italia, seppure soltanto di bronzo e battendo il belga  Vinken e sconfitto al secondo turno da un assurdo verdetto contro il francese Fritsch.
Da allora, il pugilato italiano ha conquistato 15 ori, 16 argenti e 17 bronzi, per un totale di 48 medaglie; un “forziere” che lo pone al quarto posto tra le grandi potenze della Noble Art, dietro solo a Stati Uniti, Cuba e Gran Bretagna.

bernasconi

PARIGI 1924
L’Italia si ritira dal torneo

Nelle successive Olimpiadi di Parigi 1924, la nostra Nazionale fu addirittura ritirata per le nefandezze dei giudici nei riguardi soprattutto del gallo Domenico Bernasconi (foto sopra), futuro campione europeo a torso nudo e stella dei ring di mezzo mondo, e del massimo Bertazzolo.

tamagnini

AMSTERDAM 1928
Tamagnini, Orlandi e Toscani d’oro

Poi, finalmente nel 1928 ad Amsterdam, ecco le prime tre medaglie d’oro, un esaltante record eguagliato solo a Roma nel 1960 e impreziosito dal primo posto nella classifica per nazioni, a fianco del Sudafrica.
Le conquistarono il diciottenne gallo civitavecchiese Vittorio Tamagnini (foto sopra) e il leggero milanese di Porta Romana, il sordomuto Carlo Orlandi, (entrambi destinati ad una luminosa carriera professionistica culminata con la cintura europea) e il medio mancino Piero Toscani, anch’egli milanese, il quale purtroppo scomparve presto dalle ribalte pugilistiche e dalla vita, ad appena trentasei anni d’età.

Rovati Luigi

LOS ANGELES 1932
Due argenti che hanno il profumo di una vittoria

Nei Giochi di Los Angeles 1932, l’Italia vinse 12 medaglie d’oro, 12 d’argento e 12 di bronzo e la boxe contribuì con i bronzi del piuma Alessandri e del leggero Mario Bianchini, entrambi di Roma, e con gli argenti (molto punitivi…) del mediomassimo piacentino Gino Rossi e del massimo di Cinisello Balsamo, Luigi Rovati (foto sopra). Ma di questi valorosi atleti non sono rimaste purtroppo profonde tracce.

Sergo

BERLINO 1936
Ulderigo Sergo è una delle star del torneo

Nelle grandiose Olimpiadi berlinesi del 1936, rese mitiche dalle imprese di Jesse Owens e dal celeberrimo documentario della regista Leni Riefenstahl, il mosca sassarese Gavino Matta fu scippato della vittoria contro il tedesco Kaiser e s’abbandonò ad un pianto disperato e il pubblico gli tributò un lungo applauso che voleva significare tutto. Appena quattro anni dopo, a Roma, venne sconfitto ai punti, per la corona europea dei professionisti, dal popolarissimo idolo di casa Enrico “Piripicchio” Urbinati. Ma Berlino riservò invece il trionfo dorato a Ulderigo Sergo (foto sopra), il gallo istriano di una Fiume allora italiana, giudicato come una delle star dell’intero torneo con la vittoria sullo statunitense Jackie Wilson.
La vita di questo potenziale campione non fu però semplice, dal momento che l’avventura professionistica s’intrecciò con la guerra e ne mutilò gli orizzonti. Abbandonata per sempre la propria terra natale nel 1947, quando essa divenne jugoslava, arrivò da esule a Trieste e cominciò ad allenare nell’Accademia Pugilistica Triestina, dove fece in tempo a prendersi cura di un ragazzino che si chiamava Nino Benvenuti.
Nel 1957 emigrò con la famiglia a Cleveland, negli Stati Uniti, dove si spense a soli 54 anni, con il rammarico di non avere più rivisto la sua amatissima Fiume.

formenti

LONDRA 1948
È incredibile l'impresa di Ernesto Formenti

Nel 1948, dopo le tragedie belliche, le Olimpiadi ripresero vita a Londra. Sotto la guida di Steve Klaus e di Natalino Rea, incredibile fu l’impresa del piuma di Seregno, Ernesto Formenti (foto sopra). Era un ragazzo pallido ed esile. Aveva avuto anche problemi di salute nell’infanzia e tutto poteva sembrare, fuorché un pugile! Eppure, con l’intelligenza e con una tecnica sopraffina conquistò l’oro, dominando cinque rivali l’ultimo dei quali, il sudafricano Shepherd, sembrò uno scolaretto dinanzi al maestro. Passato professionista, il pugile lombardo non ebbe grande fortuna e pur perdendo pochi match, si ritirò dopo soli cinque anni essendosi reso conto, soprattutto di fronte a Duilio Loi che lo batté per ko, con in palio il titolo italiano, come la sua fragilità non fosse compatibile con una carriera a torso nudo di alto livello.
Meravigliosa fu pure la medaglia d’argento conquistato dal mosca di Velletri, Spartaco Bandinelli, battuto in finale da uno dei più grandi pesi mosca della storia del pugilato dilettantistico e professionistico, l’argentino Pascual Perez, per sei anni campione del mondo a torso nudo. Spartaco pose fine appena tre anni dopo alla sua avventura esclusivamente dilettantistica, con l’incredibile record di 352 incontri, con sole 12 sconfitte.  
Anche il gallo cagliaritano Gianni Zuddas compì l’impresa di meritarsi l'argento, sconfitto discutibilmente dal magiaro Csik in finale; percorse poi una buona strada tra i professionisti, facendo propria la cintura tricolore e affrontando i tanti campionissimi dell’epoca.
Da non dimenticare i bronzi del welter romano Alessandro D’Ottavio e del medio lucchese Ivano Fontana, che si arrese soltanto ad un formidabile mancino ungherese rimasto leggendario nella storia del pugilato europeo: Laszlo Papp, trionfatore delle altre due Olimpiadi successive ed europeo dei medi tra i professionisti.

