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Falcinelli attacca il CIO: È davvero necessario aspettare fino a giugno?

AibaCE

di Dario Torromeo

Qualcosa sta cambiando nella dinamica dei rapporti tra AIBA e CIO.

Fino a qualche giorno fa l’AIBA si era dichiarata soddisfatta dei progressi realizzati e ottimista sul fatto che il Comitato Olimpico Internazionale avrebbe apprezzato gli sforzi e riproposto il pugilato nel programma della prossima Olimpiade. In altre parole, si schierava in posizione di attesa, pronta a soddisfare qualsiasi richieta l'altra parte avanzasse.

Ma il CIO ha deciso di allungare i tempi. Forma commissioni di inchiesta, detta un ultimatum dietro l’altro, afferma che gli atleti non devono preoccuparsi, ma non dice chi, come e quando organizzerà il torneo di Tokyo 2020. Offre una sola certezza: annuncerà la sua decisione nel corso del Congresso di giugno a Losanna, quando ai Giochi mancherà poco più di un anno.

E allora qualcuno prova a fare la voce grossa.

È l’italiano Franco Falcinelli, vice presidente AIBA, a formulare la dichiarazione ufficiale in cui si legge un attacco all’organizzazione che gestisce l’olimpismo.

“Desidero congratularmi con il Presidente Rahimov e il signor Virgets per tutto il grande lavoro svolto nell’AIBA. Stiamo facendo buoni progressi e insieme ci stiamo muovendo nella giusta direzione.”

Questa l'introduzione. Poi, l’affondo.

“È davvero nell’interesse dei nostri atleti o nella cosiddetta protezione dei nostri pugili e del nostro sport aspettare sino alla fine di giugno per conoscere le dinamiche organizzative della partecipazione ai Giochi Olimpici? [...] perché porre la presenza della boxe nei Giochi Olimpici in forte dubbio per così tanto tempo?”

Falcinelli, ricordo, si era schierato contro Rakhimov alla vigilia delle elezioni presidenziali e aveva appoggiato la candidatura di Serik Konakbayev.

La stessa AIBA aveva sospeso il dirigente italiano dalla sua appartenenza al Comitato Esecutivo, alla Confederazione Europea di Boxe e a tutte le altre attività connesse all’organizzazione mondiale, per poi ritirare temporaneamente la sospensione dopo che lo stesso Falcinelli aveva promesso di sostenere il neo eletto Rakhimov.

Adesso è Konakbayev l'uomo al centro di un nuovo conflitto con la federazione mondiale.

Un non meglio determinato gruppo kazako ha spedito una lettera a Kit McConnell, Sports Director del CIO. In quel documento il gruppo si offriva come garante e gestore dell’organizzazione dell'Olimpiade 2020.

L'iniziativa ha scatenato l’ira del Comitato Esecutivo che ha annunciato squalifiche e proveddimenti.

L’AIBA ha intanto rivelato di aver "deciso di compiere passi avanti nella pianificazione delle qualificazioni olimpiche".

L'organizzazione ha dichiarato che questo processo "sarà condizionato dai progressi che saranno fatti con il CIO, ma sarà comunque in grado di aiutare gli atleti nei loro programmi che hanno come meta i Giochi Olimpici del 2020".

L’AIBA non ha rivelato, tuttavia, i dettagli dei passi compiuti in merito.

Nel meeting che ha tenuto nei giorni scorsi a Instabul, l’Associazione ha anche perfezionato alcune novità. In particolare, il nuovo punto che regolamenta i reclami è stato approvato con il sostegno unanime. Questa nuova regola prevede uno schema di revisione video e introduce il diritto di una federazione nazionale a presentare una protesta, a competizione in corso, qualora i suoi membri ritengano che i giudici abbiano preso una decisione errata. Non mi sembra una trovata rivoluzionaria. Molti anni fa esisteva la cosiddetta giuria d'appello che poteva ribaltare il verdetto espresso dai cinque giudici a bordo ring. Successivamente, anche a Londra 2012 era così, il reclamo sul verdetto era legittimo. Un jury decideva se fosse condivisibile o meno. Ora sembra che scenderà in campio la revisione del filmato dell'incontro. Dubito che in un torneo a ritmi serrati come quello olimpico possa essere una soluzione di grande efficacia.

Inoltre, è stato apportato un aggiornamento per le divise con cui le atlete saliranno sul ring. Sarà consentito l'uso di hijab per motivi religiosi, purché le uniformi includano i colori dei loro Paesi.

Da SudEst asiatico giungono infine forti proteste sull'eliminazione della categoria dei minimosca nel torneo maschile. L'abolizione di minimosca e leggeri è un'altra perla negativa, purtroppo non penso sia l'ultima, di un'Associaione che ha messo assieme una tale quantità di scelte errate da far paura.

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