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Le Olimpiadi di Amsterdam del 1928 sono considerate dagli storici importanti come quelle leggendarie di Roma 1960 ma devono essere ricordate soprattutto perché affermarono con tre ori e un bronzo l’alto valore della boxe italiana a livello mondiale.

Il Ferragosto del 1928 è legato strettamente anche a livello geo-politico con i risultati degli azzurri di pugilato. La “noble art” fu la disciplina che dominò nella formazione italiana, con tre medaglie d’oro, davanti alla scherma con due, al ciclismo e al canottaggio. A Milano, Orlandi e Toscani furono accolti da un migliaio di persone e il neo-presidente FPI, Carlo Carini, pronunciò un lungo plauso agli atleti davanti alle autorità cittadine. Anche Benito Mussolini, Capo del Governo e Primo Ministro, si dichiarò molto felice del successi italiani ma dopo pochi giorni dal rientro degli atleti convocò il presidente del Coni, Lando Ferretti, e lo sostituì con il commissario Augusto Turati. A dicembre, anche alla presidenza Fpi arrivò un commissario, ovvero l’ex presidente Giacomo Grassi...

Amsterdam accolse i Giochi del 1928 con difficoltà organizzative particolarmente gravi, perché il Comitato Olimpico olandese non era riuscito a completare il villaggio e molti atleti furono sistemati in alloggiamenti alternativi
L’Italia, ad esempio, fu ospitata sul piroscafo Soluto, alla fonda nel porto della capitale. L’edizione 1928 segnò il momento più alto del nostro dilettantismo e forse le tre medaglie d’oro conquistate in tale circostanza, analizzando bene i tempi, sembrano oggi luccicare ancor più di quelle conquistate nel 1960, a Roma. La squadra a disposizione del trainer Giuseppe Zanati si era allenata sulle rive del lago di Segrino, in provincia di Como, per rimanere vicina a Milano dove abitualmente si preparavano ben cinque degli azzurri. Il Commissario Tecnico era il noto arbitro Carletto Czerni e gli olimpionici erano i milanesi, di nascita o di residenza, Carlo Cavagnoli (mosca),Vittorio Tamagnini (gallo), Carlo Orlandi (leggero), Romano Caneva (welter), Piero Toscani (medi) e i romani Fausto Montefiore (piuma) e Domenico Ceccarelli(mediomassimi). Zanati era convinto di poter puntare almeno su di una medaglia d’oro, arbitri permettendo. Romano Caneva era la nostra punta di diamante. Ai Campionati d’Europa di Berlino, nel 1927, aveva dominato. La potenza incuteva timore agli avversari e risultò inspiegabile la sua eliminazione, al secondo turno, per mano del neo-zelandese Morgan (che poi vinse l’oro), contro il quale disputò un match senza nerbo. Cavagnoli, nei mosca, invece si comportò molto bene, guadagnando il bronzo e realizzando tre vittorie su quattro match. Avrebbe vinto anche con l’ungherese Kocsis in finale, se l’arbitro non avesse concesso un lungo conteggio al magiaro e una giuria distratta non l’avesse visto inspiegabilmente sconfitto. Montefiore perse con il piuma statunitense Devine e anche Ceccarelli fu subito estromesso per dal sudafricano McCorkindale .

Risultati immagini per Tamagnini, Orlandi e Toscani campioni olimpici 1928 PHOTOS

Nei pesi gallo, Vittorio Tamagnini (futuro campione europeo dei professionisti) fu un’autentica rivelazione. Il diciottenne di Civitavecchia battè il messicano Ortiz, l’inglese Garland, l’irlandese Traynor e il grintoso statunitense Deley, in una marcia fantastica che lo portò al più alto podio olimpico. Nei pesi leggeri, ancora l’oro per un diciottenne italiano, Carlo Orlandi, che nell’occasione fece anche strage di cuori femminili.Ricco di talento, implacabile nei colpi, il pugile di Porta Romana, una zona popolare di Milano, relegò ogni avversario al ruolo di sparring. La sua ascesa fu travolgente: lo spagnolo Sanz Jusa, il rumeno Brisset, il campione olimpico di Parigi, il danese Nielsen, l’americano Halaiko…Tutti s’inchinarono davanti a lui. Nella serata di gala, a chiusura dei Giochi, Guglielmina, la regina d’Olanda, volle ballare con lui e gli disse: - Difficilmente rivedremo un pugile bravo come voi!-.