bolognesi

HELSINKY 1952
Bolognesi, a sorpresa, sale sul podio più alto

Ad Helsinki, nel 1952, irruppe per la prima volta nella storia dei Giochi la “corazzata” Urss, lo squadrone russo che fu, sino alla fine dell’Unione Sovietica sancita ufficialmente alle ore 18 del giorno di Natale 1991, lo spauracchio di tutto il mondo. Gli azzurri arrivarono in Finlandia pieni di speranze, con atleti che si sarebbero fatti strada nel professionismo: il potente mosca cremonese Aristide Pozzali, il magnifico piuma di Civitacastellana Sergio Caprari, il grande welter-leggero spezzino Bruno Visintin, il welter-pesante di Pontedera Guido Mazzinghi.
Ma in quel torneo, sul cui podio più alto dei massimi salì lo statunitense Floyd Patterson, campione del mondo 1956/62 tra i professionisti, e di nuovo Laszlo Papp tra i welter-pesanti, l’oro sorrise agli azzurri per merito del leggero genovese Aureliano Bolognesi (foto sopra), dotato di notevole velocità e ottima tecnica, che in finale sconfisse il polacco Antkiewitz. vincitore a Londra nel 1948.

Era un pugile di valore, ma obiettivamente nessuno immaginava un risultato simile. Anche Caprari e Visintin portarono a casa rispettivamente l’argento e il bronzo per poi salire, a torso nudo, sul tetto d’Europa, ma le loro medaglie erano date quasi per “scontate”. Bolognesi divenne poi professionista, però fu un’avventura di appena due anni e senza lampi.
Un incidente gli troncò le ali a 26 anni, ma gli mancò in ogni caso la “durezza” psico-fisica per rivivere i trionfi dilettantistici. Di lui, ancora oggi, si ricordano la signorilità e l’amore per la poesia, alla quale dedicò gran parte della lunga esistenza, dopo il precoce addio ai guantoni.

Franco Nenci

MELBOURNE 1956
Nenci e Bozzano danno ragione ai maestri

Assai tribolata fu la spedizione per i Giochi Olimpici di Melbourne, nel 1956. Provocò molte polemiche la decisione dei tecnici Klaus e Rea di portare in Australia il welter-pesante ivitavecchiese Franco Scisciani invece del giovanissimo Nino Benvenuti (saggia la scelta di farlo maturare!), il medio di Anzio Giulio Rinaldi invece del genovese Bruno Fortilli e degli ancora inesperti Franco Nenci (foto sopra) e Giacomo “Mino” Bozzano, rispettivamente welter-leggero di Livorno e massimo di Sestri Levante.
Tra gli azzurri c’era anche il mosca di Alghero, Salvatore Burruni, destinato a diventare pluricampione europeo e del mondo tra i professionisti e uno dei “grandi” della storia del pugilato italiano. Fu eliminato al primo turno, a riconferma di come dilettantismo e professionismo diano spesso esiti diversi. Raggiunsero il bronzo proprio l’“inesperto” Franco Nenci e Mino Bozzano, cioè i meno accreditati della vigilia.
Una volta tanto, i fatti dimostrarono che i selezionatori avevano visto giusto!

60

ROMA 1960
Benvenuti, De Piccoli, Musso d'oro. Un trionfo!

