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La boxe femminile ha poche eroine, ma Claressa è una vera regina

È accaduto qualcosa di magico sabato notte in America.

Una donna ha dimostrato al mondo che la boxe può tornare alle origini, riconquistare la bellezza che appartiene a quegli sport che vantano un unico campione, una sola regina.

Claressa Shields (9-0, 2 ko) ha sconfitto l’imbattuta Christina Hammer (24-1-0, 11 ko). E lo ha fatto in modo chiaro, netto, devastante (98-91, 98-91, 98-92). Le ha imposto un pugilato fatto di velocità, tecnica e concretezza. Ha dominato l’intero incontro, ha sfiorato il knock out nell’ottavo round, ha tenuto la rivale costantemente sotto pressione. L'ha fatta sembrare, lei campionessa da dieci anni, come una delle tante sfidanti che girano l’universo pugilistico a caccia di un successo a sorpresa da raccontare.

E adesso la ragazza di Flint, Michigan: la città più pericolosa d’America, prima nella classifica dei crimini violenti, è campionessa indiscussa. Ha i titoli di tutte e quattro le sigle più importanti che governano la boxe.

Solo un’altra donna è riuscita a centrare lo stesso obiettivo.

Si chiama Cecilia Braekhus, ha 37 anni e un record importante: 35-0, 9 ko.

È la padrona della categoria dei welter, la Shields comanda tra i pesi medi. Ma già si parla di una sfida in pay per view, con il limite fissato a 154 pounds: ovvero tra i superwelter. A metà strada insomma.

Prima di andare avanti, forse è meglio sottolineare come tra gli uomini soltanto quattro fuoriclasse siano riusciti a detenere contemporaneamente i titoli WBC, WBA, IBF e WBO.

Sono Oleksandr Usyk nei massimi leggeri, Terrence Crawford nei superleggeri, Jermain Taylor e Bernard Hopkins nei medi.

Un solo campione del mondo da quando a comandare la boxe sono quattro sigle.

C’era un tempo in cui questa era la normalità, ora è l’eccezione.

La boxe femminile continua il suo periodo d’oro (non dimentichiamoci del fenomeno Katie Taylor…), ma lo fa solo nei suoi vertici.

Braekhus, Shields, Taylor e Hammer (anche se ridimensionata).

C’è una differenza di valori spropositata tra chi è a capo del movimento e il resto del gruppo.

Il livello medio, dopo averne tirate fuori una ventina tra tutte le categorie, tende a mio avviso decisamente verso il basso.

Le leader invece sono di qualità. E non hanno paura di affrontarsi tra loro.
Spero che la sfida a mezza via tra Shields e Braekhus vada in porto, è un match che tutti vedremmo molto volentieri, credo.

Come alternativa Claressa suggerisce una scelta intrigante.

Le piacerebbe affrontare Savannah Marshall, 27enne di Hartlepool con un record di 5-0, 3 ko. Boxa nei supermedi, categoria in cui detiene il titolo WBA Intercontinental. Ma soprattutto è l’unica ad avere sconfitto la Shields nei suoi 77 incontri (68 da dilettante, 9 da professionista). C’è riuscita ai Mondiali in Cina del 2012. Poi la ragazza di Flint ha cominciato la sua scalata ai vertici: due ori olimpici, Londra 2012 e Rio 2016, il mondiale pro indiscusso (undisputed, come dicono gli americani).

Adesso vorrebbe cancellare quell’unico neo.

Tanti, ma tanti anni fa ho comprato un disco appena uscito di Bob Dylan, mi piaceva soprattutto una delle due canzoni di quel 45 giri: The times they are a-changin'. Ricordo che la scritta sulla copertina era il titolo ripreso da un giornale: Beatles say- Dylan shows the way. Oggi, parafrasando quella frase, potrei dire: La boxe dice- Claressa mostra la strada. Se altre ragazze sapranno seguire quel sentiero difficile e pieno di insidie, riusciranno a portare il pugilato femminile a livelli neppure immaginabili appena qualche anno fa.

 

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