Nei pesi medi, il terzo aureo successo. Lo conquistò il mancino Piero Toscani. In possesso di una scherma elegante, con la sua “danza” stordì lo svedese Kiallander, il duro tedesco Leizmann, il belga Stejvas, per confrontarsi nel match di finale con il ceko Hermanek, che possedeva un pugno micidiale e aveva battuto fior di campioni. Toscani, leggero e imprendibile, impartì una lezione di pugilato a Hermanek. Non meno importante fu il bronzo conseguito nei mosca da Carlo Cavagnoli.

Le olimpiadi si conclusero il 12 agosto  e il 15,dello stesso mese, vale la pena di  ricordare un titolo apparso  sul Chicago Tribune  ( Ma tutta la stampa americana   scrisse in modo entusiasta degli azzurri ) :

-I pugili italiani invincibili maestri di tecnica ad Amsterdam-.

Una menzione d’onore per un’Olimpiade in cui l’Italia si classificò prima nella classifica a squadre e fu proprio il pugilato a salvare il bilancio di una spedizione azzurra con pochi acuti.

Risultati immagini per Carlo Orlandi pugile Photos

Piero Toscani

di Gualtiero Becchetti


BarriosCintura(La "Hiena" all'apice della gloria)

Ha 42 anni la “Hiena”, quel Jorge Rodrigo Barros nato a Tigre, in provincia di Buenos Aires e che già dal nome della propria città natale, ad una trentina di chilometri dalla metropoli, aveva quasi un destino tracciato. Passato professionista nel 1996 come peso superpiuma, divenne in breve tempo un idolo del pubblico argentino, il quale non poteva non ammirare un guerriero come lui, che sul ring gettava una carica agonistica, una fame di vittoria, una resistenza al dolore che andavano quasi oltre i limiti dell’umano sino a rasentare la follia, l’insano piacere di soffrire più di quanto qualsiasi suo tifoso avrebbe mai preteso. In pratica, rimase imbattuto per ben sette anni (a parte una squalifica subita contro tal Domine, che poi mise ko al 2° round due mesi dopo, nel 1997). Ci volle un altro “kamikaze” del ring, l’imbattuto brasiliano Acelino Freitas, campione del mondo Wba/Wbo della categoria con 33 vittorie di cui 30 per ko, a costringerlo alla resa per kot al 12° round all’Arena di Miami nel 2004, mentre il match era in perfetta parità, al culmine di una delle più brutali sfide della storia della boxe; chi non l’avesse mai vista, é caldamente consigliato a farlo.
Poi la “Hiena” riprese il cammino, ma forse tanto di sé era rimasto, fisicamente e psicologicamente, tra le sedici corde della Florida. Batté ancora grandi rivali, s’arrampicò sulla cima del mondo nel 2005 sconfiggendo per la corona Wbo, sempre in Florida, lo statunitense Mike Anchondo per kot alla 4^ ripresa e difese la cintura qualche mese dopo, davanti ai connazionali “afecionados” di Cordoba, fulminando il portoricano Victor Santiago in due round e quindi al 1° round, a Los Angeles nel 2006, il magiaro Janos Nagy.
BarriosFreitas(Barrios  e Freitas) 

Poi fu battuto ai punti dal talentuoso dominicano Joan Guzman, il 16 Settembre dello stesso anno a Las Vegas, con una split decision che definire discutibile é poco. Provò ancora a riprendersi la cintura iridata nel frattempo tornata vacante. Erano trascorsi esattamente due anni, ma nella rovente Houston, in Texas, trovò all’angolo opposto quasi la sua fotocopia: il locale guerriero Rocky Juarez, che gli impose il kot all’11^ ripresa, quando le sorti del combattimento pendevano comunque di misura e a maggioranza a suo favore.
Barrios aveva 32 anni. Non molto per la boxe moderna. Ma la sua non era mai stata boxe moderna, bensì una guerra totale condotta con i guantoni alle mani e aveva già speso tanto, tanto…forse troppo. Vinse ancora tre combattimenti, l’ultimo dei quali il 1° ottobre 2010 contro il mancino colombiano Wilson Alcorro, a Corrientes, dove l’Argentina, l’Uruguay e il Paraguay si toccano.
Ma la sua vita era ormai a pezzi…
BarriosCarcere(Jorge Rodrigo Barrios arrestato)