Ed ecco Roma 1960. Le Olimpiadi più belle!
E non per patriottismo.
Le ultime in cui i riflettori, i decibel, la grandiosità delle cerimonie d’apertura e di chiusura e lo sfarzo non offuscavano le imprese degli atleti. Le ultime in cui il Villaggio Olimpico non era ancora un impenetrabile lager dorato, ma una base da cui i ragazzi e le ragazze di ogni parte del mondo potevano sciamare liberamente per le strade della capitale.
Le Olimpiadi di Cassius Clay e Livio Berruti, di Abebe Bikila e Sante Gaiardoni, di Armin Hary e Wilma Rudolph.
Ma, per noi della boxe, le indimenticabili e forse irripetibili Olimpiadi del welter di Trieste Nino Benvenuti (oro, foto in alto. Da destra: Nino, De Piccoli e Musso), del massimo di Mestre Franco De Piccoli (oro), del piuma di Aqui Terme Franco Musso (oro), del welter-pesante di Milano Carmelo Bossi (argento, foto sopra. Da sinistra: Zamparini, Musso, Lopopolo, Benvenuti, Bossi, De Piccoli. I medagliati di Roma '60), del leggero di Milano Sandro Lopopolo (argento), del gallo di Fabriano Primo Zamparini (argento), del mediomassimo di Civitavecchia Giulio Saraudi (bronzo), del medio di Roma Luigi Napoleoni, del welter-leggero di Arezzo Piero Brandi e del mosca di Foggia Paolo Curcetti.
Quelle in cui, con cinica competenza, Natalino Rea (aveva preso il posto di Steve Klaus) e il suo “secondo” Armando Poggi avevano fatto diminuire di peso Benvenuti e crescere Bossi perché, invertendo le categorie, Nino tra i welter avrebbe evitato lo spauracchio statunitense Wilbert McClure.

Alla prova dei fatti, il formidabile squadrone azzurro, il più forte di tutti i tempi, non tradì le attese. E non fu semplice. Basti pensare che dopo una settimana gli italiani erano tutti in gara e i “peggiori” (si far per dire!), uscirono comunque a testa alta. Eppure la strada fu impervia.
De Piccoli, con la sua “bomba” sinistra, eliminò tra gli altri, l’apparentemente imbattibile sovietico Abramov; Benvenuti ebbe la meglio sul francese Josselin (futuro europeo dei welter) e ill coreano Kim Ki Soo (che gli tolse da prof il mondiale dei superwelter a Seul nel 1966, per restituirlo a Sandro Mazzinghi nel feroce match di S.Siro, nel 1968); Bossi se la vide con il francese Diallo e l’uruguaiano Votta. Insomma, i nostri non salirono sul podio del PalaEur di Roma (i preliminari avevano avuto luogo nel palazzetto di v.le Tiziano) per caso, ma perché lo meritarono con il sudore e le sofferenze e Benvenuti ricevette persino la Coppa Val Barker, quale pugile più tecnico del torneo.
Poi il domani riservò un futuro professionistico molto diverso a quegli indimenticabili ragazzi. Nino Benevenuti, Carmelo Bossi e Sandro Lopopolo vinsero tutto ciò che c’era da vincere, dal titolo tricolore, all’europeo, sino al mondiale; De Piccoli fu una rapida ma abbagliante meteora; Musso, Saraudi, Zamparini, Curcetti e Napoleoni non ebbero la fortuna che avrebbero meritato; Brandi raggiunse la cintura tricolore. Ma quel meraviglioso agosto romano di una vita fa e quegli eterni giovani con i guantoni alle mani arrampicati sulle vette d’Olimpia rimarranno impressi per sempre nella storia gloriosa del pugilato verde-bianco-rosso.
A loro onore e per la nostra gioia.   

L'Italia ai Giochi Olimpici. Da Anversa 1920 a Rjo de Janeiro 2016. 
1. continua

 

 

 

 

 

Tutti i Campioni dell' Italia nella storia mondiale e olimpica 

Pubblicato  il 2 Agosto 2018

 

di Dario Torromeo

L’Italia è una delle nazioni protagoniste nella storia della boxe mondiale. Ha vinto molto a livello assoluto nel dilettantismo. Quarta nel medagliere generale dei Giochi con quindici ori, sei titoli mondiali tra gli uomini, quattro tra le donne.
Sono entrati nella nostra storia dilettantistica campioni come Carlo Orlandi, Franco De Piccoli, Roberto Cammarelle, Clemente Russo.
Hanno primeggiato sia da dilettanti che da professionisti atleti del calibro di Nino Benvenuti, Patrizio Oliva, Maurizio Stecca e Giovanni Parisi.
Trentasei gli italiani che hanno conquistato un titolo tra i pro', quattro le italiane. Per il settore femminile il discorso è semplice.
Simona Galassi su tutte. Ha vinto tre mondiali prima di passare professionista, ne ha vinti due dopo.
Per gli uomini il discorso è più complesso.
Provo a spigarlo con i numeri, prima però alcune precisazioni.
Chiunque salga sul ring merita rispetto, bisogna avere coraggio per farlo. Un applauso va a chi un titolo lo ha conquistato, ha comunque dimostrato di avere qualità. Detto questo, è indubbio che il peso dei mondiali sia diverso a seconda del contesto in cui sono stati vinti.
Fino al 1913 si combatteva divisi in otto categorie di peso e il campione era uno solo per categoria. Oggi siamo arrivati a diciassette categorie e ci sono quattro o cinque sigle maggiori che governano il panorama (Wbc, Wba, Ibf, Wbo, Ibo). In pratica si è passati da otto campioni ad almeno sessantotto titolari di un titolo.
Per questo credo sia opportuno parlare di campioni del mondo e campioni di sigla. Ci muoviamo in una giungla, bisogna avere il coraggio di rimanere nei confini dell'obiettività sportiva se si vuole avere credibilità.
Non è colpa dei pugili se oggi devono gestirsi in un mondo che fa fatica ad aver regole certe.
In questo articolo faccio dei riferimenti storici.
Ho messo in fila l’escalation delle sigle che governano la boxe, l’aumento delle categorie. Ma ho anche, con piacere, indicato con nomi e brevi appunti statistici quegli/quelle italiani/e che sono riusciti/e a conquistare un titolo. Per farlo hanno messo assieme sacrificio, qualità, coraggio e costanza nella preparazione e nei sacrifici. Per questo meritano tutto il nostro rispetto.
La Boxing Hall of Fame Italia premierà i primi quattro campioni a fine ottobre, all’interno di una serata di gala che si terrà in Romagna.
Seguiteci, noi di BoxeRingWEB siamo pronti.

