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La dignità secondo Valeria Imbrogno, pugile e psicologa

AlberoDellaVita

Nella storia della mia vita il concetto di rispetto verso l’essere umano e più in generale verso la vita ha condizionato e imposto delle scelte che sono state determinanti e che mi hanno insegnato ad avere le giuste priorità verso i valori di dignità e nobiltà d’animo.

Da donna sportiva e psicologa, ho fatto miei quei principi educativi che, non solo nel pugilato, permeano lo sport in generale, dove i rapporti tra le persone e nello specifico gli atleti, sono basati su lealtà, collaborazione e aiuto reciproco. In sostanza, una visione consapevole e rispettosa dell’essere umano. La base di questi principi è il concetto di dignità, la forza interiore che consente di opporsi alle avversità del mondo. La visione più moderna è facilmente descrivibile con la metafora di quella "vocina" che si sente ogni tanto quando si deve prendere una decisione. E’ quella forza che i pigri o i deboli non hanno, spesso per scelta personale o perché scoprono che allenarla quotidianamente costa fatica.

Il vero significato etimologico è considerazione di nobiltà: ci si riferisce al valore intrinseco dell’esistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità liberamente di mantenerli per se stesso e anche di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta. Dovrebbe in sostanza essere connaturato all’uomo stesso, per il suo privilegio di essre un animale intelligente e pensante e che purtroppo spesso invece non è.

La dignità, nelle sue prime concezioni, non aveva niente a che vedere con il significato odierno, essendo al contrario collegata all’esercizio di una carica pubblica: un significato aristocratico, elitario e che si oppone al senso comune e democratico che oggi ha. Non a caso si trova scritto nella dichiarazione universale del 1948:

«L’unico e sufficiente titolo necessario per il riconoscimento della dignità di un individuo è la sua partecipazione alla comune umanità».

Per vicende personali che esulano il pugilato, mi sono trovata a leggere alcuni articoli della carta dei diritti dell’Unione Europea e mi ha impressionato il fatto che proprio il primo articolo parli e tuteli il rispetto della vita:

Art.1: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata”.

 Subito dopo aver letto questo articolo, mi sono chiesta come lo stesso concetto avrei potuto spiegarlo ad un bambino: è l’intima, indimostrabile nobiltà dell’uomo, l’intima, indimostrabile nobiltà di ogni essere (animale. pianta, roccia), il pilastro su cui si fonda l’intera costruzione del formidabile castello dei diritti, della vita, della cultura e della civiltà. In poche parole, è la lealtà con se stessi e il prossimo, il mantenere la parola data, la coerenza dei propri pensieri e delle proprie scelte.

Questa parola, nei suoi altri significati di decoro, ammantata di severità e onore, mantiene un certo peso, ma perde il suo alto significato. In effetti, quando si parla di dignità si tratta di una guglia di valore, più che di un pilastro, da asserire con fermezza, non perché esiste, ma proprio perché non esiste.

Ma come può la dignità aiutare a vivere meglio nella vita quotidiana di tutti i giorni? Credo conservando la coerenza con i propri pensieri e le proprie idee, apprezzando la vita nonostante le sofferenze ed essendo sinceri con se stessi per vivere nella sua interezza l’unico dono che non viene dato due volte: la vita. Se ci si guarda dentro, il concetto di dignità può interagire e a volte coincidere con l’autostima, donando una forza inverosimile. Alex Schwazer ne sa qualcosa.

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