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Obbadi fa i guanti

(Comunicato stampa) - Venerdì 26 aprile alla Tuscany Hall di Firenze, l’ex campione dell’Unione Europea dei pesi mosca  Mohammed Obbadi affronterà il nicaraguense Jerson Larios sulla distanza delle 6 riprese nel corso della manifestazione organizzata dalla Opi Since 82, da Matchroom Boxing Italy e dal servizio streaming DAZN che la trasmetterà in diretta. Nato a Casablanca, in Marocco, il 29 settembre 1993, alto 168 centimetri, residente da molti anni a Cascina, vicino Pisa, Mohammed Obbadi ha sostenuto circa 70 match nel pugilato olimpico vincendo per tre volte il Guanto d’Oro e indossando la maglia azzurra. Ha debuttato tra i professionisti nell’aprile 2015 ed oggi ha un record di 18 vittorie, 12 prima del limite, e 1 sconfitta. Nel 2016 e nel 2018 ha vinto il titolo dell’Unione Europea dei pesi mosca. Nella riunione del 26 aprile esordirà con i colori della Opi Since 82. Professionista dal maggio 2016, Jerson Larios ha sostenuto 11 incontri, tutti in Nicaragua: 7 vinti e 4 persi.

Mohammed, come ti sta preparando per il match del 26 aprile?

“Mi preparo con l’ex campione d’Europa dei pesi welter Leonard Bundu all’Accademia Pugilistica Fiorentina. E’ il mio allenatore da circa un anno e sarà al mio angolo, per la quarta volta, alla Tuscany Hall. Dopo essere stato un grande pugile Leonard è diventato un grande tecnico. Faccio la spola tutti i giorni tra Cascina e Firenze. Allenandomi ed avendo combattuto a Firenze, ho un buon numero di tifosi e sono sicuro che saranno tutti presenti alla Tuscany Hall. Molti verranno anche da Cascina, dove abito da quando avevo 10 anni. La sfida del 26 aprile mi serve per tornare sul ring dopo quattro mesi. Sono abituato a combattere spesso: nel 2018 ho combattuto 5 volte, come nel 2016. Mi alleno sempre, la boxe è il mio lavoro a tempo pieno.”

Chi è il tuo idolo nella boxe?

“Mi è sempre piaciuto Ray Leonard, leggendario campione americano degli anni 70 e 80 del secolo scorso che ho scoperto grazie ad internet. Non cerco di somigliargli, come non provo a somigliare a nessun altro grande campione. Mi considero un pugile tecnico, ma nell’ultimo anno ho imparato anche ad andare di più all’attacco e sono pronto a sostenere una battaglia a viso aperto.”

Finora chi è stato il tuo avversario più difficile?

“Il nicaraguense Cristofer Rosales che ho affrontato per il vacante titolo internazionale dei pesi mosca WBC il 21 ottobre 2017 a Pordenone. Al termine del sesto round mi sono ritirato. L’ho affrontato troppo presto, aveva molta più esperienza di me ed era chiaro che non avrei vinto quel match. Infatti, sei mesi dopo, in Giappone, Rosales è diventato campione del mondo dei pesi mosca WBC battendo per KO tecnico al nono round l’idolo di casa Daigo Higa.”

Nella manifestazione del 26 aprile gli organizzatori proporranno tre combattimenti con un titolo in palio: Fabio Turchi (16-0) sfiderà il finlandese Sami Enbom (18-2) per il vacante titolo internazionale dei pesi massimi leggeri WBC, Orlando Fiordigiglio (30-2) affronterà l’olandese Stephen Danyo (15-2-3) per il vacante titolo internazionale dei pesi superwelter IBF e il campione Silver dei pesi welter WBC (ad interim) Alessandro Riguccini (22-0) difenderà la corona contro il messicano Ivan Alvarez (28-9-1).   

Inoltre, saliranno sul ring anche Emanuele Blandamura (28-3), Devis Boschiero (46-6-2), Matteo Signani (27-5-3) e Mirko Natalizi (4-0) I nomi dei loro avversari saranno comunicati nei prossimi giorni.

I biglietti sono in vendita presso TicketOne.it e BoxofficeToscana.it. Questi i prezzi: 55 Euro per il bordoring, 44 Euro per la platea e 33 Euro per la galleria. Si prevede il tutto esaurito.