 

cinture

 

IL PROFESSIONISMO

LE SIGLE MONDIALI

1913 IBU (International Boxing Union)
1920
IBU, NYSAC (New York State Athletic Commission)

1921 IBU, NYSAC, NBA (National Boxing Association)
1962 World Boxing Assocation (WBA)
1963 WBA, World Boxing Council (WBC)
1983 WBA, WBC, International Boxing Federation (IBF)
1988 WBA, WBC, IBF, World Boxing Organization (WBO), International Boxing Organization (IBO)
1995 WBA, WBC, IBF, WBO, IBO, World Boxing Union (WBU)
OGGI WBA, WBC, IBF, WBO, IBO

 

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CATEGORIE DI PESO FINO AL 1913

Mosca                  50,802 kg

Gallo                    53,525

Piuma                  57,153

Leggeri                61,235

Welter                  66,678

Medi                    72,574

Mediomassimi     79,378

Massimi               oltre i 79,378

 

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CATEGORIE DI PESO OGGI

Paglia                  47,627 kg (primo mondiale 14 giugno 1987)

Minimosca           48,988 (primo mondiale 4 aprile 1975)

Mosca                  50,802 (primo mondiale 15 gennaio 1910)

Supermosca         52,163 (primo mondiale 2 febbraio 1980)

Gallo                    53,525 (primo mondiale 11 dicembre 1877)

Supergallo           55,225 (primo mondiale 3 aprile 1976)

Piuma                  57,153 (primo mondiale 23 marzo 1886)

Superpiuma         58,967 (primo mondiale 18 novembre 1921)

Leggeri                61,235 (primo mondiale 27 novembre 1877)

Superleggeri        63,503 (primo mondiale 30 gennaio 1923)

Welter                 66,678 (primo mondiale 2 giugno 1887)

Superwelter        69,850 (primo mondiale 17 ottobre 1962)

Medi                    72,574 (primo mondiale 7 gennaio 1873)

Supermedi          76,203 (primo mondiale 28 marzo 1984)

Mediomassimi    79,378 (primo mondiale 29 agosto 1899)

Massimi leggeri  90,892 (primo mondiale 8 dicembre 1999)

Massimi               oltre  90,892 (primo mondiale 29 ottobre 1877, primo mondiale con i guantoni 7 settembre 1892)

 

CAMPIONI DEL MONDO 

 

loi 

UOMINI

Primo Carnera


25 ottobre1906 / 29 giugno1967.
Mondiale massimi NYSAC 1933-1934.
Record: 88-14-0 (71 ko).

Mario D’Agata

29 maggio 1926 / 4 aprile 2009.
Mondiale gallo 1956-1957.
Record: 54-10-3 (22 ko).

Duilio Loi

19 aprile 1929 / 20 gennaio 2008.
Mondiale superleggeri 1960-1961.
Mondiale superleggeri Wba 1962.
Record: 115-3-8 (26 ko)

 

M


Sandro Mazzinghi

3 ottobre 1938.
Mondiale Wba, Wbc superwelter 1963-1965.
Mondiale Wba, Wbc superwelter 1968.
Record: 64-3-0 (42 ko).

Tore Burruni

11 aprile 1933 / 30 marzo 2004.
Mondiale Wba, Wbc mosca 1965.
Record: 99-9-1 (33 ko).


Nino Benvenuti

26 aprile 1938.
Mondiale superwelter Wba, Wbc 1965-1966.
Mondiale medi Wba, Wbc 1967
Mondiale medi Wba, Wbc 1968-1970.

Record: 82-7-1 (35 ko).

Sandro Lopopolo

18 dicembre 1939 / 26 aprile 2014
Mondiale superleggeri Wba, Wbc 1966-1967
Record: 58-10-7 (20 ko).

arcari

Bruno Arcari

1 gennaio 1942.
Mondiale superleggeri Wbc 1970-1974.
Record: 70-2-1 (38 ko).

Carmelo Bossi

15 ottobre 1939 / 23 marzo 2014.

Mondiale Wba, Wbc superwelter 1970-1971.
Record: 40-8-3 (10 ko)

Franco Udella

25 febbraio 1947.
Mondiale Wbc minimosca 1975.
Record: 37-5-0 (18 ko).

Rocky Mattioli

20 settembre 1953.
Mondiale superwelter Wba, Wbc 1977-1979.
Record: 64-7-2 (51 ko).

