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Intervista a Blandamura: il mondiale, Murata, le emozioni, il futuro

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di Dario Torromeo

Emanuele Blandamura al telefono dalla sua stanza, al trentasettesimo piano dell'albergo che lo ospita.

“Dalla finestra si vedono le luci di Tokyo, è bello".

Panorama a parte, come stai?

“Come un cretino che ha perso la sfida mondiale".

Non pensavo di trovarti così giù di morale.

“Non lo sono. Forse cerco solo di sdrammatizzare. Perdere non piace a nessuno. Devo però dire che qui la gente è fantastica, continuano a fermarmi in strada per farmi i complimenti".

Il match è stato visto da quindici milioni di giapponesi.

“Fantastico. E in Italia?"

A FoxSports sono soddisfatti, sembra che l'audience sia andata molto bene.

“Questa è una cosa che mi fa piacere, per me ma soprattutto per la boxe".

Come giudichi la tua prestazione?

“Il maestro Agnuzzi ha studiato la tattica giusta. Se avessi combattuto come facevo qualche anno fa, andando avanti e provando subito a fare il match, sarei finito ko in due round".

Meglio restare coperti e aspettare le riprese finali?

“Meglio limitare i danni all'inizio, muovermi molto sulle gambe, colpire con il sinistro per dargli fastidio. E soltanto dopo tentare di catturare il titolo. L'avevo detto dal giorno che sono arrivato. Non sono venuto in Giappone per prendere i soldi della borsa, sono venuto per cercare di prendere il mondiale. La tattica era quella giusta".

Il divario nella consistenza dei colpi si è fatto sentire. Lui è più potente. In altre parole, ha vinto il migliore. Sei d'accordo?

“Non vedo come potrei dire il contrario. Murata è uno schiacciasassi, i suoi destri sono fucilate. Per fortuna avevamo preparato con cura maniacale la fase difensiva in palestra e molti colpi sono finiti sui miei guantoni, altri sono andati a vuoto".

Poi però è arrivata la punizione nel finale dell'ottavo round.

“Vero. I colpi li vedevo, ma quel gancio destro che ha chiuso il match è stato di una precisione impressionante. Il sinistro lo avevo alto, eppure il pugno è arrivato a segno".

Pensi che l'arbitro abbia fatto bene a chiuderla lì?

“Mancavano quattro secondi alla fine, avrei avuto un minuto di intervallo per recuperare. Potevo andare avanti, a dirla tutta: fosse per me, sarei andato avanti".

Al tuo angolo però erano di parere diverso.

“Lo so. Ho estrema fiducia nelle persone che sono al mio angolo. Quando combatto non vedo e non sento nessuno di quelli che sono fuori dal ring, tranne loro. So che hanno pensato che fosse meglio finirla lì. Rispetto la decisione".

Dici di non vedere nulla oltre il ring, non hai neppure sentito la pressione dei 17.000 della Yokohama Arena?

“No. Potevamo essere in un giardino deserto o al centro di uno stadio con centomila spettatori, per me sarebbe stata la stessa cosa. Mi ha battuto Ryota Murata, non il pubblico".

Quale è il tuo giudizio sul campione del mondo Wba dei pesi medi?

“È un pugile forte, ha un pugno potente. È degno di affrontare i migliori con la speranza di poterli battere".

Quali sono stati i lati positivi di questa trasferta?

“Ho vissuto un grande momento, il massimo che un pugile possa sognare. Il mio match è stato presentato da Jimmy Lennon jr, uno dei due più grandi ring announcer del mondo. Ho ricevuto i complimenti di Bob Arum, è vero: forse ha usato parole di convenienza, ma poteva anche farne a meno. Mi ha telefonato Paul Malignaggi e mi ha detto di provare grande rispetto per me come pugile e come uomo. E poi ci sono degli aspetti della mia prestazione che sono da sottolineare".

A cosa ti riferisci?

“Avevo un grande fondo atletico. Ho eseguito alla perfezione la tattica. Lo stesso Murata ha detto di avere avuto difficoltà ad inquadrarmi, cosa che non gli era accaduta contro N'Dam. Ero preparato davvero bene, anche sotto il profilo psicologico. Ho dato il massimo. Ho perso perché lui era più forte di me, accade nello sport. La boxe è uno sport duro e difficile, una disciplina per pochi. Sudi e lavori in palestra, poi sali sul ring e speri di fare il match della vita. A volte trovi qualcuno migliore di te, devi fargli i complimenti non cercare scuse per giustificare la sconfitta. Murata è forte, date a retta a chi ha fatto a pugni con lui..."

Sei salito sul ring con una strana maglietta.

“Sì. L'ho comprata assieme a Veronica, la mia fidanzata. Mi è stata di grande aiuto, è stata fantastica. La maglietta l'abbiamo presa a una manifestazione motociclistica. Sul davanti c'è la fotografia di una lupa con in bocca una bambina. Lo sai, per me questa immagine significa protezione, amore, affetto. Per questo quando mi dicono: In bocca al lupo, io rispondo: Grazie".

Lele, cosa farai da grande?

“È presto per darti una risposta, l'unica cosa certa è che il mio programma ora è pieno di date per la presentazione del libro, l'autobiografia “Che LOTTA è la VITA". L'abbiamo scritta assieme, sei pronto a partire?"

Pronto Lele. Quando rientri in Italia?

"Arriviamo domani sera, 17 aprile, alle 19 all'aeroporto di Fiumicino".

In bocca al lupo.

“Grazie".

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