ChavezYessica

E’ una grande. Anzi, una grandissima! L’ennesimo frutto dell’immenso, prezioso e inestinguibile (speriamo…) pugilato messicano, in cui i tanti campioni avvicendatisi nella storia della boxe si sono spesso intrecciati e sovrapposti, creando inevitabilmente la leggenda del ring atzeca, costituita di incredibili guerrieri e straordinari artisti, ma spesso di entrambi in una sola persona.

Si chiama Yessica Chavez (30-4-3; 4 ko), é divenuta campionessa mondiale “vera” la prima volta otto anni fa, benché ora abbia appena 29 anni, ma ha debuttato tra le “prize fighter” a soli sedici anni e a diciannove già si batteva per la cintura iridata ad interim Wba delle minimosca, quand’era ancora apparentemente piccola e fragile come una libellula.

Oggi la ragazza di Città del Messico, detentrice del titolo mondiale Diamond Wbc delle mosca, viene chiamata dagli appassionati “Kika”, in segno di rispetto. Già, così come  suo padre Juan Manuel Chavez, indio di Ecatepec, che nel 1997 fu iridato Wbf dei supergallo ed era per tutti "Kiko".

Yessica, dalle nostre parti, la si ricorda per avere sconfitto ai punti per DT, nel 2015 a Città del Messico. la nostra indimenticata e sino ad oggi ineguagliata Simona Galassi.

"Kika" Chavez ha confessato che non pensava, da piccola, di praticare il pugilato e di avere fatto tale scelta solo per attirare l’attenzione di un padre che sentiva troppo lontano. Poi, con il passare del tempo e l’avvicinamento a papà, cominciò a radicarsi in lei la passione per la Noble Art. In fondo, come spesso accade anche nelle famiglie più normali, la ragazzina era gelosa del fratello Enrique, a cui l’ex iridato sembrava riservare le maggiori attenzioni proprio perché voleva diventare pugile e in effetti ci provò, ma con risultati molto modesti che causarono un rapido addio al ring.

“Kika” entrò allora nella palestra del padre, ma questi l'allontanò perchè non vedeva di buon occhio il pugilato femminile e le disse che non era un’attività adatta a lei, fragile com’era. Yessica tornò a casa a giocare con la Barby, ma furiosa e umiliata scatenò l’inferno con la mamma, tanto che la povera donna si pose quale intermediaria con il marito affinché accettasse la figlia in palestra, per porre fine alle sue interminabili e roventi rimostranze. Più rassegnato che convinto, “Kiko” alzò bandiera bianca, però le pose regole ferree: allenamenti durissimi e senza alcuna lamentela, disciplina ferrea e l’accettazione del ruolo di “figlia del maestro” e quindi la responsabilità di essere un esempio per tutti gli altri atleti.  

La “bimba” non lo deluse. Anzi! Più faticava, più soffriva, più stringeva i denti e più il pugilato riempiva il suo cuore. Nonostante il duro allenamento, Yessica lo ringraziò per questo modo di essere, perché, lungi dal scoraggiarla, papà le insegnò ad amare la boxe ancora di più.

Oggi, a tanti anni di distanza, é ormai una delle star planetarie della boxe femminile, ma Yessica Chavez sostiene di amare ogni giorno di più ciò che fa e che tra le sedici corde vive i momenti migliori dell’ancora verde esistenza. E il padre? E’ ora tutt’uno con “Kika”, la quale gli é sommamente grata per averle imposto regole severissime, unico e vero segreto dei risultati conseguiti.

Il prossimo 27 Aprile l’attende l’ennesima, temibile sfida. Salirà tra le supermosca per dare l’assalto al campionato del mondo Wbc detenuto da un altro “monumento” messicano: la 27enne Guadalupe “Lupita” Martinez (18-9-0; 6 ko), alla terza difesa. Il derby avrà luogo al Centro Regional de Deporte de Las Américas di Ecatepec, la città originaria del padre.

Ce la farà anche stavolta la ragazza che ha conquistato il mondo per potere conquistare il padre? Difficile dirlo ma, in ogni modo, la storia di Yessica “Kika” Chavez meritava di essere raccontata.

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