Vito Antuofermo

9 febbraio 1953.
Mondiale medi Wbc 1979-1980.
Record: 50-7-2 (21 ko)

Loris Stecca

30 marzo 1960.
Mondiale Wba supergallo 1984.
Record: 55-2-2 (37 ko)

Patrizio Oliva

20 gennaio 1959.
Mondiale Wba superleggeri 1986-1987.
Record: 57-2-0 (20 ko).

Gianfranco Rosi

5 agosto 1957.
Mondiale Wbc superwelter 1987-1988.
Mondiale Ibf superwelter 1989-1994.
Record: 62-6-1 (18 ko).

 

sumbu kalambay campione mondiale dei pesi medi nella seconda meta degli anni 80 2045459

Sumbu Patrizio Kalambay

10 aprile 1956.

Mondiale medi Wba 1987-1989.
Record: 57-6-1 (33 ko).

Maurizio Stecca

9 marzo 1963.
Mondiale Wbo supergallo 1989.
Mondiale Wbo piuma 1991-1992.
Record: 49-4-0 (22 ko).

Francesco Damiani

4 ottobre 1958.
Mondiale massimi Wbo 1989-1991.
Record: 30-2-0 (24 ko).

Valerio Nati

11 aprile 1956.
Mondiale supergallo Wbo 1989-1990-
Record: 46-5-4 (28 ko).

Kamel Bou Ali

26 dicembre 1958.

Mondiale Wbo superpiuma 1989-1992.
Record: 45-5-3 (31 ko).

Massimiliano Duran

3 novembre 1963.
Mondiale Wbc massimi leggeri 1990-1991.
Record: 19-6-0 (8 ko).

Mauro Galvano

30 marzo 1964.
Mondiale Wbc supermedi 1990-1992.
Record: 30-8-2 (7 ko).

parisi

 

Giovanni Parisi

2 dicembre 1967 / 25 marzo 2009.

Mondiale leggeri Wbo 1992-1994.
Mondiale superlegger Wbo 1996-1998.
Record: 41-5-1 (29 ko).

Silvio Branco

26 agosto 1966.
Mondiale medi Wbu 1996-1998.
Mondiale supermedi Wbu 2000.
Mondiale mediomassimi Wba 2003-2004.
Record: 63-11-3 (37 ko).

Vincenzo Nardiello

11 giugno 1966.
Mondiale supermedi Wbc 1996.
Record: 34-7-0 (19 ko).

Alessandro Duran

5 febbraio 1965.
Mondiale welter Wbu 1996-1997.
Mondiale welter Wbu 1997-1998.
Record: 51-12-0 (16 ko).

Luigi Castiglione

8 aprile 1967.
Mondiale supermosca Wbu 1997-1998.
Mondiale supermosca Wbu 1999.
Record: 22-4-0 (5 ko).

Michele Piccirillo

Michele Piccirillo

29 gennaio 1970.
Mondiale welter Wbu 1998-2000.
Mondiale welter Ibf 2002-2003
Record: 50-5-0 (29 ko).

Agostino Cardamone

1 dicembre 1965.
Mondiale Wbu medi 1998-1999.
Record: 33-3-0 (15 ko).

Vincenzo Cantatore

22 febbraio 1971.
Mondiale super cruiserweight Wbu 1998-1999.
Record: 33-5-1 (27 ko).

Stefano Zoff

17 marzo 1966.
Mondiale leggeri Wba 1999.
Record: 43-12-3 (17 ko).

Antonio Perugino

30 settembre 1973.
Mondiale medi Wbu 1999-2000.
Record: 23-0 (8 ko).

Cristian Sanavia

27 febbraio 1975.

Mondiale supermedi Wbc 2004.
Record: 49-6-1 (15 ko).

Giacobbe Fragomeni

13 agosto 1969.
Mondiale massimi leggeri Wbc 2008-2009.
Record: 36-5-2 (14 ko).

Emiliano Marsili

11 agosto 1976
Mondiale leggeri Ibo 2012.
Record: 36-0-1 (14 ko)

Giovanni De Carolis

21 agosto 1984.
Mondiale supermedi Wba 2016.
Record: 26-9-1 (13 ko).

 

simona galassi 22 

DONNE

Stefania Bianchini

4 novembre 1970.
Mondiale mosca Wbc 2005-2008.
Record: 17-4-3 (2 ko).

Simona Galassi

27 giugno 1972.
Mondiale mosca Wbc 2008-2011.
Mondiale supermosca Ibf 2011-2012.
Record: 23-5-1 (4 ko).


Emanuela Pantani

19 aprile 1971.
Mondiale supergallo Wba 2008.
Record: 10-0 (2 ko).

Vissia Trovato

25 gennaio 1983.
Mondiale supergallo Ibo 2016.
Record: 11-1-0 (5 ko).

