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Comunicati Stampa

 

LocatelliAndrea

Care amiche e cari amici,
quindici tappe per oltre 8.000 chilometri: Bologna, Padova, Milano, Palermo, Lamezia, Napoli, Firenze, Assisi, Roma, Andria, Pescara, Ancona, Torino, Genova, Cagliari. Una fatica e una gioia, perché incontrarvi è stato bello ed istruttivo. Siete venuti in tanti e a volte in pochi, ma non posso che esservi comunque grato per avermi ascoltato ed avermi parlato, perché capisco come sia stato difficoltoso sottrarre tempo e denaro alle esigenze della vita quotidiana. Attraverso questo viaggio e le chiacchierate dirette o telefoniche che sono seguite, ho avuto conferma dell’enorme passione che vi anima ancora nonostante le difficoltà, le frustrazioni e talvolta il senso di abbandono che dovete sopportare per tenere in vita le vostre società, per accogliere i ragazzi che vengono nelle palestre a cercare risposte sportive e spesso umane, per far sì che nell’indifferenza di troppi la Noble Art mantenga la testa alta, nonostante tutto.
Vi ho parlato dei miei progetti e non dei miei sogni, poiché è giunta l’ora della concretezza. Non è più il tempo di belle parole ed illusioni. Dal più scarso dei ragazzi che indossa i guantoni per la prima volta sino ai campioni in canottiera azzurra o a torso nudo, tutti hanno l’assoluto bisogno di vedere un futuro, uno sbocco, un motivo per cui valga la pena salire sul ring.
La strada è sempre lunga e difficile per tutti nella boxe, ma almeno vorrei renderla più agevole e serena.
Uniti nel destino dei pugili ci sono i tecnici, giovani o anziani, ai quali si deve spesso la creazione delle società e delle palestre, sostenuti da altrettanti presidenti e consiglieri incredibili per come lavorino nell’ombra, con impegno e modestia. Mi avete raccontato mille storie di fatiche e di tribolazioni durante i nostri incontri, di quanti e quali problemi vi portate purtroppo sulle spalle per tirare avanti, coinvolgendo talvolta persino le vostre famiglie. Ciò mi ha rafforzato nella convinzione di respingere anche la semplice ipotesi che tra di voi non ci sia nessuno in grado di guidare la squadra azzurra. L’Italia è stata sin dalla nascita del pugilato moderno un punto di riferimento nel mondo, tecnicamente e moralmente. Oggi sta vivendo un momento molto difficile, ma io credo che proprio il coraggio con cui lo state affrontando riconfermi il vostro assoluto valore, perché non è da tutti restare a galla durante le peggiori tempeste.
Per la Nazionale italiana un allenatore italiano, senza “se e senza “ma”, coinvolto in un progetto che faccia sentire ciascuno di voi partecipe delle avventure europee, mondiali ed olimpiche della nostra squadra, all’insegna di un principio elementare nelle scelte da operare: il merito di ogni atleta, indipendentemente dalla provenienza e dai colori che indossa, e l’impegno di colui che l’ha accompagnato sin da primi passi, il suo maestro!
Mi sono presentato a voi, illustrando il mio curriculum professionale. Il pugilato è entrato nella mia vita di appassionato e di manager sportivo da circa trent’anni. Sapete bene che la carriera del compianto Giovanni Parisi, i Mondiali dilettanti di Milano, le Wsb, moltissimi interventi televisivi sono il frutto dell’impegno e della professionalità che ho cercato di mettere al servizio della boxe. Senza visibilità, denaro, sponsor, attenzione di TV e giornali oggi è impossibile costruire un domani migliore. Non ho la bacchetta magica, non so fare miracoli, ma tutto ciò che potrò fare lo farò, con il medesimo entusiasmo e l’identica dedizione con cui ho lavorato anche per altri sport e con frutti che sono sotto gli occhi di tutti.
Il cammino non sarà né breve né facile, ma se ho deciso di candidarmi alla presidenza della Fpi è perché voglio affrontare e vincere una sfida difficile e per questo entusiasmante. Proprio come accade ai pugili sul ring.
Il mio desiderio più grande sarebbe, come vi ho detto anche durante le assemblee, contribuire con voi alla riscossa del pugilato italiano nella sua totalità, perché la boxe è una sola, maschile e femminile, dallo school-boys al professionista, senza compartimenti stagni e barriere inutili.
Nei prossimi giorni avrete modo di riflettere, soppesare e valutare se sono credibile per diventare il nuovo presidente della Fpi.
Se mi darete fiducia, ce la metterò tutta.
Credo che la storia della boxe italiana abbia ancora tante bellissime pagine che devono essere scritte. Lo faremo insieme, spero!


Con amicizia e stima.


Andrea Locatelli

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa che Carlo Nori,
Direttore generale Lega Pro Boxe dal 2010 al 2012
e Presidente Lega Pro Boxe dal 2014 al 2016, ha scritto
in risposta alle affermazioni di Vittorio Lai
nel suo ultimo intervento su questo sito

 

 

Caro Vittorio,

vorrei rispondere punto per punto alle tue osservazioni, contenute nel comunicato stampa pubblicato da Boxeringweb il 14 febbraio scorso, per fare chiarezza sull’operato della Lega Pro Boxe.