Jorge Rodrigo Barros, infatti, alle 15.30 del 24 gennaio 2010, a Mar del Plata, aveva provocato la morte della ventenne Yamila Vanesa González, al sesto mese di gravidanza, e il ferimento di altre sei persone in un terribile incidente stradale, provocato dall’altissima velocità con cui viaggiava ma, ad aggravare ulteriormente il tragico evento, la successiva fuga…Presentatosi con un avvocato ad una centrale di Polizia alle 23.00, la “Hiena” venne arrestata per omicidio colposo, lesioni gravissime e omissione di soccorso. Nell’aprile 2012 venne riconosciuto colpevole e condannato a quattro anni di carcere, ma pochi giorni, versando una cauzione di 200.000 pesos (circa 6.000 euro), riacquistò la libertà condizionata. Nell’ottobre 2014, la Cámara de Casación di Buenos Aires ridusse di sei mesi la condanna, però stabilì che Barrios avrebbe dovuto passare almeno i ⅔ della pena tra le sbarrre e così avvenne.
La libertà arrivò nel febbraio 2017.
Il mondo cambia rapidamente oggigiorno e la vita di Rodrigo la “Hiena” era addirittura frantumata, quando si ritrovò di nuovo per le strade di Tigre. La famiglia praticamente non esisteva più e la moglie nemmeno in foto voleva vederlo per tante ragioni e quasi tutte dalla sua parte. Il figlio Mauro aveva cominciato a boxare, ma se l’ammirava e rispettava come pugile, non si può dire altrettanto come padre e come uomo. Forse oggi il triste guerriero non ha ancora pace, ma un domani disperso tra fitte nebbie e tanti peccati da scontare.
L’unico momento della vita in cui si é sentito felice e stato quello delle terribili battaglie e delle enormi sofferenze sul ring. Una sola volta é fuggito e ha scelto il momento peggiore per farlo: mentre una ragazza stava morendo sulla strada e tanti feriti le erano accanto.
Pochi giorni fa ha cercato Sergio “Maravilla” Martinez, il campione dei pesi medi che stava crescendo mentre lui stava tramontando. Ora é un promoter e a lui ha chiesto aiuto per tornare lassù, tra le corde.
Ha detto una frase densa di significato, la vecchia “Hiena”: “Nella boxe non c’é mai un’ultima speranza, perché ne esiste sempre un’altra in più”.

BarriosFiglio(La "Hiena oggi, insieme alla "Hienita)

Adesso, se “Maravilla” gli offrirà un braccio al quale appoggiarsi, Barrios dovrà sostenere tutte le visite mediche richieste dalla Federazione Argentina e ricevere una deroga, dal momento che sono passati otto anni dal suo ultimo combattimento. Forse gli verrà concesso, dal Consiglio Direttivo, di provarci ancora e dopo, in ogni caso, saranno i medici a stabilire se egli sia o meno in grado di battersi.
Da tempo, Jorge Rodrigo Barrios si prepara presso il Club Argüello Juniors di Córdoba ma, ricorda Roberto Rilo, presidente della Comisión de Boxeo Profesional, “Una cosa é l’allenamento, ma una cosa molto diversa é salire sul ring”.
Se ci riuscisse, ci sarebbero due Barrios contemporaneamente in attività: Jorge Rodrigo la “Hiena” e Mauro la “Hienita”. Padre e figlio.
Ma non é questo ciò che conta maggiormente, bensì che il feroce, indomito, spericolato guerriero di tanti anni riesca a sconfiggere i propri fantasmi, i propri innumerevoli rimorsi e a ricostruirsi un domani accettabile, proprio ripartendo da quel quadrato intriso di fatica e sofferenze. Il denaro è qualcosa in più, ma poco importante, perché imparagonabile a quello che entrò nelle sue tasche quando lui era “lui”.
Noi ci auguriamo e gli auguriamo che, insieme a “Maravilla”, riesca nell’intento di sentirsi ancora per un po’ pugile, purchè il prezzo da pagare non sia troppo alto e gli faccia voltare pagina.
La vita continua e, come egli ha già ampiamente sperimentato, spesso essa richiede persino più coraggio che attraversare dodici round galleggiando sul dolore.

Ecco. Sarebbe bello se Barrios trovasse finalmente quel coraggio.

https://gualtierobecchetti.wordpress.com/

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