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 L’avversario per eccellenza del nostro Giacobbe Fragomeni il 36enne  massimo leggero di Varsavia  Krzysztof Wlodarczyk cercherà di diventare campione per la terza volta attraverso la semifinale  delle World  Super Series Boxing sabato  21 ottobre  quando affronterà il  titolare IBF  Murat Gassiev al  Prudential Center di Newark, nello stato di New York ..
"Diablo" nonostante la non più verde età, e qualche acciacco è convinto di essere il migliore della sua categoria  e affrontare il 23enne Gassiev ,imbattuto in 24 combattimenti ( 17 ko) , non lo preoccupa nemmeno un pò :

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"Chiunque mi  conosce  sa benissimo che  il 21 ottobre sarò nella massima forma-Ha detto Wlodarczyk. -Sono cosciente  di  quanto sia importante questo match ed è per questo che non sto svolgendo un allenamentoparticolarmente accurato . Questa lotta è per il mio patrimonio .Una vittoria può assicurarmi il lavoro futuro . Inseguo questa  opportunità dall’inizio del 2016  e  voglio  sfruttarla al massimo. Titolo e semifinale SuperSeries: la posta è grossa.
"Murat Gassiev è  giovane ,un forte combattente  molto dinamico, ma non è senza difetti. Ha battuto Denis Lebedev a Mosca, e devo rispettarlo, ma sto lavorando sodo con il mio allenatore per preparare per  Gassiev qualcosa che non si aspetta . Dicono  tutti che colpisce duramente, ma non può colpire più forte di me  .Quando non c'è niente da perdere, sono sempre il combattente migliore. Non sorprendetevi  se Gassiev si metterà  in difesa fin dall'inizio.e io lo incamzerò fintanto che non andrà giù. .Il messaggio ai miei sostenitori di tutto il mondo è che  credo in me stesso e che  batterò  il campione IBF . Farò  di tutto per portare in Polonia  il  Trofeo Muhammad Ali! "

PortacartelliRoundE’ vero, questo articolo inizia con l’idea che il lettore sia un femminista. Cosa significa in realtà essere femminista? Semplicemente essere sostenitore dell'idea che che gli uomini e le donne siano uguali e pertanto debbano avere gli stessi diritti legali e sociali.

Le stesse femministe sono in disaccordo su tante cose. Mi sembra corretto sottolineare che non esiste una definizione univoca della parola “femminismo”; ci sono diversi orientamenti teorici e politici del femminismo legati a storie e culture differenti. La definizione a cui mi piacerebbe far riferimento è quello di femminismo paritario, che deriva dalla prima ondata del movimento delle donne:  quello dell’emancipazione suffragista.

L’ideologia corrente nella società occidentale, che ha fatto propri gli assunti delle femministe, vorrebbe che i ruoli fossero nati da un’appropriazione, da parte del maschio, di compiti importanti e gratificanti: all’uomo la caccia, i commerci, le esplorazioni, lo scontro, la politica, l’arte e la cultura del piacere; per la sua compagna, invece , gli incarichi più subordinati, poveri, ripetitivi, scarsamente gratificanti. Il dolore e i rischi della procreazione, l’impegno continuo e costante dell’allevamento dei figli e le incombenze domestiche, noiose e umilianti.

Dopo gloriose battaglie, la donna si è conquistata l’uguaglianza e la parità, in tutti i campi: nel lavoro, dentro e fuori dalla casa, nei rapporti sessuali e affettivi, nella politica e nella società. Finalmente, alle soglie del terzo millennio, anche il piacere, appannaggio solo dell’uomo, è entrato nella vita quotidiana della donna.

Oggi la donna è uguale all’uomo, ha i suoi stessi diritti e compiti, s’inserisce nelle stesse attività del sesso forte, s’impegna in maniera egualitaria nella casa, sceglie se avere o no dei figli e quale ruolo esercitare nella loro educazione. Se guardiamo attentamente, però, queste recenti conquiste hanno risolto alcuni comportamenti dimenticandone altri. I problemi che per esempio oggi esistono nel rapporto di coppia, nella mediazione di separazione e divorzio, nell’educazione all’affettività, raccontano di un’ emancipazione ancora incompleta.

Questa emancipazione incompleta si riflette, a mio avviso, anche nell’ambito sportivo. La donna nello sport è sempre stata vista per molto tempo come anormale perché andava a contrapporsi all’immagine di donna curata e dedita alla famiglia. Ciò a portato così ad identificare la donna sportiva come un qualcosa di diverso dall’ordinario. Non a caso lo sport nasce per mettere in evidenza ed esaltare la virilità e la forza, da sempre riconosciute come qualità propriamente maschili. Scontato dire che i corpi maschili e i corpi femminili tendono ad avere differenze fisiche importanti: i primi sono più alti, più pesanti e più ampi dei corpi femminili, i livelli di testosterone maggiori, una capacità polmonare più ampia, una massa ossea più grande. Inutile sottolineare che il corpo maschile, con le sue caratteristiche, conferisce un vantaggio atletico.

La conseguenza di queste differenze è descrivere, ancora oggi, la donna che pratica sport come una donna virile che l’allontana dal concetto classico di femminilità , raffigurandola come un qualcosa di anormale. A questa conseguenza concreta s’aggiunge l’immagine di donna ideale veicolata dalla televisione, dalle riviste e dai media in generale, ancora troppo lontana dal modello di donna sportiva femminile forte e tenace a cui poco interessa l’apparire. Basta pensare ai concorsi di bellezza in cui lo stereotipo di femminilità proposto è, a mio avviso, ormai superato.

La verità quasi impercettibile ma condivisa è che negli ultimi vent’anni le abilità atletiche delle donne sono cresciute: basta guardare il basket, la pallavolo, il nuoto o lo stesso calcio. Penso sia necessario evidenziare questi cambiamenti anche attraverso la comunicazione, adeguandone i modelli femminili di riferimento. Ma perché ciò avvenga la società attuale ha bisogno di un gran numero di donne, unite nella convinzione che sia necessario un cambiamento del modello proposto.  Nel nostro ambiente pugilistico, per esempio, potremmo contribuire proponendo dei modelli maschili al posto del solito clichè della sculettante "numerina" portacartelli tra un round e l'altro. Che ne dite donne pugili?

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