 

IL DILETTANTISMO

Orlandi 

OLIMPIADI

UOMINI

Carlo Orlandi

23 aprile 1910 / 29 luglio 1983
Oro pesi leggeri Amsterdam 1928

Vittorio Tamagnini

28 febbraio 1910 / 10 gennaio 1981

Oro pesi gallo Amsterdam 1928

Piero Toscani

28 luglio 1904 / 23 maggio 1940
Oro pesi medi Amsterdam 1928

Ulderigo Sergo

14 luglio 1913 / 20 febbraio 1967
Oro pesi gallo Berlino 1936

Ernesto Formenti

2 agosto 1927 / 5 ottobre 1989
Oro pesi piuma Londra 1948

Aureliano Bolognesi

15 novembre 1930 / 30 marzo 2018
Oro pesi leggeri Helsinki 1952

Nino Benvenuti medaglia doro alle Olimpiadi del 1960

Nino Benvenuti

26 aprile 1938
Oro pesi wleter Roma 1960
Coppa Val Barker, miglior pugile dei Giochi

Franco De Piccoli

29 novembre 1937
Oro pesi massimi Roma 1960

Francesco Musso

22 agosto 1937
Oro pesi piuma Roma 1960

Fernando Atzori

1 giugno 1946
Oro pesi mosca Tokio 1964

Cosimo Pinto

14 marzo 1943
Oro pesi mediomassimi Tokio 1964

oliva

Patrizio Oliva

20 gennaio 1959
Oro pesi superleggeri Mosca 1980
Coppa Val Barker, miglior pugile dei Giochi

Icio

Maurizio Stecca

19 marzo 1963
Oro pesi gallo Los Angeles 1984

Giovanni Parisi

2 dicembre 1967 / 25 marzo 2009
Oro pesi piuma Seul 1988

cammarelle

Roberto Cammarelle

22 marzo 1980
Oro pesi supermassimi Pechino 2008

MEDAGLIERE OLIMPICO

Pos

Nazione

   O    A    B    T

1

 Stati Uniti d'America

54

25

38

113

2

 Cuba

37

19

17

73

3

 Regno Unito

18

14

24

56

4

 Italia

15

16

17

48

5

 Unione Sovietica

14

19

19

52

7

 Russia

10

6

15

31

6

 Ungheria

10

1

9

20

8

 Polonia

8

9

26

43

9

 Kazakistan

7

7

7

21

10

 Argentina

7

6

11

24

11

 Francia

6

9

10

25

12

 Sudafrica

6

4

9

19

13

 Germania Est

5

2

6

13

14

 Germania

4

7

9

20

15

 Bulgaria

4

5

9

18

16

 Thailandia

4

4

6

14

17

 Ucraina

4

3

7

14

18

 Uzbekistan

4

2

8

14

19

 Corea del Sud

3

7

10

20

20

 Canada

3

7

7

17

21

 Cina

3

3

6

12

22

 Jugoslavia

3

2

6

11

23

 Cecoslovacchia

3

1

2

6

24

 Irlanda

2

5

9

16

25

 Messico

2

3

7

12

26

 Corea del Nord

2

3

3

8

27

 Finlandia

2

0

13

15

28

 Giappone

2

0

3

5

29

 Romania

1

9

15

25

30

 Danimarca

1

4

5

10


* in corsivo le nazioni (o le squadre) non più esistenti. 

 

DONNE

Il pugilato femminile è stato ammesso ai Giochi nel 2012, a Londra.
L’Italia non ha conquistato medaglie né a Londra 2012, né a Rio de Janeiro 2016.

 

MEDAGLIERE OLIMPICO

INGHILTERRA                             2   0   0

STATI UNITI d’AMERICA             2   0   1

FRANCIA                                      1   1   0

IRLANDA                                      1   0   0

CINA                                             0   2  3

RUSSIA                                         0   2   1

OLANDA                                        0   1   0

KAZAKISTAN                                0   0   2

BRASILE                                       0   0   1

COLOMBIA                                   0   0   1

FINLANDIA                                  0   0   1

INDIA                                          0   0   1

TAGIKISTAN                                0   0   1

 

russo

MONDIALI

UOMINI

Tommaso Russo

31 agosto 1971

Oro pesi medi Mondiali Sydney 1991

Roberto Cammarelle

22 marzo 1980
Oro pesi supermassimi Mondiali Chicago 2007
Oro pesi supermassimi Mondiali Milano 2009

Clemente Russo

27 luglio 1982
Oro pesi massimi Mondiali Chicago 2007
Oro pesi massimi Mondiali Almaty 2013

Domenico Valentino

31 agosto 1971
Oro pesi leggeri Mondiali Milano 2009

 

mesiano

DONNE

Simona Galassi

27 giugno 1972
Oro pesi mosca Mondiali Scranton 2001
Oro pesi mosca Mondiali Antalya 2002
Oro pesi mosca Mondiali Podolsk 2005

Alessia Mesiano

7 dicembre 1991
Oro pesi piuma Mondiali Astana 2016

 

Una pazza idea nata dalla passione di sette innamorati della boxe

( pubblicato il 27 luglio 2018)

A fine ottobre in Romagna il primo appuntamento organizzato da BoxeRingWEB

Per la prima e ultima volta parliamo di noi.
Siamo quelli che hanno avuto la pazza idea di dare corpo a un sogno.
L’abbiamo realizzato seguendo i comandamenti della disciplina che amiamo. Il pugilato insegna che per raggiungere un obiettivo devi avere costanza nel sacrificio, coraggio, qualità, personalità, buoni compagni di viaggio. E un po’ di fortuna.

