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Gli Assoluti Tricolori di Gorizia "orfani" del Centro Sportivo Esercito

CSE

L’edizione 2017 dei Campionati Italiani Assoluti maschili e femminili, che ha preso ieri il via a Gorizia, presso il PalaBrumatti dell’antica città di confine, ha riservato agli appassionati e agli stessi partecipanti un imprevisto e non banale colpo di scena. Parecchi di coloro che sono arrivati in Friuli-Venezia Giulia o che semplicemente hanno scorso l’elenco ufficiale dei partecipanti si sono infatti resi conti dell’assenza degli atleti del Centro Sportivo dell’Esercito, tradizionalmente tra i favoriti delle rispettive categorie di peso. Tra i pugili "ritirati" figurano nomi importanti: Federico Emilio Serio (49 kg), Raffaele Di Serio (56 kg), Francesco Maietta (60 kg), Paolo Di Lernia (64 kg) e Valentina Alberti (57 kg). Poiché nulla é stato detto a giustificazione di tale fatto, il quale non ha precedenti nella storia del pugilato dilettantistico nazionale, viene naturale fare riferimento alla formula scelta dalla Fpi per le qualificazioni degli atleti in divisa agli Assoluti, che ormai da anni viene contestata un po’ da tutti.

Il Centro Sportivo dell’Esercito è notoriamente critico riguardo a tale formula, che prevede sfide eliminatorie tra i pugili “militari”, mentre gli altri dilettanti si qualificano mediante i tornei regionali.

In effetti, per deduzione logica, i Campionati Italiani dovrebbero vedere cimentarsi tra di loro i migliori atleti della penisola, ma qui “casca l’asino”! Sì, perché se i ragazzi e le ragazze appartenenti al CSE, alle FF.OO, alle Fiamme Azzurre e da pochi giorni anche ai Carabinieri, sono davvero i più forti, allora si deve prendere atto che i migliori si affrontano ancor prima che la fase conclusiva dei Tricolori abbia inizio, di fatto completamente estranei al pugilato di base, costituito dai rappresentanti delle associazioni dilettantistiche sparse su tutto il territorio!

Al contrario, se si ritiene che tra i dilettanti “normali”, ci siano diversi pugili in grado di porre a rischio la supremazia degli avversari in divisa (quasi tutti in orbita “azzurra”), in pratica con tale formula é loro impedito di mettersi alla prova ai massimi livelli nazionali e di maturare preziosa esperienza, dal momento che solo "uno" dei portacolori dei gruppi militari accede alla parte decisiva per la conquista del podio.

E’ molto evidente che gli Assoluti 2017 subiscono un palese declino tecnico e agonistico per l’assenza del Centro Sportivo dell’Esercito e anche simbolicamente, cosa di non poco conto, il vuoto lasciato dalla mancata partecipazione dei suoi atleti è come un fragoroso silenzio di protesta che fa emergere un malessere e un malcontento senza precedenti.

Dalle fila del CSE, attraverso anni e anni d’attività, sono usciti grandi campioni della boxe dilettantistica e professionistica italiana, per cui si rende drammaticamente urgente rimediare. Si dovrà trovare, con uno sforzo di fantasia, competenza, autocritica e coscienza di quanto accaduto, una nuova formula che garantisca la partecipazione dei più bravi alla corsa verso la conquista della canottiera verde-bianco-rossa, senza però penalizzare nessuno; né i pugili in divisa né quelli delle centinaia delle piccole o grandi associazioni che tengono alta la fiaccola del pugilato in questi tempi così grami e difficili.

Essere campione d’Italia, pugilisticamente parlando, significa rappresentarla ai massimi livelli, con tutti gli onori e gli oneri che ciò implica.

Ma rassegnarsi alla disputa del massimi torneo nazionale in forma “mutilata” fa male a tutti.

Soprattutto a quella Nobile Arte nostrana che resiste aggrappata allo scoglio nel mare in tempesta e alza orgogliosamente la testa per continuare a respirare, nonostante tutto.

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