Sarebbe oltremodo riduttivo limitarsi al numero degli incontri titolati, che gli organizzatori affiliati alla Lega Pro Boxe hanno realizzato in Italia grazie al fattivo supporto dell’Associazione che ho avuto l’onore di presiedere.

I meriti vanno ben oltre considerato che, contrariamente al passato, l’attività è stata non solo più intensa ma coordinata e pianificata, consentendo maggiori certezze e soprattutto la riduzione di quei fenomeni di cancellazione/rinvio che rappresentavano una delle maggiori criticità.

Tale fenomeno non è stato azzerato ma fortemente ridimensionato.

Peraltro, ritengo che la necessità di coordinamento e di più efficace pianificazione rappresenta una necessità urgente non solo per il settore professionistico ma anche e soprattutto per l’attività di base (AOB), che mi auguro possa superare uno stato di precarietà ormai molto diffuso.

Per quanto attiene alla questione del rapporto con le televisioni ed in particolare alla questione del budget dedicato dalle tv al pugilato, ti confermo che nel 2016 abbiamo subito un forte calo di fatturato e che peraltro, tale infausta circostanza coinvolge non solo il settore professionistico ma purtroppo, come certamente saprai, anche le iniziative promosse dalla Federazione in un difficile rapporto con la Rai.

Tuttavia ci tengo a precisare che le ragioni di questa difficoltà non sono riconducibili a ciò che tu sostieni con consueta superficialità.

Il budget delle televisioni e quindi le decisioni riferite all’entità degli investimenti non sono così fortemente condizionati al fenomeno dei rinvii e alla conseguente mancanza di certezze riferite ai palinsesti televisivi, fenomeno peraltro in sensibile riduzione, come sopra anticipato, ma ad una sempre più ridotta disponibilità dei soggetti televisivi ad investire nel nostro sport.

Ciò rappresenta tra i tanti problemi uno dei principali aspetti per i quali la Federazione dovrà strutturarsi adeguatamente. In questo senso mi auguro che, insieme al mondo professionistico ed analogamente all’attività dilettantistica, la Federazione possa individuare soluzioni qualitativamente e quantitativamente di maggior rilievo.

E’ vero che nel 2016 abbiamo purtroppo subito una flessione della capacità organizzativa da parte degli organizzatori affiliati alla Lega Pro Boxe. Certamente saprai che a più riprese ho segnalato questa criticità chiedendo un sostegno alla Federazione.

A questo proposito per tua opportuna conoscenza allego una tabella sintetica che riassume gli eventi promossi dalla Lega Pro Boxe trasmessi in televisione in questi anni, compreso il 2016.

Quanto al tema della qualità degli incontri proposti, mi corre l’obbligo di ricordarti che a parte alcuni rari episodi, nel complesso abbiamo proposto incontri di ottimo livello, in particolare con riferimento alla maggior parte dei Titoli Italiani. La stessa Rai, fino a quando il proprio budget lo ha consentito, ha mantenuto un rapporto costante nel tempo. Non sarebbe stato possibile se non avesse apprezzato la qualità della proposta.

Quanto al grande supporto delle associazioni dilettantistiche ti confermo che, queste ultime sono state fondamentali nella realizzazione delle cosiddette riunioni miste, certamente di grande aiuto nell’incrementare l’attività, purtroppo ridotta dei pugili pro.

Tale relazione la reputo un fatto molto positivo, a patto che sia svolta nella correttezza di rapporti reciproci e certamente in questo senso c’è ampio spazio di miglioramento.

Quanto alle “voci” che ti sono giunte, riguardo a crediti che gli organizzatori vantano nei confronti della Lega, ho già detto, senza negare questo elemento, che le difficoltà e gli investimenti fatti e poi persi in ragione del dietrofront dell’AIBA, sono in capo ai Soci della Lega stessa: gli Organizzatori.

I Soci della Lega Pro Boxe, rappresentano una delle componenti che vanno maggiormente seguite all’interno di un programma di crescita che, mi auguro possa essere sviluppato dalla Federazione oggi che la stessa AIBA ha fortunatamente riconsiderato il rapporto con il professionismo.

Gli attuali e i futuri organizzatori professionisti infatti non devono essere visti come gli “aguzzini ” del pugilato, considerato che, purtroppo, sempre più spesso sono chiamati a rischiare in proprio in un contesto di mercato tutt’altro che favorevole.

Come spesso ricorda il mio amico Andrea Locatelli, candidato alla Presidenza FPI la “caricatura” di antica memoria dei “magnager” e dei “prenditori” è riconducibile eventualmente ad un passato che non c’è più e non certo al presente considerato che, al momento non c’è più niente né da “magnà” né da “prendere”.

La vera sfida è quella di ricreare le minime condizioni di mercato per consentire ai pugili di poter svolgere un’attività professionistica degna di tale nome.

L’ultima risposta che ti devo è relativa al discorso dei contributi ricevuti dalla FPI.

In questo quadriennio (2013/2016), il contributo della Federazione, escluse le affiliazioni e le tasse generate dal professionismo stesso, è stato pari a 67.000 euro, di cui 5.000 ancora da ricevere, equivalenti a circa 16.000 euro/anno.

Francamente non mi sembra un grande aiuto!

Cordialmente

Carlo Nori

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