Siamo stati messi in difficoltà da promesse non mantenute, da accordi raggiunti e poi cancellati, da appuntamenti dati e non rispettati, da lungaggini burocratiche, dalla crisi economica che attanaglia questo Paese. Ma alla fine abbiamo trovato le persone giuste. Sono state loro a darci l’aiuto determinante per realizzare il sogno.

A fine ottobre, come abbiamo già annunciato, si svolgerà in Romagna il primo atto della Hall of Fame del pugilato italiano. Quattro nostri campioni entreranno nella Casa della Gloria per meriti acquisiti sul ring, per capacità di influenzare la loro epoca, per risultati ottenuti.

Noi di BoxeRingWEB siamo orgogliosi di lavorare a questo progetto che vuole dare al pugilato di casa nostra un contatto diretto con la propria storia, per restituire a questo sport la dignità e il rispetto che merita.

Due parole sui sette membri del Consiglio Direttivo (in rigoroso ordine alfabetico). Questi gli uomini che hanno creduto nel sogno.

Gualtiero Becchetti

Affiliato alla Fpi dal 1985. Fondatore della Pugilistica Padana di Ferrara, di cui é stato presidente sino al 2001. Consigliere federale dal 2001 al 2009, anno in cui si dimissionò a seguito della sparizione di un'ingente somma dalle casse federali. Collaboratore di Stadio dal 1972, della Gazzetta di Ferrara dal 1988 e tuttora del Resto del Carlino, dal 1992. Direttore dell'organo ufficiale della Fpi,  Boxe Ring, dal 2002 al 2009. Autore di vari libri sul pugilato. Articolista della testata on-line Boxeringweb.   

Flavio Dell’Amore
Ex direttore di banca, ha scritto per I nostri risparmi, Guerin Sportivo, Boxe Ring, Il Resto del Carlino. È stato direttore responsabile delle emittenti televisive Teleromagna e Nuova Rete (1988-2000) e direttore artistico del Circuito letterario Librincontro (1992-2011). Dal 2004 al 2013 è stato co-autore e direttore dell’Annuario della Boxe Italiana. Ha pubblicato: Pugilato in Romagna (1985), Prima Pagina (1989), Marciano (1991), Nonna Tina racconta (1993), Era la boxe (2010), Italiani sul ring, insieme a Pietro Anselmi (2014), A modo mio, Simona Galassi: storia di pugni e passioni (2015) con Dario Torromeo. Nel 2007 ha vinto un Oscar del Pugilato. Ha fondato nel 2004 ed è l’attuale editore del sito BoxeringWeb.net.

Franco Esposito

Napoletano doc, residente a Grosseto. Insegnante di pugilato negli anni Sessanta, il più giovane d’Italia, docenti ed esaminatori Natalino Rea e Armando Poggi. Procuratore di pugili professionisti, abilitato all’esercizio della professione da una commissione con Umberto Branchini e Gigi Proietti. Libraio titolare di libreria in un’altra vita. Giornalista professionista con la qualifica di inviato speciale al Mattino di Napoli e al Corriere dello sport-Stadio. Testimone dei più importanti eventi pugilistici in tutto il mondo dal 1965 al 2000. Autore di sedici libri, alcuni di argomento pugilistico. Premio Coni 2011. Vincitore quattro volte del Premio Selezione Bancarella Sport. Penna Coni-Ussi alla carriera nel 2016.   

 

Alessandro Ferrarini

Matchmaker a livello internazionale. Ha lavorato come giornalista di pugilato dal 1999 al 2005, scrivendo per Boxe Ring e per il sito americano Fightnews. Laureato in filosofia, si è inizialmente occupato di formazione aziendale. Ha successivamente insegnato filosofia e psicologia, per poi dedicarsi totalmente alla boxe. Ha guidato la carriera di molti pugili: tra gli altri, Paolo Vidoz dopo il suo ritorno dagli Stati Uniti. Oggi lavora con le maggiori organizzazioni mondiali.

Davide Novelli

Nasce a Roma nel 1963. Nel 1981 inizia la carriera di giornalista presso l’Agenzia O.P.. Collabora con l’Agenzia Ansa e i quotidiani Avvenire, Il Mattino, Il Giornale di Brescia e Il Tempo per poi approdare alla Rai-Tv. Ha seguito e segue i grandi eventi dello sport, ha raccontato da inviato speciale cinque Olimpiadi e sei Mondiali di sci. Dal 2009 è il responsabile del pugilato per l’Ente di Stato. È stato il telecronista della boxe ai Giochi di Rio 2016, ha commentato campionati italiani, europei e mondiali a livello professionistico. Pratica il pugilato amatoriale nella palestra Fiermonte Boxe di Roma.  

Vittorio Parisi
Di professione direttore d'orchestra, ha cominciato fin da piccolo a interessarsi di pugilato, ma ne scrive dall'inizio del Secolo quando ha cominciato a collaborare con Boxe Ring per poi fondare il sito Nonsoloboxe, successivamente confluito in Boxeringweb per cui scrive articoli di cronaca e storici. Ha collaborato con Sportitalia come spalla tecnica e lo stesso ruolo ha ricoperto per Dahlia TV ai mondiali dilettanti AIBA a Milano nel 2009. Ha pubblicato tre libri presso la Bradipolibri, della cui collana di pugilato è responsabile: Gong, storia dei pesi medi e massimi, I re senza Corona e Fix!, dedicato ai rapporti fra mafia e pugilato . Ha fatto parte del Championship Panel di The Ring Magazine e attualmente è chairman del Transnational Boxing Rankings Board che si occupa della compilazione di classifiche indipendenti dalle sigle mondiali di pugilato.

Dario Torromeo
Firma storica del Corriere dello Sport, ha seguito da inviato speciale dieci Olimpiadi e più di 150 mondiali. Per due anni è stato telecronista per la boxe a Stream dove ha curato, assieme ad Antonio Creti, anche la rubrica settimanale Bordo Ring. Ha commentato per Italia 1 i Mondiali dilettanti di Milano 2009. Ha collaborato con Rete 4 e Sportitalia. Per due volte gli è stato assegnato l’Oscar del Pugilato, ha vinto il Premio Selezione Bancarella Sport con “Anche i pugili piangono” sulla vita di Sandro Mazzinghi; il Premio al Concorso Nazionale per il racconto sportivo; il secondo posto al Premio Coni per la narrativa con Dodici Giganti, storia dei pesi massimi; il premio Giorgio Tosatti, il Premio Nazionale Coni per costume e inchiesta, l’Italian Sportrait Awards 2017 Miglior Libro Sportivo dell’anno con “I miei Giochi”. Ha scritto quindici libri che hanno come tema il pugilato tra cui Meraviglioso, Monzon il professionista della violenza, Stanley Ketchel. Ha collaborato con Il Messaggero ed Epoca.

 

BoxeRingWEB realizzerà il progetto nel nostro Paese: i campioni nella Casa della Gloria

Pubblicato il 24 luglio 2018

di Dario Torromeo

È fatta!

A fine ottobre 2018 una città della Romagna ospiterà il primo evento legato a una folle e affascinante idea, la realizzazione della Boxing Hall of Fame Italia.

Quattro pugili designati saranno i primi a entrare nella Casa della Gloria, un luogo che al pugilato di casa nostra è sempre mancato.

Boxeringweb.net è un sito in cui operano diversi professionisti del settore.

Professionisti che per pura passione prestano gratuitamente la loro opera. Il compenso che ricevono è la gioia di parlare di qualcosa che li appassiona, la boxe.

Abbiamo discusso a lungo di un’idea che avevamo in testa da più di un anno. Ci abbiamo lavorato duro e alla fine siamo riusciti a trovare i partner giusti, quelli che hanno reso possibile la realizzazione del progetto.

Il primo appuntamento sarà una serata di gala in cui consegneremo il trofeo ai primi quattro pugili che abbiamo pensato fossero, per una serie di circostanze, i più rappresentativi del nostro sport.

Conoscere il passato aiuta a capire il presente, a immaginare il futuro. Ne siamo sempre stati convinti. La memoria storica è un valore importante. Serve a ricordarci da dove siamo venuti.

Ci siamo chiesti cosa e come avremmo potuto onorare i grandi campioni della boxe italiana e abbiamo trovato una risposta in quello che accade da tempo in altre nazioni e da noi invece era colpevolmente assente.

Otto innamorati persi del pugilato hanno messo assieme le loro forze e hanno spinto nella stessa direzione, aiutati da partner d’eccezione.

A fine ottobre il primo appuntamento in una sede prestigiosa, poi anno dopo anno continueremo a celebrare gli eroi che hanno fatto grande la boxe di casa nostra.

I requisiti per entrare nella cerchia ristretta dei premiati sono: valore tecnico, titoli conquistati, popolarità, segno lasciato nell’epoca in cui il pugile ha combattuto, riconoscimenti internazionali.

Ogni anno la commissione composta dagli otto fondatori nominerà i nuovi eletti seguendo questi principi base.

Noi di boxeringweb.net accompagneremo passo dopo passo il progetto. Sul sito troverete notizie, informazioni, approfondimenti, articoli sui vincitori, statistiche e altro ancora. Scoprirete chi saranno i primi eletti, dove si svolgerà la serata, quali saranno gli ospiti.

Sarà una grande festa del pugilato, celebreremo i campioni che lo hanno reso popolare, appassionante e magico.

A presto, per scoprire tutte le novità.


Hall of Fame del Pugilato Italiano - La casa della Gloria è una produzione BOXE RING WEB
(Autorizzazione Tribunale di Forlì-2709)
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